Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

APP

Attentati Parigi, Whatsapp e Telegram usati per pianificare le stragi

La rivelazione dell’Fbi pone nuovamente la questione dell’equilibrio tra privacy e sicurezza. Difficilmente gli investigatori riusciranno a risalire al contenuto delle conversazioni e i tempi delle indagini rischiano così di allungarsi

17 Dic 2015

Andrea Frollà

Whatsapp e Telegram sono stati utilizzati per la progettazione degli attentati di Parigi. Secondo fondi investigative che stanno indagando sui tragici eventi del 13 novembre, citate dalla Cnn, ora ci sarebbero anche le prove. I terroristi avrebbe infatti utilizzato le applicazioni di messaggistica istantanea per comunicare nei mesi precedenti la strage, ma le fonti hanno spiegato anche che probabilmente non sarà possibile scoprire il contenuti di quei messaggi.

“L’uso della crittografia è al centro del traffico commerciale legato al terrorismo”, aveva spiegato qualche giorno fa James Comey, direttore generale dell’Fbi. Il commando avrebbe agito proprio tramite la crittografia garantita da Whatsapp e Telegram, non impedendo comunque agli inquirenti di rintracciare i tragitti delle comunicazioni.

Così, tra rischi per la privacy e necessità delle autorità investigative, il problema delle app di messaggistica continua a dividere. Proprio dal 13 novembre in poi il Federal bureau of investigation degli Stati Uniti non ha perso occasione per sottolineare le difficoltà per chi indaga. Ma dall’altro lato, le compagnie tecnologiche fanno resistenza rispetto ai cambiamenti negli standard della crittografia che le istanze giudiziarie vorrebbero imporre loro. Anzi, molte di loro hanno addirittura reso ancora più complessi i loro codici dopo il caso Snowden. Insomma, un equilibrio tra privacy e sicurezza sarà duro da trovare in fretta.

Articolo 1 di 2