GEOPOLITICA

Il tech summit Usa-Ue si farà: sul tavolo regole comuni per le web company e crisi dei chip

Si allenta la tensione tra Washigton e Bruxelles dopo il caso sottomarini. La Commissione europea conferma il primo incontro del Trade and technology council a Pittsburgh il 29 settembre. Biden a gamba resa sulle aziende di semiconduttori: con il Defence Production Act potrebbe obbligare alla condivisione delle informazioni sulla produzione

24 Set 2021

F. Me.

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Il Trade and technology council  (Ttc) Usa-Ue si farà. La Commissione europea ha infatti confermato l’incontro di Pittsburgh previsto per il 29 settembre.

La riunione inaugurale aveva rischiato di slittare, a causa delle tensioni nate attorno all’annuncio della partnership sulla sicurezza tra Usa, Australia e Regno Unito (Aukus) e la disdetta dei sottomarini francesi da parte di Canberra.

“Le alleanze strategiche riguardano la definizione di approcci comuni e il superamento delle difficoltà”, ha scritto Vestager su Twitter, dopo l’annuncio della conferma dell’incontro.

Alla riunione parteciperanno per parte Usa, il segretario di stato Antony Blinken, la segretaria al Commercio, Gina Raimondo, e la rappresentante per il commercio, Katherine Tai.

Il Consiglio su commercio e tecnologia (Ttc) del 29 settembre affronterà in particolare la “questione di breve periodo dei semiconduttori e della regulation delle web company”, spiega la portavoce della Commissione Ue Miriam Garcia Ferrer, su Twitter.

In seguito, “dopo un ampio dibattito che avverrà al vertice dei leader Ue di ottobre, i gruppi di lavoro del Ttc discuteranno di questioni strategiche sui chip, di medio e lungo termine, per preparare la riunione successiva”, in Europa.

“Il risultato della riunione del 29 settembre – aggiunge  Garcia Ferrer – sarà una dichiarazione congiunta e non è prevista una conferenza stampa”.
Una discussione sul Ttc è prevista oggi alla riunione degli ambasciatori Ue (Coreper) dei 27.

Nella bozza preliminare della dichiarazione congiunta Ue-Usa, che sarà adottata al Ttc, riflettori su intelligenza artificiale, controllo sulle esportazioni, monitoraggio degli investimenti, catene di approvvigionamento dei semiconduttori, e sfide commerciali globali.

Chip shortage, Biden a gamba tesa sui chipmaker

Tra i punti all’ordine del giorno del summit Usa-Ue ci sarà dunque la crisi de chip. Su questo fronte il presidente Usa, Joe Biden , ha incontrato i produttori di semiconduttori minacciando di  utilizzare il Defense Production Act – una legge sulla sicurezza nazionale dei tempi della Guerra Fredda – se i player continuano a non fornire informazioni sulle scorte e sulle vendite di chip. Lo scrive Bloomberg secondo cui l’obiettico della Casa Bianca è quello di eliminare i colli di bottiglia che frenano la produzione di auto e causano carenze nell’elettronica da consumo.

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La Segretaria al Commercio Gina Raimondo, che ha partceipato all’incontro, ha già messo in allerta le aziende. “Stiamo stiamo valutando tutte le opzioni in questo momento – ha detto Raimondo a Bloomberg – Spero di non dover arrivare ad utilizzate strumenti che implichino obblighi ma abbiamo bisogno di vedere qualche progresso”.

Oltre al ricorso, come extrema ratio, al Defence Production Act la Casa Bianca punta aun sistema di allerta sulle chiusure delle fabbriche di microelettronica dovute al Covid-19: le informazioni sarebbero raccolte dalle ambasciate americane e dalle imprese di tutto il mondo su base volontaria e aiuterebbero a fronteggiare le crisi.

Biden ha anche proposto al Congresso un pacchetto di sostegni da 52 miliardi di dollari per l’industria americana dei chip.

A preoccupare gli Usa soprattutto l’impatto che il chip shortage può avere sul settore automotive, tra i settori più colpiti. L’auto connessa a internet e con sempre più funzionalità automatizzate richiede un alto numero di chip e la carenza ha già causato stop temporanei nelle fabbriche, come successo a Stellantis. La società di consulenza AlixPartners ha stimato che la penuria di semiconduttori costerà all’industria globale dell’automotive 210 miliardi di dollari di ricavi solo quest’anno. La cifra stimata è doppia rispetto a quella fornita da AlixPartners a maggio (a gennaio le perdite previste erano di 60,6 miliardi di dollari).

“Tutti speravamo che la crisi dei chip si sarebbe parzialmente risolta entro la fine dell’anno, ma purtroppo eventi come le nuove chiusure per il Covid in Malesia e altri problemi in altre aree hanno esacerbato la situazione”, osserva AlixPartners. La società prevede che nel 2021 verranno fabbricate 7,7 milioni di auto in meno a causa della crisi dei chip. A maggio stimava 3,9 milioni di auto in meno.

Ihs Markit, altra società di ricerca, ha detto la scorsa settimana che a fine 2021 saranno prodotte 5,5 milioni di auto in meno a causa della crisi dei chip.

 

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