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IL CASO

Huawei, 75 miliardi di aiuti di Stato. L’azienda smentisce: “Notizie false”

Secondo il Wall Street Journal i benefici ricevuti da Pechino, tra sgravi fiscali e prestiti agevolati, avrebbero messo la compagnia in una posizione più forte rispetto ai concorrenti. Ma il gruppo di Shenzhen replica: “Il successo è il risultato di 30 anni di grandi investimenti in ricerca e sviluppo”

27 Dic 2019

Patrizia Licata

giornalista

Huawei ha ricevuto 75 miliardi di dollari in aiuti di Stato dal governo cinese durante gli anni che hanno portato la società di Shenzhen a diventare un colosso mondiale delle telecomunicazioni. Lo scrive il Wall Street Journal in un’inchiesta che fornisce i dettagli del sostegno – in diverse modalità – fornito dalla Cina a Huawei: secondo quanto sostiene il quotidiano finanziario, l’azienda cinese ha ricevuto, in particolare, 46 miliardi di dollari nella forma di prestiti e altre agevolazioni sul credito e ha goduto 25 miliardi di sgravi fiscali. Tali aiuti di Stato hanno permesso a Huawei, scrive il WSJ, di premere l’acceleratore sulla sua attività di ricerca e sviluppo tecnologico e sull’espansione delle vendite internazionali, portandola a competere con i giganti globali delle Tlc su dispositivi mobili, attrezzature di networking, software di rete e altre tecnologie fondamentali, incluse quelle che ruotano intorno alle comunicazioni mobili 5G.

Immediata la replica di Huawei: “A seguito dell’articolo pubblicato dal Wall Street Journal il 25 dicembre 2019, Huawei conferma che lo stesso è basato su informazioni false e conclusioni affrettate, non corrette. Il servizio giornalistico – afferma la nota di Huawei – è una pura speculazione sullo sviluppo che ha portato Huawei ad essere la società che è oggi. Il successo di Huawei è il risultato di 30 anni di grandi investimenti nella ricerca e sviluppo, di lavoro e dedizione alle esigenze dei suoi clienti, di attenzione per i suoi 190 mila dipendenti, questa è la verità”. L’azienda da sapere inoltre che “Il rapporto di Huawei con il governo cinese non è diverso da quello di qualsiasi altra società privata che opera in Cina. Come altre aziende tecnologiche in Cina, comprese quelle provenienti dall’estero, Huawei ha policy interne che permettono di ottenere un certo sostegno da parte del governo cinese. L’impresa non ha mai ricevuto alcun trattamento aggiuntivo o speciale”. 

I calcoli del Wall Street Journal

Huawei definisce gli aiuti di Pechino “limitati e non materiali” e in linea con il sostegno che lo Stato cinese accorda usualmente alle aziende e startup tecnologiche.

Tuttavia, secondo il WSJ, Huawei ha ricevuto aiuti massicci: ai calcoli su agevolazioni fiscali e finanziamenti il quotidiano aggiunge anche 2 miliardi di dollari per sconti sulle locazioni commerciali su terreni demaniali e 1,6 miliardi di dollari di erogazioni a fondo perduto per arrivare all’esorbitante cifra di 75 miliardi di dollari. La testata americana afferma di aver effettuato i suoi calcoli dopo aver passato in rassegna una serie di documenti pubblicamente disponibili su prestiti, finanziamenti, sgravi fiscali e altri dettagli finanziari relativi a Huawei. I giornalisti del WSJ hanno messo a confronto le tasse effettivamente pagate da Huawei con quelle che avrebbe pagato senza gli incentivi. Non hanno invece incluso nel calcolo altre forme di sostegno cui Huawei ha potuto ricorrere, tra cui sgravi fiscali sulle assunzioni e sulle tasse di proprietà, acquisto di materie prime a prezzi agevolati e deduzioni sulle spese in ricerca e sviluppo.

Il WSJ porta alcuni esempi per illustrare come gli aiuti a Huawei siano stati enormi se paragonati a quelli ottenuti da rivali del networking di altri paesi. Per esempio, gli aiuti di Pechino a Huawei tra il 2013 e il 2018 sono stati 17 volte più grandi di quelli ottenuti da Nokia in Finlandia. Sicuramente il Pil cinese è nettamente maggiore di quello finlandese: nel 2013 era di 34 volte più grande e cinque anni dopo il divario si era allargato, con il Pil della Cina a 13,4 trilioni di dollari Usa contro i 274 miliardi di dollari del Pil finlandese. Ma il WSJ sottolinea comunque che la quantità di soldi che Pechino spende per le sue imprese resta impressionante. Il risultato è che Huawei ha potuto non solo facilmente finanziare la sua crescita ma anche fornire i suoi prodotti e servizi a prezzi inferiori di circa il 30% rispetto a quelli dei concorrenti.

WSJ parla anche di altri aspetti, tra cui i prestiti agevolati concessi dalle banche cinesi controllate dallo Stato sia a Huawei che ai suoi clienti. A condizione, appunto, che assumessero Huawei come fornitore. Un esempio citato dal giornale è il contratto assegnato a Huawei per realizzare una rete di sorveglianza nella capitale pakistana Islamabad dopo che una banca cinese ha concesso al Pakistan un prestito a condizioni favorevoli purché scegliesse il fornitore cinese. Il WSJ cita come fonte un rapporto dell’ambasciata cinese in Pakistan.

