Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

IL SONDAGGIO

Cyberbullismo, l’allarme Unicef: vittima un adolescente su tre

Fenomeno in ascesa anche nei Paesi non ad alto reddito. Facebook, Instagram, Snapchat e Twitter i canali più utilizzati

04 Set 2019

L. O.

Il cyberbullismo colpisce ovunque, non solo i Paesi ad alto reddito. Un terzo dei giovani in 30 paesi emergenti dichiara di essere stato vittima di bullismo online, mentre 1 su 5 ha riportato di aver saltato la scuola a causa del cyberbullismo e della violenza. Emerge dal nuovo sondaggio lanciato oggi dall’Unicef e dal Rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite sulla violenza contro i bambini.

Oltre 170mila U-Reporters fra i 13 e i 24 anni hanno partecipato al sondaggio, fra cui giovani da Albania, Bangladesh, Belize, Bolivia, Brasile, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Equador, Gambia, Ghana, Giamaica, India, Indonesia, Iraq, Kosovo, Liberia, Malawi, Malesia, Mali, Moldavia, Montenegro, Myanmar, Nigeria, Romania, Sierra Leone, Trinidad e Tobago, Ucraina, Vietnam e Zimbabwe.

I risultati del sondaggio contrastano con l’idea che il cyberbullismo tra i compagni di classe sia unicamente una problematica dei paesi ad alto reddito. Tre quarti degli adolescenti hanno inoltre dichiarato che i social network, fra cui Facebook, Instagram, Snapchat e Twitter, sono i luoghi in cui si verifica più comunemente il bullismo online.

“Avere classi ‘connesse’ significa che la scuola non finisce più quando l’alunno esce dall’aula, e, sfortunatamente, non finisce nemmeno il bullismo scolastico – dichiara il direttore generale dell’Unicef Henrietta Fore -. Migliorare l’esperienza formativa dei giovani significa dar conto dell’ambiente che incontrano, sia online sia offline”.

Il 32% di coloro che hanno partecipato ai sondaggi crede che i governi dovrebbero essere responsabili di porre fine al cyberbullismo, il 31% ritiene che siano i giovani e il 29% ha risposto le società di internet.

Per porre fine al bullismo e alla violenza a scuola e nei dintorni, l’Unicef e i partner chiedono azioni immediate per tutti i settori nell’attuazione di politiche per proteggere i bambini e i giovani dal cyberbullismo e dal bullismo; nella creazione e dotazione di help line nazionali per supportare i bambini e i giovani; nell’avanzamento degli standard e delle pratiche etiche per i provider dei social network, specialmente per quanto riguarda la raccolta, l’informazione e la gestione dei dati; nella raccolta di dati migliori e disaggregati sul comportamento dei bambini e dei giovani online per fornire informazioni per le politiche e le direttive; nel formare gli insegnanti e i genitori per prevenire e rispondere al cyberbullismo e al bullismo, in particolare per i gruppi vulnerabili.

In tema di prevenzione, l’Unicef Italia ha dedicato una particolare attenzione al tema del bullismo e del cyberbullismo elaborando uno specifico kit didattico per le scuole dal titolo ‘Non perdiamoci di vista’. Attraverso questo kit l’Unicef Italia vuole accrescere la consapevolezza dei rischi legati a bullismo e al cyberbullismo con la realizzazione di percorsi educativi che consentano ai ragazzi di sviluppare empatia e solidarietà attraverso una riflessione sul modo in cui costruiscono e vivono le loro relazioni.

L’Unicef Italia ha anche realizzato – insieme a Unicef Malesia, Digi e Telenor Group – una guida per genitori su come parlare di Internet ai figli. L’Unicef Italia insieme all’associazione CamMiNo ha avviato il progetto ‘Legalità’, nelle scuole secondarie di secondo grado di 7 città italiane, con un focus sul cyberbullismo e la sicurezza in rete. Il progetto prevede lezioni interattive con i ragazzi e le ragazze, per approfondire gli aspetti giuridici, psicologici, pedagogici e tecnico-informatici del cyberbullismo e della sicurezza in rete. Sarà inoltre dedicato un momento alla simulazione di un procedimento penale minorile relativo a un possibile comportamento improprio in rete.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 2