Coronavirus, stop alle fake news sui social: rimossi i post dannosi - CorCom

L'EMERGENZA

Coronavirus, stop alle fake news sui social: rimossi i post dannosi

Scatta il piano contro disinformazione e complottismo sul 2019-nCoV. Rimozione forzata di contenuti legati a terapie pericolose e allarmismi ingiustificati. Notifiche in accordo con l’Oms. In campo Facebook, Google e Twitter

31 Gen 2020

L. O.

Fake news e disinformazione sul coronavirus, Facebook fa sul serio. I post su cure miracolose a base di candeggina e denunce di complotti vengono considerati dalla piattaforma una “reale minaccia” per gli utenti. E saranno rimossi: è questo il piano del social che, insieme ad altri, cerca di allinearsi alle indicazioni dell’Oms e di istituti medici e di ricerca di acclarata autorevolezza.

Il primo passo sarà la cancellazione di post complottisti e contenenti terapie dannose. “Rimuoveremo – spiega l’azienda – contenuti con false affermazioni o teorie della cospirazione già segnalate da autorevoli organizzazioni sanitarie globali e autorità sanitarie locali, perché potrebbero causare danni agli utenti che ci credono“.

La diffusione del virus dichiarato emergenza globale dall’Oms è l’ennesimo banco di prova della capacità dei social network di frenare il dilagare di affermazioni false e pericolose. Non è la prima volta che Facebook attiva un piano di rimozione di post che possono rappresentare un “pericolo pubblico”: anche sulla disinformazione in tema vaccini aveva adottato, anche se solo in parte, la stessa politica.

Questa volta la pressione è alta, per i social media. Ricercatori e professionisti della comunicazione hanno documentato un numero crescente di casi di disinformazione sul virus: si va dalle spiegazioni razziste sull’origine della malattia alle false affermazioni sulle cure miracolose.

Partnership sul fact checking

Non basta. Oltre a mettere in atto la sua politica di rimozione, Facebook sta attivando un servizio di fact checking in collaborazione con partner di terze parti indipendenti per notificare agli utenti che potrebbero aver condiviso “suggerimenti di prevenzione” imprecisi e diffondendo invece consigli affidabili. La società sta puntando a trovare e rimuovere il maggior numero di contenuti fuorvianti, scrive Kang-Xing Jin, il responsabile della salute del social, e “bloccherà o limiterà gli hashtag anche su Instagram, che potrebbero essere utilizzati per diffondere fake news”.

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Quando gli utenti su Facebook cercano informazioni sul virus o toccano un hashtag correlato su Instagram, invieremo una notifica con informazioni accertate“, scrive la società.

Annunci gratuiti per istituzioni sanitarie

Anche le organizzazioni sanitarie avranno una pista preferenziale: potranno diffondere gratuitamente messaggi con campagne educative sul coronavirus sia su Facebook che Instagram.

Attivata anche una partnership con la School of Public Health della Harvard University e la National Tsing Hua University di Taiwan cui verranno forniti “dati anonimizzati di mobilità aggregati e mappe della popolazione ad alta risoluzione per aiutare a formulare modelli di previsione”.

Anche Twitter spingerà per indirizzare gli utenti verso fonti affidabili, suggerendo di cercare notizie sui siti ufficiali di centri per il controllo e la prevenzione delle malattie. La società annuncia però di non aver registrato un aumento della disinformazione da quando il coronavirus è diventato un problema mondiale, ha detto un portavoce, grazie a controlli su utenti che fanno “attività ingannevoli”.

Google ha lanciato uno dei suoi “avvisi di SOS” per la crisi del coronavirus, collaborando con l’Oms per fornire aggiornamenti e risorse a chiunque lo cerchi. Verranno forniti consigli sulla sicurezza e gli ultimi aggiornamenti dell’Oms.

YouTube non sta ancora adottando misure particolari, ma è comunque impegnata nella lotta alla disinformazione mostrando brevi anteprime di articoli attendibili sull’epidemia nei risultati di ricerca.

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