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PRIMO PIANO

Amazon-Deliveroo, fusione mascherata?

Con un’ordinanza l’Antitrust britannico ha “stoppato” i progetti delle due aziende dopo l’iniezione da 575 milioni di dollari indicata come un “investimento di minoranza”. Si indaga su eventuali impatti sulla concorrenza

08 Lug 2019

Antonio Dini

Stop dell’antitrust britannico all’operazione di Amazon per entrare in Deliveroo, in quello che le due aziende avevano definito “un investimento di minoranza”.

L’Autorità britannica per la competizione e i mercati (Cma) ha comunicato ufficialmente alle due aziende di mettere in pausa l’accordo perché sta indagando sulla transazione. Amazon e il gruppo per le consegne di cibo online Deliveroo adesso potrebbero essere oggetto di una investigazione in piena regola.

A maggio Amazon aveva guidato una attività di raccolta fondi per Deliveroo, giunta a quota 575 milioni di dollari. Le due aziende l’avevano definita “un investimento di minoranza“, ma la manovra era chiaramente andata a scontrarsi con il diretto concorrente Uber Eats in un mercato sempre più competitivo per la consegna dei pasti con ordinativi online.

La Cma, che si riferisce invece all’investimento di Amazon come a “una partecipazione di minoranza”, sostiene che ci siano ragionevoli motivi per sospettare che Amazon e Deliveroo “stiano cessando di essere distinti” o stiano attuando o prendendo in considerazione accordi che li avrebbero portati a “cessare di essere distinti”.

L’ordinanza della Cma richiede ad Amazon e Deliveroo di operare per adesso in modo indipendente, nel senso che non possono portare avanti il coordinamento operativo che il finanziamento permetterebbe. Un’ordinanza dà al regolatore il tempo di decidere se avviare una attività di indagine ufficiale definita dai regolamenti “Fase 1”.

L’investimento in Deliveroo è solo l’ultimo tentativo di Amazon di entrare nel mercato delle consegne da asporto, del valore di circa 100 miliardi a livello globale, dopo aver chiuso il proprio servizio, Amazon Restaurants, prima nel Regno Unito e poi il mese scorso negli Stati Uniti.

Deliveroo ha dichiarato che assieme ad Amazon ha lavorato a stretto contatto con i regolatori per ottenere la loro approvazione. Le due società sostengono che l’investimento permetterà in realtà a Deliveroo di incrementare la propria copertura del territorio, aumentare la concorrenza e far così crescere il settore della ristorazione.

“Riteniamo – ha dichiarato Amazon in una nota – che questo investimento di minoranza consentirà a Deliveroo di espandere i propri servizi, avvantaggiando i consumatori attraverso una maggiore scelta e creando nuovi posti di lavoro man mano che più ristoranti accederanno al servizio”.

Deliveroo ha osservato che in questo momento è in forte concorrenza con una serie di importanti aziende del settore e che l’investimento contribuirebbe a creare posti di lavoro e far crescere le attività dei ristoranti (né Deliveroo o Amazon hanno però divulgato la cifra di finanziamento stanziata da Amazon).

Gli Ieo (Initial Enforcement Order) della Cma non impediscono alle parti di continuare a parlarsi, ma in genere impediscono il trasferimento di personale chiave o il trasferimento di informazioni commercialmente sensibili. Se infatti la Cma, iniziata l’inchiesta, dovesse trovare violazioni sotto il profilo della concorrenza, in quel caso le aziende dovrebbero assumersi degli obblighi per rispondere al problema. Tuttavia un processo di questo genere verrebbe compromesso se le due società si fossero già unite finanziariamente.

Da quando l’ex deputato Andrew Tyrie è diventato presidente della Cma un anno fa, l’Autorità ha perseguito politiche sempre più aggressive di difesa del libero mercato. Ad aprile ha bloccato l’acquisizione da parte del gruppo di supermercati Asda da parte di Sainsbury’s, una operazione dal valore di 7,3 miliardi di sterline (8,14 miliardi di euro). Ad aprile ha proposto alcune delle più grandi riforme per l’audit a livello globale dopo lo scandalo Enron, mentre all’inizio di questo mese ha avviato un’indagine sul potere esercitato da Facebook e Google nella pubblicità digitale mercati.

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