La questione del 5G

Le cifre fornite dall’inchiesta del WSJ sono state ribattute dalla stampa americana: molte testate dichiarano di non essere stupite dall’interesse, più o meno coperto, da parte del governo cinese di far emergere un colosso delle Tlc capace di competere con rivali globali del peso di Apple e Samsung per quanto riguarda i dispositivi hardware.

Ma è soprattutto sulle tecnologie di rete mobile che Huawei è emersa come colosso globale in concorrenza con l’americana Cisco e le europee Nokia e Ericsson e si è imposta anche come fornitore per le nuove reti 5G. Proprio sulle reti mobili di nuova generazione, destinate a far viaggiare volumi massicci di dati e a connettere attività industriali e strategiche, si concentrano oggi i timori di molti governi occidentali, a partire da quello statunitense. Washington, come noto, accusa Huawei di avere stretti legami col governo cinese e di consentire coi suoi prodotti lo spionaggio di Pechino e ha varato un “bando” contro il vendor cinese, estromettendolo dai rapporti commerciali con i fornitori tecnologici americani e dalla partecipazione alla costruzione delle reti 5G negli Stati Uniti. In Italia il Copasir ha definito fondate le preoccupazioni circa l’ingresso delle imprese cinesi nella realizzazione delle nuove retie ha sottolineato “la possibilità di limitare i rischi anche attraverso provvedimenti nei confronti di operatori i cui legami, più o meno indiretti, con gli organi di governo del loro Paese appaiono evidenti”.

La replica di Huawei

“Wall Street Journal è un media professionale, quindi la domanda plausibile è quali siano le motivazioni e le finalità nella pubblicazione di questo articolo”, si legge nella nota diffusa da Huawei in risposta all’inchiesta del WSJ. “Huawei è una società interamente privata e di proprietà dei suoi dipendenti. Nel corso degli ultimi 30 anni, ha investito tra il 10% e il 15% delle entrate annuali in Ricerca e Sviluppo. Gli investimenti in Ricerca e Sviluppo negli ultimi dieci anni ammontano complessivamente a quasi 73 miliardi di dollari, solo nel 2018, la sua spesa in R&D ha raggiunto i 15 miliardi di dollari, portando Huawei al quinto posto nel mondo per investimenti in Ricerca e Sviluppo, tutto questo secondo la classifica 2018 di “EU Industrial R&D Investment Scoreboard”. Questo fatto pone Huawei al di sopra di player come Cisco, Nokia, ed Ericsson, classificate rispettivamente al 25esimo, 27esimo e 43esimo posto. Dal 2009 al 2019, Huawei ha investito oltre 4 miliardi di dollari sul 5G. Questo valore è più del totale degli investimenti sul 5G di tutti i principali fornitori tecnologici negli Stati Uniti e in Europa messi insieme. Questo massiccio investimento ha guidato l’innovazione e lo sviluppo di Huawei, ed è un fattore chiave del suo successo”.

L’azienda cinese continua sottolineando che “Il rapporto di Huawei con il governo cinese non è diverso da quello di qualsiasi altra società privata che opera in Cina. Come altre aziende tecnologiche in Cina, comprese quelle provenienti dall’estero, Huawei ha policy interne che permettono di ottenere un certo sostegno da parte del governo cinese. L’impresa non ha mai ricevuto alcun trattamento aggiuntivo o speciale. Il capitale circolante proviene principalmente dalle sue operazioni commerciali e dal finanziamento esterno piuttosto che dalle sovvenzioni governative. Negli ultimi 10 anni, il 90% del capitale circolante proviene dalle operazioni commerciali. Il finanziamento esterno di Huawei segue tutte le regole di mercato e il suo costo del debito si allinea con gli standard di mercato”.

Huawei chiarisce che “ogni azienda tecnologica che opera in Cina ha diritto a determinate sovvenzioni da parte del governo, purché soddisfino determinate condizioni, incluse le aziende di tecnologia che provengono da oltreoceano. Le sovvenzioni fornite alle aziende di tecnologia sono utilizzate principalmente per sostenere i programmi di ricerca e Huawei richiede queste sovvenzioni governative proprio come qualsiasi altra società. Come l’articolo del WSJ sostiene, è prassi comune per i governi in Occidente offrire sussidi per sostenere i programmi di ricerca tecnologica. Nell’ultimo decennio, l’importo totale che Huawei ha ricevuto da parte dei governi sia all’interno che all’esterno della Cina in sovvenzioni per la Ricerca e Sviluppo ammonta a meno dello 0,3% del fatturato totale. Nel 2018, Huawei ha ricevuto solo un importo pari allo 0,2% dei suoi ricavi annuali”.

La nota dell’azienda conclude: “Prendiamo atto che recentemente, il Wall Street Journal ha pubblicato una serie di articoli falsi e irresponsabili su Huawei. Questi articoli hanno seriamente danneggiato la reputazione dell’impresa. Huawei si riserva il diritto di intraprendere azioni legali per proteggere la sua reputazione“.

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