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Apple da record: in 48 ore 200mila abbonati alla “Netflix” delle news

Il servizio della Mela offre accesso illimitato a oltre 300 giornali. Ma non si spegne la polemica degli editori: il New York Times continua a denunciare i rischi per la stampa. Sul piede di guerra anche gli sviluppatori per le “deroghe” con cui Cupertino favorirebbe il suo prodotto

03 Apr 2019

Patrizia Licata

giornalista

Apple News Plus, il servizio di Apple che offre accesso illimitato alla lettura di oltre 300 giornali per 9,99 dollari al mese, ha raccolto 200.000 abbonati nelle 48 ore successive al lancio, tenutosi lo scorso 25 marzo negli Stati Uniti. Lo riporta il New York Times sulla base di fonti confidenziali.

Il servizio, ribattezzato la “Netflix delle notizie”, è un ambizioso progetto dell’azienda guidata da Tim Cook per distribuire a pagamento contenuti di intrattenimento e articoli; in pratica è un upgrade del servizio gratuito Apple News e include molti giornali, anche quelli protetti da paywall. Tra le testate che hanno aderito ci sono Forbes, Fortune, The New Yorker, Time, Los Angeles Times e Wall Street Journal, ma non mancano le defezioni eccellenti: Washington Post e New York Times.

Proprio il NYTimes era partito all’attacco di Apple News Plus prima del lancio mettendo in guardia sui rischi per l’industria editoriale: “Affidarsi alla distribuzione di terze parti – ha detto il ceo della testata Mark Thompson può essere pericoloso per gli editori che potrebbero perdere il controllo sul proprio prodotto”. Secondo Thompson gli editori rischiano di fare la stessa fine dei produttori televisivi e cinematografici risucchiati dalla rivoluzione Netflix.

I numeri diffusi oggi dallo stesso New York Times indicano che il servizio editoriale a pagamento di Apple ha ottenuto in soli due giorni numeri significativi. È vero che i dispositivi iOs nel mondo sono circa un miliardo (includendo smartphone, tablet e computer) e quindi gli abbonati a News Plus rappresentano appena lo 0,02%. Ma questa platea è già superiore a quella mai raggiunta da Texture, l’app acquisita da Apple l’anno scorso e che ha fatto da base a News Plus.

Il NYTimes ribadisce il no ad Apple: Mark Thompson ritiene che l’app “confonda diverse fonti di notizie in miscele superficialmente attraenti”. Con il servizio di Apple, inoltre, non solo si perde il rapporto diretto tra giornale e lettore, ma gli editori incassano meno di quanto può rendere l’abbonamento digitale alla testata: con la app News Plus la Mela trattiene il 50% della tariffa versata dagli abbonati. Al NYTimes non conviene: l’anno scorso, il quotidiano ha generato oltre 700 milioni di dollari di ricavi digitali, vicino all’obiettivo aziendale di 800 milioni di vendite digitali annuali entro il 2020, e le entrate pubblicitarie digitali hanno superato quelle cartacee per la prima volta nel quarto trimestre del 2018.

Il nuovo servizio di Apple  ha suscitato polemiche anche nel mondo degli sviluppatori: molti hanno fatto notare che la Mela non ha rispettato per la app News Plus alcune delle rigide regole imposte agli sviluppatori terzi allo scopo di favorire il proprio prodotto. Per spingere sulla vendita dei suoi servizi digitali, Apple si è insomma concessa deroghe che solitamente non perdona agli sviluppatori esterni.

Per esempio, nella promozione di News Plus, Apple indica che il servizio ha un mese di prova gratuito e, in caratteri più piccoli, che si auto-rinnova a 9,99 dollari al mese. L’uso di un carattere più piccolo per questo genere di informazione non è consentito alle app terze, fanno notare gli sviluppatori. Inoltre la promozione non include il link alla privacy policy e alle informazioni sulle modalità di pagamento e disiscrizione, obbligatorie per gli sviluppatori dell’ecosistema iOs. Apple ha anche usato notifiche push ai suoi clienti per pubblicizzare News Plus, mentre le linee guida per gli sviluppatori scoraggiano l’uso dei messaggi push la pubblicità e il marketing diretto.

Altri sviluppatori sono meno critici: dopottutto Apple è proprietaria della piattaforma iOs e detta le regole. Ma è proprio questa multiforme veste di creatore di un sistema operativo, sviluppatore di app, proprietario di un app store e produttore di servizi digitali che fa ipotizzare violazioni antitrust ai politici americani come Elizabeth Warren, la battagliera Senatrice Democratica in corsa per la Casa Bianca nel 2020 e che non ha esitato a minacciare uno “spezzatino” per i colossi del digitale.

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