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Cina, stretta sulle Ipo estere delle Big tech: il governo teme la “fuga” di dati

Nuove norme in vigore dal 15 febbraio; sotto scrutinio anche le quotazioni dei gruppi dell’editoria. E da marzo più controlli sugli algoritmi di intelligenza artificiale che suggeriscono le notizie online

04 Gen 2022

Patrizia Licata

giornalista

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La Cina ha annunciato le nuove regole per le quotazioni delle Big tech nazionali sui mercati esteri, un giro di vite che colpisce gruppi come Alibaba e Bytedance (TikTok). Pechino formalizza così una maggiore vigilanza sulle piattaforme digitali imponendo a quelle che hanno più di un milione di utenti di sottoporsi a uno scrutinio di cybersicurezza prima delle Ipo estere. L’annuncio arriva dalla Cyberspace administration of China (Cac) e le regole entreranno in vigore il 15 febbraio.

Con le quotazioni sui listini esteri, ha indicato l’ente in una nota, esiste un rischio che le infrastrutture di informazione strategiche, i dati rilevanti e grandi quantità di informazioni personali possano essere compromessi, controllati o usati da governi esteri per scopi che arrecano danno alla Cina.

“Salva” la piazza di Hong Kong

La Cac non ha specificato se le nuove regole si applichino anche alle aziende che vogliono quotarsi a Hong Kong. Ma gli esperti di settore sentiti da Reuters pensano che la città-stato sia esclusa dalla stretta regolatoria, e quindi venga equiparata di fatto a territorio della Cina.
I colossi del digitale che vorranno quotarsi a Hong Kong potranno probabilmente farlo senza l’ulteriore scrutinio di cybersicurezza e ciò aprirebbe la strada a più operazioni sulla piazza di Hong Kong a scapito dei listini statunitensi.

L’ente del governo cinese non ha per ora chiarito se le norme saranno retroattive o si applicheranno solo, come sembra più probabile, alle nuove operazioni.

Impatto sulle aziende dei dati

La Cac aveva preannunciato la stretta regolatoria a luglio. Le norme definitive hanno ristretto l’impatto dei provvedimenti ai gruppi che forniscono servizi di informazione, elaborano dati che hanno una rilevanza per la sicurezza nazionale o piattaforme online che possiedono dati di più di 1 milione di utenti.

Tuttavia al momento Pechino non ha specificato il tipo di aziende obbligate a sottoporsi ai controlli sulla cybersecurity e questa ambiguità sarà un problema per i gruppi che operano su più canali nell’economia digitale cinese.

Più controlli sull’AI e i fornitori di notizie

Il giro di vite della Cac non termina qui: l’amministrazione cinese per il cyberspazio ha detto che dal 1 marzo entreranno in vigore anche le nuove regole sull’uso degli algoritmi di intelligenza artificiale che suggeriscono contenuti online. L’obiettivo è controllare gli editori che usano la tecnologia per diffondere informazione. Le regole danno anche diritto all’utente di escludersi da questo servizio di raccomandazione delle news se lo desiderano.

Il governo cinese ha anche imposto una supervisione dei regolatori sulle Ipo delle aziende che operano in settori ritenuti sensibili, come l’editoria online e offline. 

Alla fine del 2020 Pechino ha bloccato l’Ipo di Ant group, braccio fintech di Alibaba, e ordinato lo spezzatino del colosso digitale.

Da oltre un anno la Cina ha cambiato registro sulle grandi aziende della tecnologia: dopo averne favorito l’espansione ha optato per un giro di vite, preoccupata per il forte potere di mercato e l’accentramento di molteplici attività che ostacolerebbe l’innovazione. Pechino teme anche il controllo sui dati che questi colossi hanno e la possibilità che tali dati finiscano nelle mani dei governi esteri, soprattutto degli Stati Uniti.

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