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FISCO

Apple, “pace fiscale” con la Francia: verserà 500 milioni di euro

L’intesa segue una trattativa di mesi e una audit pluriennale sui report finanziari della Mela. Il calcolo effettuato sul fatturato degli ultimi dieci anni. Entro fine mese Parigi prevede l’approvazione della Web tax, in attesa di una soluzione europea

05 Feb 2019

Patrizia Licata

giornalista

Apple ha raggiunto un accordo col governo francese per regolare il conto col fisco versando, secondo quanto riportato dal sito L’Express e dall’Agenzia France-Presse (AFP), 500 milioni di euro di tasse arretrate. L’intesa, che L’Express definisce confidenziale, è stata raggiunta alla fine di dicembre per coprire dieci anni di imposte non pagate sul fatturato generato in Francia. La cifra non è stata ufficialmente confermata né dal governo francese né da Apple, ma fonti vicine al dossier sentite dall’AFP affermano che è corretta.

“L’amministrazione fiscale francese ha recentemente concluso una valutazione pluriennale sui conti francesi della nostra azienda e l’aggiustamento sarà comunicato nei nostri report finanziari”, ha assicurato Apple all’AFP. “Siamo consapevoli del ruolo importante che giocano le tasse nella società e paghiamo le imposte in tutti i paesi in cui operiamo, in piena conformità con le leggi e le pratiche in vigore a livello locale”, ha aggiunto Apple, dicendosi “fiera” del suo “contributo” all’economia francese.

Secondo L’Express, l’accordo sulle tasse arretrate è il frutto di mesi di trattative fra Apple e la Direction des vérifications nationales et internationales (Dvni) francese, che si occupa di controllo fiscale sulle grandi aziende, e riguarda solo la (piccola) quota di fatturato che la Mela ha inserito nei report finanziari come vendite effettuate in Francia. Il grosso delle vendite europee di Apple resta riferito alla filiale in Irlanda, sede del quartier generale di Apple in Europa: ben 47,7 miliardi di euro nel 2017 contro i 6,6 miliardi di euro del 2008, trainato dalle vendite di iPhone.

Parigi ha raggiunto un anno fa un accordo simile anche con Amazon, che ha acconsentito a pagare 202 milioni di euro di tasse arretrate per gli anni 2006-2010.

La Francia è tra i principali sostenitori della web tax europea per i colossi della tecnologia e di Internet. In attesa di un accordo su scala Ue, a dicembre Parigi ha annunciato l’istituzione di una tassazione speciale delle imprese dei servizi elettronici che prende di mira i cosiddetti Gafa, il colossi statunitensi Google, Apple, Facebook e Amazon, e i loro enormi giri d’affari. La tassazione deve essere votata dal Parlamento; l’obiettivo è l’approvazione del progetto di legge entro la fine di febbraio. Secondo i calcoli dell’esecutivo, la tassa francese sul digitale porterà nelle casse dello Stato 500 milioni di euro nel 2019.

Su una web tax di scala globale è arrivato nei giorni scorsi un colpo di acceleratore dall’Ocse. È stato trovato un accordo di massima, da estendere anche ai Paesi non aderenti all’organizzazione, tra i 127 Stati – Italia compresa – che rappresentano il 90% dell’economia globale: si punta ad introdurre una misura per tassare Google & co già nel 2020. Il principio su cui si è trovata l’intesa è quello di tassare le aziende laddove realizzano effettivamente profitti e ricavi. L’accordo ha avuto il beneplacito di Paesi come la Cina, l’India e gli Stati Uniti. Tra i parametri chiave per decidere dove andranno pagate le imposte, l’identificazione e la localizzazione degli utenti che fruiscono dei servizi  dei Gafa che peserà di più rispetto alla collocazione della sede ufficiale.

Le misure fiscali, se approvate dal G20, andrebbero a sostituire quelle decise dai singoli Paesi. L’Italia, con la manovra 2019, ha introdotto una web tax del 3% sui ricavi delle aziende con un fatturato globale oltre i 750 milioni di euro e con ricavi generati nel nostro Paese superiori ai 5,5 milioni. In Gran Bretagna è stata varata un’imposta al 2% sul fatturato che entrerà in vigore ad aprile 2020. In controtendenza la Germania, che insieme ad Olanda, Irlanda e Lussemburgo, è contraria. Le divisioni in seno all’Ue hanno finora affossato i tentativi di riforma a livello europeo (la prima proposta Ue era stata presentata a marzo 2018). I giochi in Europa si potrebbero però riaprire in primavera: il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire è al lavoro su un compromesso con il governo di Berlino.

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