Competere.Ue: fundraising politico, Italia fanalino di coda - CorCom

L'INDAGINE

Competere.Ue: fundraising politico, Italia fanalino di coda

Solo il 45% dei partiti usa tecniche professionali di raccolta fondi e appena il 25% raccoglie i dati dei donatori contro il 100% di Uk e Usa

29 Ott 2013

Luciana Maci

In Italia solo il 45% dei partiti ha utilizzato nel 2013 tecniche di fundraising per raccogliere fondi in maniera professionale, soltanto il 25% dei partiti raccoglie i dati dei propri donatori, una minima percentuale dei movimenti politici italiani ha un sito web nazionale e appena il 5% dei partiti consente ai cittadini di fare volontariato all’interno delle loro strutture: uno scenario che ci colloca fanalino di coda nella raccolta di fondi in politica rispetto a Gran Bretagna e Stati Uniti.

È quanto emerge dal Rapporto 2013 “Fundraising per la politica” promosso da Competere.Eu (think tank nato per elaborare politiche per lo sviluppo sostenibile), realizzato dal Centro Studi sul Non Profit e presentato questa mattina alla Camera dei Deputati con i tesorieri di Pd e Pdl Antonio Misiani e Maurizio Bianconi.

Dall’indagine emerge che nel 2013 in Italia solo il 45% dei partiti ha utilizzato tecniche di fundraising per raccogliere fondi in maniera professionale, contro il 44% del 2010. Sempre in Italia solo il 25% dei partiti raccoglie i dati dei propri donatori e questa percentuale non ha subito modifiche dal 2010.

In Usa e Gran Bretagna tutti i partiti, invece, raccolgono fondi da sostenitori privati e aziende e il 100% di essi documenta e pubblica i dati dei propri donatori.

Un altro filone dell’analisi, condotta da Raffaele Picilli e Flavio Giordano, ha poi interessato la trasparenza dei bilanci del sistema partitico. In Italia, solo il 40% dei partiti pubblica on line il proprio bilancio e solo il 5% ha un sistema di ricerca, formazione e organizzazione dei volontari. I dati che emergono dalla ricerca sono preoccupanti: in Italia, ad esempio, una piccola associazione di volontariato raccoglie fondi meglio e in maniera più trasparente del 95% dei partiti politici.

Il Rapporto 2013 dal punto di vista metodologico ha messo a confronto l’utilizzo di tecniche di fundraising e people raising da parte dei partiti politici operanti sui territori di Italia, Stati Uniti e Regno Unito utilizzando, come strumento di analisi, tra gli altri, i siti web dei movimenti politici presi come campione. L’aggiornamento 2013 della prima ricerca sul fundraising per i partiti politici ha preso in esame venti partiti in Italia, quattro negli Stati Uniti e tre nel Regno Unito.

Solo una minima percentuale dei movimenti politici italiani poi ha un sito web nazionale in grado di offrire al cittadino tutte le informazioni necessarie per la donazione di fondi e solo il 5% dei partiti consente ai cittadini di poter fare volontariato all’interno delle loro strutture in maniera ben organizzata e strutturata. Negli USA e in Gran Bretagna lo incentiva la totalità dei partiti, avvicinando così il cittadino alla politica.

Per esempio negli Stati Uniti l’ultima campagna elettorale di Obama è risultata vincente grazie anche a un fund raising gestito in modo eccellente attraverso l’innovazione tecnologica: Michael Slaby, Chief Integration and Innovation Officer della campagna, ha utilizzato l’integrazione di idee e piattaforme, uso del cloud, e superamento della distinzione tra organizzazione online e offline come armi tecnologiche per “ascoltare” ogni singolo potenziale elettore. Amelia Showalter, direttore divisione Analytics nella campagna presidenziale 2012 ha guidato un team incaricato di testare decine di milioni di email spedite ai potenziali finanziatori per verificare quali contenuti erano in grado di attrarre i donor, ovviamente conservando l’indirizzario e sfruttandone ogni potenzialità.

“Come Competere.Eu abbiamo voluto accendere i riflettori su questo studio – dichiarano il presidente Pietro Paganini e il segretario generale Roberto Race – perché il tema dei costi della politica è alla base della disaffezione dei cittadini verso le istituzioni ed i partiti. Tale disaffezione complica il dibattito e quindi l’elaborazione di nuove proposte, conferendo alla politica un senso di impotenza. In questo momento la politica non sembra in grado di affrontare la questione e proporre quindi soluzioni efficaci che non gravino più sui contribuenti. Solo con un rinnovato rapporto tra cittadini ed eletti si potrà lavorare al rilancio del Paese”.

Questa ricerca è parte di un progetto più ampio curato dal Centro Studi sul Non Profit e da Competere.Eu, cioè un libro-indagine sul fundraising in Italia che intende gettarne le basi per la sua diffusione in futuro”.

“Il futuro del fundraising per la politica – proseguono il presidente del Centro Studi sul Non Profit e Senior Fellow di Competere Raffaele Picilli e l’esperta di comunicazione politica e Fellow di Competere Marina Ripoli –appare non troppo lontano vista la discussione in parlamento sull’abolizione dei finanziamenti pubblici diretti. Con la nuova legge i partiti dovranno attrezzarsi per raccogliere fondi in modo diffuso, coinvolgendo i piccoli sostenitori. Il ‘come’ lo spiegheremo attraverso questo libro in uscita a gennaio sulla comunicazione e sul fundraising in politica. In particolare solo una comunicazione politica tesa alla trasparenza e alla costruzione di identità e senso condiviso può riaprire un canale di interlocuzione con i cittadini”.

Alla conferenza stampa di presentazione sono intervenuti i tesorieri nazionali di Pd e Pdl Antonio Misiani e Maurizio Bianconi.