Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

STREAMING

Deezer alla sfida di Apple Music: sbarco in borsa entro l’anno

Il servizio di musica in streaming verso la quotazione a Parigi: così spera di ottenere più disponibilità finanziaria nella battaglia senza esclusione di colpi contro Spotify e la new entry di Cupertino

22 Set 2015

Antonello Salerno

Per attrezzarsi contro concorrenti sempre più agguerriti, e che spesso dispongono di risorse finanziarie più importanti – a partire dalla new entry di giugno, Apple Music, e Spotify Deezer ha deciso di quotarsi alla borsa di Parigi. Il servizio di musica in streaming potrebbe in questo modo avere più capitale a disposizione per affrontare le sfida di un mercato difficile e dinamico come quello della musica. La quotazione, il cui iter dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno, secondo quanto precisato dalla società sarebbe a questo punto soltanto in attesa dell’ok delle autorità finanziarie francesi. L’Ipo, secondo quanto spiegato dal ceo Hans-Holger Albrecht, servirà alla società per espandere ulteriormente la propria offerta, arrivare a “una distribuzione più capillare coinvolgendo le telco e produttori di device”, oltre che per migliorare il prodotto e i contenuti. Grazie alla quotazione, secondo le previsioni degli analisti, la società potrebbe arrivare a essere valutata un miliardo di euro.

La quotazione di Deezer è destinata ad aprire un nuovo capitolo nella storia dei servizi di musica in streaming, sulla loro sostenibilità e sui loro ritorni economici. Finora infatti lo streaming ha causato il crollo delle vendite dei Cd e dei singoli album digitali, fino a generare malcontento anche in alcuni artisti, insoddisfatti dalle royalties troppo basse offerte da Spotify & Co.

Allo stesso tempo alcune tra le più grandi società che si occupano di streaming, a partire da Spotify, hanno i conti in perdita perché continuano a spendere per ingrandirsi, mentre “tirano la corda” con le etichette discografiche sui diritti. Situazione in cui rientra in pieno anche Deezer, fondata a Parigi nel 2007: il fatturato della casa madre, Blogmusik, è schizzato del 52% nel 2014 a 138 milioni di euro, ma senza generare utili, anzi registrando una perdita di 23 milioni di euro, perdita proseguita con 11 milioni di euro nella prima metà del 2015, mentre il cash flow positivo è previsto al momento per il 2018.

Secondo i dati forniti dalla società, Deezer conta su 6,3 milioni di utenti a pagamento, su un catalogo di 35 milioni di brani ed è disponibile in più di 180 Paesi nel mondo, ma con una zoccolo duro di utenti in Francia, per un abbonamento mensile che costa 9,99 euro. Il grosso dei sottoscrittori a pagamento, in ogni caso, circa 4,8 milioni di persone, accedono al servizio grazie al contratto in bundle con il loro operatore, Orange, che insieme ad Access industries (la società del tycoon Len Blavatnik) e a tre etichette discografiche (Warner Music, Sony Music e Universal Music) è tra i principali investitori del progetto.