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TRADE WAR

Huawei, 130 aziende americane chiedono di continuare a fare business

Il dipartimento del Commercio Usa sta ricevendo decine di richieste da imprese nazionali che vogliono l’autorizzazione speciale per vendere prodotti al gruppo cinese. Ma la posizione di “default” è negare ogni licenza

28 Ago 2019

Patrizia Licata

giornalista

Il dipartimento del Commercio americano ha ricevuto più di 130 richieste di autorizzazione a vendere prodotti a Huawei da parte di aziende statunitensi, in linea con quanto esige il “bando” imposto sul vendor cinese. Lo riporta Reuters sulla base di fonti confidenziali. Nessuna licenza è stata finora concessa: il processo di autorizzazione è lungo e complesso ma, soprattutto, la posizione di default è di respingere ogni richiesta di autorizzazione.

Da quando, lo scorso maggio, l’amministrazione Trump ha inserito ufficialmente Huawei nella lista nera dei partner commerciali le aziende Usa che vogliono vendere al gruppo di Shenzhen devono prima passare attraverso un processo di autorizzazione del dipartimento del Commercio.

A luglio, secondo quanto reso noto dal segretario al Commercio Wilbur Ross, il numero di richieste di aziende americane desiderose di proseguire i rapporti commerciali con Huawei ammontava a 50. Un portavoce del Commerce Department ha fatto sapere adesso che il vaglio delle richieste è ancora “in corso”, ma vista la posizione ufficiale dell’amministrazione Trump è chiaro che la scelta è di non concedere licenze e cercare invece una soluzione complessiva favorevole agli Stati Uniti.

In questa ottica si colloca anche la recente tregua al bando data dal dipartimento del Commercio, una “Temporary general license” che estende per ulteriori 90 giorni la possibilità per le aziende americane di rifornirsi dal gigante cinese. Dopo il bando, Trump aveva infatti deciso di attuare lo stop a ogni rapporto commerciale di Huawei con le aziende Usa dal 19 agosto e ha poi deciso per un’ulteriore estensione. Dopo, senza un accordo, Huawei non potrà comprare niente in America – tranne che dalle aziende che avranno ottenuto una speciale autorizzazione (come quelle già richieste al dipartimento del Commercio).

La tregua concessa da Trump permette a Huawei di onorare contratti già in essere, spesso con aziende delle telecomunicazioni locali, che coprono i servizi Tlc in aree rurali della fascia centrale e meno densamente popolata degli Stati Uniti e il cui business sarebbe seriamente colpito da un improvviso venir meno delle forniture cinesi.

Trump ha detto che la tregua concessa a Huawei non è il primo atto di un disgelo che potrebbe portare alla fine del “ban” e che resta valida la sua posizione: per il presidente degli Stati Uniti l’azienda cinese rappresenta un rischio per la sicurezza nazionale. Gli Usa sostengono anche il vendor fornisca dispositivi e apparecchiature di rete che possono essere usati dalla Cina per spiare gli americani.

Huawei ha sempre respinto le accuse e chiesto una soluzione definitiva alla trade war che sgombri il campo dalle questioni “politiche”. All’indomani della proroga concessa dal Dipartimento del Commercio Usa, l’azienda cinese ha dichiarato: “Huawei si oppone alla decisione del dipartimento del Commercio Usa di aggiungere ulteriori 46 filiali alla cosiddetta Entity List. La decisione, in questo particolare momento, ha motivazioni politiche e non ha nulla a che vedere con la sicurezza nazionale. Tali azioni violano i principi di base della competizione sul libero mercato e non rispondono all’interesse di nessuno, neanche a quello delle aziende statunitensi. I tentativi di danneggiare Huawei non aiuteranno gli Stati Uniti a raggiungere la leadership tecnologica”.

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