LA COMMESSA DA 10 MILIARDI

Cloud, Amazon prova a bloccare l’appalto del Pentagono a Microsoft

Aws chiederà al giudice federale di fermare l’attivazione del contratto Jedi in attesa che si conosca l’esito dell’appello con cui contesta l’assegnazione alla rivale. Per i legali di Amazon la scelta sarebbe legata al “pregiudizio” del presidente Trump contro Jeff Bezos

14 Gen 2020

Patrizia Licata

giornalista

Sull’appalto Jedi per il cloud del Pentagono Amazon chiederà al giudice federale di bloccare l’assegnazione del contratto alla rivale Microsoftfinché non sarà concluso il processo d’appello con cui Aws ha immediatamente contestato l’esito della gara.

Aws era la grande favorita per aggiudicarsi il rinnovo dei sistemi It della Difesa Usa – un appalto da 10 miliardi di dollari – ma il Pentagono ha optato per Microsoft dopo un decisivo intervento del presidente Donald Trump che ha accolto le proteste delle rivali di Amazon che denunciavano presunte irregolarità nei termini della gara, ha fermato l’iter e chiesto una revisione del procedimento.

Ora è Amazon a sostenere, come già hanno fatto contro Aws le sue concorrenti, un “innegabile pregiudizio” che l’ha danneggiata, come si legge nei documenti per l’appello depositato a fine 2019. Il 24 gennaio Aws presenterà una mozione per ottenere un ordine restrittivo temporaneo e/o un’ingiunzione preliminare che blocchi l’inizio del lavoro per la rivale Microsoft. In base al contratto, Microsoft deve cominciare a portare i sistemi del Pentagono sul cloud di Azure l’11 febbraio, ma Amazon vuole ottenere dal giudice uno stop finché non arriverà la sentenza nel processo d’appello.

Per Amazon l’intervento di Trump è contro Bezos

Amazon, come riporta Bloomberg, ritiene “improprio” l’intervento diretto di Trump nel processo di gara e afferma che la perdita dell’appalto è dovuta alla nota ostilità del presidente americano contro il Ceo di Amazon, Jeff Bezos, la sua azienda del commercio elettronico e la testata che possiede, il Washington Post, fortemente critica verso l’amministrazione Trump.

Ci sono stati “enormi errori” nel procedimento di gara per il contratto Jedi, afferma Amazon, e il presidente Trump ha lanciato “continui attacchi sia pubblici che dietro le quinte” per far sì che Aws non ottenesse il contratto e per “danneggiare quello che lui percepisce come un avversario politico, Jeffrey P. Bezos”.

Secondo fonti interne allo staff dell’ex segretario alla Difesa americana John Mattis, Trump avrebbe chiesto a Mattis di fare in modo che Amazon fosse fuori dall’appalto Jedi, ma l’attuale segretario alla Difesa Mark Esper ha respinto le indiscrezioni dei media Usa e si è detto sicuro che la gara sia sia svolta in modo “equo e corretto e senza influenze esterne”.

Una gara controversa

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Amazon era sempre apparsa come la candidata più probabile a ottenere l’appalto cloud. La Difesa Usa aveva segnalato di desiderare un fornitore unico piuttosto che dover integrare tecnologie di più provider per assicurarsi un’implementazione rapida e omogenea. Questo ha messo Amazon e il suo cloud in una corsia preferenziale. Il fatto di gestire già una parte del cloud della Cia nel territorio degli Stati Uniti era un vantaggio ulteriore per Aws. Ma i concorrenti – in gara inizialmente c’erano anche Oracle, Ibm e Google, poi la rosa si è ristretta ad Amazon e Microsoft – si sono lamentati di termini di gara disegnati, a loro dire, esattamente per favorire l’azienda di Bezos.

Le accuse di conflitto di interesse e pregiudizio della gara arrivate dai rivali di Amazon hanno finito con l’attrarre l’attenzione del presidente Donald Trump, che ad agosto ha chiesto di mettere la gara in stand-by e di rivedere termini e procedure. Alla fine, con un esito inatteso, il Pentagono ha assegnato il contratto a Microsoft. La decisione è stata comunicata il 25 ottobre; i media Usa avevano subito anticipato che Amazon avrebbe cercato la rivalsa in tribunale.

Anche Oracle ha più volte tentato di contestare in tribunale i termini della gara Jedi da cui si è trovata a un certo punto esclusa. A novembre scorso, gli avvocati dell’azienda fondata da Larry Ellison hanno presentato una memoria nella quale si sostiene che a far “corrompere” il processo di selezione degli appaltatori per il progetto Jedi sia stato il conflitto di interessi di tre funzionari del dipartimento della Difesa Usa con Aws.

Giro di vite sulle merci contraffatte

Ci sarebbero ancora gli attacchi di Donald Trump contro Amazon e la sua piattaforma e-commerce dietro la decisione dell’azienda di Bezos – anticipata da fonti confidenziali all’agenzia Reuters – di inasprire la policy contro i falsi che vengono venduti sulla sua piattaforma. Amazon ha già introdotto diversi strumenti con cui i brand possono denunciare la vendita di prodotti che violano i loro marchi, ma Amazon informa le autorità solo quando raccoglie un numero di segnalazioni considerato significativo per un’indagine di polizia. L’intenzione adesso è di fornire invece i dati sui merchant alle autorità europee e americane ogni singola volta che Amazon ha la conferma che una merce contraffatta è stata venduta al consumatore, aumentando il volume e la frequenza delle denunce alle forze dell’ordine. L’obiettivo è arrivare a portare alla luce eventuali gruppi organizzati che vendono “falsi” su Amazon; l’azienda, secondo Reuters, fornirà alle autorità nome del merchant, nome della società, recapiti e informazioni sui prodotti dopo aver ottenuto conferma che un certo rivenditore vende merci contraffatte e il tipico processo con cui ci si può appellare sul sito di Amazon alla chiusura dell’account non va a buon fine.

In Europa l’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Ue (Cgue) Manuel Campos Sanchez-Bordona si è espresso sul caso che vede coinvolta Amazon e Coty Germany affermando che Amazon non è responsabile se, a sua insaputa, alcuni prodotti venduti sulla sua piattaforma online violano i diritti di un brand, ma dovrebbe essere più “diligente” nei controlli sulla legittimità delle merci che distribuisce.

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