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IL CASO

Cambridge Analytica chiude i battenti. Ma potrebbe tornare sotto mentite spoglie

La società annuncia lo stop delle attività in Uk e l’avvio delle procedure di insolvenza negli Usa. La decisione a causa dell’emorragia di clienti dopo lo scandalo dei dati Facebook. Ma molti dei suoi manager sono transitati in Emerdata, società con sede negli stessi uffici di Scl Elections, la “madre” di Cambridge

03 Mag 2018

Federica Meta

Giornalista

Cambridge Analytica chiude i battenti. La società annuncia lo stop “immediato” di tutte le sue attività e l’avvio delle procedure di insolvenza in Gran Bretagna. La decisione determinata dalla perdita numerosi clienti dopo lo scandalo dei dati di Facebook e le elevate spese legali a seguito delle indagini avviate per far luce sull’accaduto.

Cambridge Analytica è accusata di aver raccolto i dati di 87 milioni di utenti Facebook e di averli poi usati a scopi politici senza previa autorizzazione. Lo scandalo ha travolto Mark Zuckerberg e lo ha costretto a presentarsi al Congresso americano per fare mea culpa, cercando allo stesso tempo di rassicurare gli ‘amici’ in fuga dal social network. Nell’annunciare la cessazione delle attività, Cambridge Analytica ribadisce la propria posizione e si difende.

“Negli ultimi mesi siamo stati oggetto di numerose accuse infondate e, nonostante i nostri sforzi di rettifica, siamo stati denigrati per attività che non solo sono legali ma sono anche ampiamente accettate come componente standard della pubblicità online sia nell’arena politica sia in quella commerciale”, spiega una nota di Cambridge Analytica, sottolineando che oltre alla procedura di insolvenza in Gran Bretagna saranno avviate parallelamente le operazioni per la bancarotta negli Stati Uniti. Nonostante questo e nonostante la “precaria condizione finanziaria”, la società si impegna a far fronte a tutti gli obblighi nei confronti dei suoi dipendenti, inclusa la distribuzione delle indennità di fine rapporto. La situazione della società si era aggravata con il video shock del suo amministratore delegato, Alexander Nix, ora sospeso.

Nix era stato ripreso dalle telecamere della rete tv inglese Channel 4 mentre si lasciava andare a commenti sulle tattiche seguite in campagna elettorale per far vincere i clienti della società, in qualunque parte del mondo essi si trovassero: tattiche che includevano prostitute, ex spie, mazzette e fake news. E fra i clienti di Cambridge Analytica c’era il presidente americano, Donald Trump? “L’ho incontrato tante volte. Lo abbiamo fatto vincere noi”, aveva detto Nix nel video catturato da Channel 4, vantandosi del “lavoro sporco” fatto dalla sua società per aiutare il tycoon a trionfare nelle urne delle presidenziali americane. Lo scandalo con Facebook è stato però troppo grande per Cambridge Analytica, non munita delle stesse disponibilità di Zuckerberg né della sua influenza.

Ma è davvero la fine di CA? Probabilmente no. Nonostante lo stop annunciato in Usa e Uk c’è chi è pronto a scommettere che la società è pronta a ricominciare le attività sotto un brand diverso. La Companies House, registro ufficiale delle imprese nel Regno Unito, riporta il nome della Emerdata Limited, con sede negli stessi uffici di Scl Elections dalla cui costola è nata Cambridge Analytica. Emerdata, descritta dalla Companies House come azienda attiva nel settore dell’elaborazione dati e dell’hosting, è gestita da ex manager di CA: ad esempio Alexander Taylor, ex dg e ceo di Cambridge Analytica, che è stato nominato direttore di Emerdata lo scorso 28 marzo. In ruoli operativi anche Jennifer e Rebekah Mercer, figlie di Robert Mercer, l’uomo d’affari che ha finanziato la creazione di CA.

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