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IL CASO

Zte accordo preliminare con gli Usa: multa da 1,4 miliardi per annullare la messa al bando

In dirittura d’arrivo l’intesa col dipartimento del Commercio: maxi sanzione e cambio ai vertici per tornare a fare business in America e ottenere la revoca del divieto di approvvigionamento da parte delle aziende a stelle e strisce

06 Giu 2018

Patrizia Licata

giornalista

Zte ha firmato un accordo “di principio” che permetterà al dipartimento del Commercio degli Stati Uniti di tornare indietro sulla decisione di imporre al vendor cinese il divieto di acquistare componenti da imprese americane per sette anni, un “bando” che ha esacerbato il braccio di ferro commerciale con la Cina e causato gravi difficoltà al vendor di attrezzature telecom di Shenzhen. Reuters riporta che lo stralcio del divieto imposto dal governo americano ad aprile permetterà a Zte di rimettere in moto la sua attività negli Stati Uniti rimasta in questi mesi in stand-by.

Il dipartimento del Commercio non ha per ora dato conferma ufficiale e ha dichiarato che “non c’è un accordo definitivo tra le parti”, ma secondo le fonti di Reuters l’accordo preliminare è siglato e include una multa di 1 miliardo di dollari più un versamento di 400 milioni – una sorta di “assicurazione” per coprire eventuali future violazioni.

Il dipartimento del Commercio intenderebbe emendare l’accordo firmato nel 2017 con Zte e conteggiare la multa di 361 milioni di dollari inflitta allora all’azienda cinese all’interno dell’intesa attuale, per cui il totale della sanzione ammonta a più di 1,7 miliardi di dollari, di cui 361 milioni sono già stati pagati. Zte avrebbe firmato l’accordo ma non ancora l’emendamento al patteggiamento dello scorso anno.

Nei giorni scorsi Bloomberg ha scritto che per Zte il danno derivante dal bando Usa è già salito a 3 miliardi di dollari; il calcolo si basa sullo stop delle attività negli Stati Uniti, la perdita di clienti esistenti e potenziali e l’accumulo delle spese, pari a circa 15 milioni di dollari al giorno per “molti dei 75.000 dipendenti” che in questo momento non possono lavorare.

Il caso Zte è stato uno dei nodi nei negoziati commerciali in corso tra Washington e Pechino; il presidente Donald Trump ha aperto a una soluzione positiva nonostante l’opposizione di parte del Congresso, che teme un rischio di cyber-security connesso con i prodotti Made in China nelle infrastrutture strategiche.

Nei giorni scorsi sono trapelate le prime indiscrezioni su uno schema di accordo che permetterà a Zte di tornare a fare business negli Stati Uniti, ma a caro prezzo: una multa al governo Usa e modifiche al management; il gruppo avrebbe già rimosso uno dei suoi top executive.

Il braccio di ferro con i vendor cinesi non è affatto terminato: la Federal communications commission intende escludere i fornitori cinesi di attrezzature di telecomunicazione dalle gare su Ftth e 5G per motivi di sicurezza strategica e Huawei ha replicato all’autorità federale definendo questa scelta “arbitraria e capricciosa” e non corroborata dai fatti.

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