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TRADE WAR

Negli Usa scoppia il caso Google-Cina, Trump vuole vederci chiaro

Bufera sul colosso di Mountain View dopo le accuse di “tradimento” dell’imprenditore dell’hi-tech, Peter Thiel, che ha invitato Cia e Fbi ad aprire un dossier. Pieno supporto dal presidente Usa. Nel mirino un contratto non rinnovato con il Pentagono e le iniziative di Big G per portare i suoi prodotti di AI in Cina. La replica: “Mai collaborato con l’esercito cinese”.

17 Lug 2019

Patrizia Licata

giornalista

Google è stata infiltrata dall’intelligence cinese e collabora con l’esercito della Cina? Le supposizioni dell’imprenditore miliardario Peter Thiel, che ha invitato Cia ed Fbi a indagare sui rapporti di Big G con Pechino, scatenano la reazione del presidente Donald Trump, che ha promesso di “prendere in esame” il caso. Pronta anche la replica di Google: “Come abbiamo sempre chiarito, non lavoriamo con l’esercito cinese”.

Thiel, che è stato co-fondatore di PayPal e oggi è membro del cda di Facebook, è un noto sostenitore di Trump. Il presidente Usa dà valore alle sue affermazioni: “L’investitore miliardario dell’hitech Peter Thiel pensa che Google debba essere indagata per tradimento”, ha twittato Trump. “Accusa Google di lavorare col governo cinese. Un uomo brillante che conosce l’argomento meglio di chiunque altro. L’amministrazione Trump prenderà in considerazione il caso!”.

Le accuse di Thiel sono arrivate domenica durante un suo intervento alla National conservatism conference a Washington, D.C, secondo quanto riportato dal sito Axios. Secondo Thiel ci sono tre domande da rivolgere al colosso di Mountain View. La prima è “Quante agenzie di intelligence straniere si sono infiltrate nel vostro Manhattan Project for AI (artificial intelligence)?”. La seconda è: “Il top management di Google pensa di aver subito l’infiltrazione capillare di spie della Cina?”. Sono domande che l’Fbi e la Cia dovrebbero andare a fare a Big G, ha detto Thiel. Infine, la terza domanda: “È perché si considerano infiltrati capillarmente dall’intelligence cinese che hanno deciso, tradendo gli Stati Uniti, di collaborare con l’esercito cinese anziché con quello americano?”.

“Stiamo lavorando con il governo americano, incluso il dipartimento della Difesa, in diverse aree fra le quali la cyber-sicurezza”, ha risposto Google.

Thiel fa probabilmente riferimento al contratto con il Pentagono che Google ha scelto di non rinnovare al momento della scadenza, lo scorso marzo, perché la partnership permetteva l’utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale di Googe per l’analisi dei video dei droni. La pressione dei dipendenti di Big G ha portato il ceo Sundar Pichai a uscire dal programma del Pentagono: molti dei lavoratori di Google hanno chiesto che le loro tecnologie non venissero usate per scopi militari.

Le accuse del miliardario si legano anche alle alcune iniziative varate lo scorso anno da Google per rientrare sul mercato cinese, da cui è uscita nel 2010 perché il suo motore di ricerca veniva censurato. Tra queste c’è il progetto Dragonfly; indiscrezioni dei media Usa hanno svelato lo scorso settembre che l’azienda americana stava sviluppando un motore di ricerca tarato sulle esigenze della censura di Pechino, un prototipo del suo prodotto di search in grado di riconoscere e bloccare l’accesso ai siti che offrono informazioni bandite dal Great Firewall cinese, come quelle relative ai diritti umani, alla democrazia e alla religione. Le indiscrezioni su Dragonfly hanno le proteste degli attivisti della libertà di espressione, di molti utenti di Internet e anche di diversi dipendenti di Google. Secondo i media Usa a dicembre scorso il progetto sarebbe stato abbandonato.

Ma il colosso americano ha condotto diverse altre manovre di riavvicinamento alla Cina, che offre un bacino di utenti enorme con un potere di spesa in costante crescita e il cui presidente cinese Xi Jinping ha sì irrigidito le maglie dei controlli su Internet ma anche varato una politica industriale (Made in China 2025) che punta sull’alta tecnologia e sull’AI. Di qui l’annuncio dell’apertura in Cina di un centro di ricerca sull’intelligenza artificiale e la pubblicizzazione dei prodotti di AI di Google presso il governo nazionale e le amministrazioni locali.

Sempre nel 2018 Google ha siglato un’alleanza col colosso hitech Tencent su licenze e brevetti, un accordo che, secondo molti analisti, conduce allo sviluppo congiunto di nuovi servizi. Con la stessa Tencent e altre imprese locali tra cui Inspur Group (uno dei maggiori fornitori cinesi di server e servizi cloud) Google ha avviato trattative per offrire i servizi cloud della G Suite in Cina

Big G ha anche investito 550 milioni di dollari nel gruppo cinese dell’e-commerce JD.com, secondo solo ad Alibaba nel paese: l’investimento supporterà l’espansione internazionale di JD.com e intanto attrae un nuovo importante partner nel servizio Shopping di Google.

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