IL CASO

Crisi dei chip, passo indietro di Tsmc sugli investimenti in Europa

Il contractor taiwanese aveva valutato l’apertura di fabbriche nel Vecchio Continente, ma ora fa sapere di non aver alcun progetto concreto. Percorso in salita per le ambizioni del Chips Act?

08 Giu 2022

Patrizia Licata

giornalista

europa3, chip

Il colosso delle fabbricazione dei chip Tsmc (Taiwan semiconductor manufacturing co) fa un passo indietro sugli investimenti in Europa: l’azienda taiwanese ha dichiarato di non avere piani concreti per la creazione di stabilimenti nel vecchio continente.

Tsmc ha tenuto diversi colloqui di natura commerciale con le autorità dell’Ue: Bruxelles sta cercando di convincere i grandi chipmaker e contractor globali a produrre in Europa e aiutare così a mitigare gli impatti della carenza di semiconduttori, legata sia alla produzione insufficiente rispetto alla domanda sia ai colli di bottiglia nelle catene logistiche.

La cooperazione sui chip tra l’Ue e Tsmc è stata al centro degli incontri ma per ora non ci sono progetti concreti.

L’Ue dovrà fare a meno di Tsmc (per ora)

In Europa abbiamo relativamente meno clienti di altre regioni, ma stiamo ancora valutando e non abbiamo al momento piani concreti”, ha dichiarato il presidente Mark Liu all’assemblea annuale degli azionisti.

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A febbraio la Commissione europea ha presentato lo European chips act, con una serie di misure che puntano a mobilitare oltre 40 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati e a raddoppiare al 20% l’attuale quota di mercato europea. Taiwan viene considerato come uno dei “partner che condividono il modo di pensare” dell’Europa e con cui l’Europa vorrebbe collaborare.

Troppi costi e rischi in Europa

L’anno scorso Tsmc aveva dichiarato che stava guardando a tutti i Paesi europei per la creazione di nuove fabbriche a supporto delle ambizioni dell’Ue sull’indipendenza nei chip. La Germania sembrava in pole position come sede degli impianti produttivi, ma fin dal subito il colosso taiwanese aveva chiarito che era troppo presto per indicare l’eventuale sede. Da allora il progetto, però, non ha superato le prime fasi di pura valutazione di rischi e opportunità.

Il passo indietro di Tsmc si lega probabilmente alle mutate condizioni sul mercato, in particolare l’aumento dell’inflazione e dei costi. Il contractor taiwanese sta già spendendo 12 miliardi di dollari in nuove fabbriche di chip negli Stati Uniti e sta costruendo una fabbrica con Sony Group in Giappone – tutti progetti che rispondono alla necessità di mitigare la carenza globale di chip e portare la produzione più vicina ai clienti finali, aggirando le problematiche delle supply chain.

Liu ha affermato che Tsmc sta già riscontrando costi più elevati per la sua espansione negli Stati Uniti rispetto a quanto stimato, ma ha aggiunto che si tratta di aumenti “gestibili”.

L’azienda prevede anche una crescita dei ricavi di circa il 30% quest’anno, all’estremità superiore della forchetta indicata in precedenza, perché la carenza di chip mantiene alto il livello degli ordini e anche dei prezzi.

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