L'EDITORIALE

Braccialetti elettronici, il centrosinistra ci (ri)prova: sarà la volta buona?

Da oltre 20 anni nel codice di procedura penale e dal 2019 utilizzabili nell’ambito delle pene per il reato di stalking. Ma siamo ancora quasi all’anno zero. Il potenziamento messo nero su bianco nei programmi di Pd, 5Stelle e Azione

25 Ago 2022

Mila Fiordalisi

Direttore

braccialetto-elettronico

Potenziare l’adozione dei braccialetti elettronici anche e soprattutto per combattere il dilagante fenomeno della violenza contro le donne e arginare i femminicidi. In campagna elettorale si riaccendono i riflettori sui braccialetti elettronici – un evergreen da quando la misura fu introdotta nel lontano 2001 nel codice di procedura penale – ed è il centrosinistra a spingere nella direzione di un’accelerazione.

Il rafforxzamento dell’uso dei dispositivi è stato messo nero su bianco nei programmi di Pd, 5Stelle e Azione ed è stato portato all’attenzione mediatica a seguito degli efferati casi di cronaca degli ultimi giorni. I dati sono allarmanti: da inizio anno sono già 57 i femminicidi, uno ogni tre giorni e nel 2021 tra le vittime dei 295 omicidi, 118 sono donne, di cui 102 assassinate in ambito familiare/affettivo ed in particolare 70 per mano del partner o ex partner.

Braccialetti elettronici, i numeri in Italia

L’adozione del braccialetto elettronico è stata più volte segnalata nel corso degli anni come una delle “soluzioni” o quantomeno delle misure da mettere in campo in particolare nell’ambito dei provvedimenti cautelari che prevedono gli arresti domiciliari e dal 2019 con il riconoscimento del reato di stalking nell’ambito del Codice Rosso (oltre per coloro che stanno scontando la pena in detenzione domiciliare). Nonostante i dati crescenti proprio sul fronte stalking e le persecuzioni ai danni delle donne, dal 2014 al 2021 sono stati appena 5.625 (complessivamente e quindi calcolando tutti i reati) i provvedimenti con controllo elettronico. E se è vero che nel 2020 si è registrata un’impennata – si è passati a 2.605 provvedimenti dai 251 del 2019 – la causa è da imputare alle misure legate al Covid ossia per fronteggiare l’emergenza sanitaria nelle carceri. Già in calo i numeri del 2021, con 1.897 applicazioni.

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L’appalto in capo a Fastweb

La questione dei costi ha tenuto banco per diversi anni e nel 2018 a seguito di una procedura di gara europe Fastweb si è aggiudicata l’appalto per fornire nel triennio 2018-2021 circa 1.000 braccialetti al mese per una cifra di circa 23 milioni di euro complessivi. In realtà le attivazioni sono state ben inferiori, ma ciò è dipeso dalle decisioni delle autorità giurisdizionali competenti.

La normativa e l’applicazione

Il braccialetto elettronico è stato introdotto nel 2001 nel codice di procedura penale con il decreto legge n. 341 del 24-11-2000, convertito, con modificazioni, nella legge 19-1-2001, n. 4, l’art. 275-bis cpp. Dal 2001 al 2003 vi è stata una prima sperimentazione in 5 province. Dopodiché il servizio è stato esteso in tutta Italia.

Fino al 2011 erano stati appena 14 i braccialetti elettronici attivati per un controvalore dunque record di quasi 6 milioni di euro ciascuno stando ai termini dell’appalto allora in capo a Tim. Una situazione accertata dalla Corte Dei Conti da cui si appurò che furono spesi 81,3 milioni di euro appunto per 14 dispositivi utilizzati.

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