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IL SUMMIT

Di Maio incontra le aziende della gig economy: “Verso un contratto di lavoro nazionale”

Il ministro vede i vertici di Foodora & co: “Dialogo positivo, ora avviamo un tavolo. Se non dovesse dare risultati andremo avanti sul decreto Dignità”. Tra i punti che saranno al centro del confronto: previsione di un compenso minimo inderogabile, rimborso spese forfettario e iscrizione obbligatoria Inps e Inail a carico del datore di lavoro

18 Giu 2018

Federica Meta

Giornalista

Un incontro positivo con cui si è dato avvio a un tavolo per definire le nuove regole del lavoro ai tempi della gig economy. È il primo risultato del “summiit” di oggi tra il ministro del Lavoro e Sviluppo economoco, Luigi Di Maio e le aziende del comparto, Deliveroo, JustIt, Foodora, Domino’s Pizza e Glovo.

“L’incontro – ha detto il ministro è andato andato molto bene: apriremo un tavolo di contrattazione per costruire insieme un nuovo modello di tutele e di contratto per i riders e chissà che non si arrivi al primo contratto nazionale della gig economy. Se poi il tavolo non dovesse andar bene, interverremo con la norma che avevamo progettato”. Ovvero il decreto Dignità.

Al tavolo, ha rassicurato Di Maio, saranno invitate anche le rappresentanze sindacali, però – e lo dico senza polemica – molte di queste persone non si sentono oggi rappresentate dalle sigle sindacali, e su questo c’è un tema da affrontare”. Così come da affrontare sarà la questione dei contratti a termine che, ha detto il ministro, “abbiamo intenzione di ridurre”.

In un posti su Facebook, il ministro dettaglia i punti fermi del dialogo avviato: obblighi e responsabilità precise tra le parti; requisiti di forma nel contratto per garantire la certezza del diritto; previsione di un compenso minimo inderogabile. E ancora rimborso spese forfettario per manutenzione del supporto tecnologico e meccanico (esempio 50 euro al mese); iscrizione obbligatoria Inps e Inail a carico del datore di lavoro; ferie riposo e diritto alla disconnessione”. “La volontà di intraprendere questo percorso è forte da entrambi le parti. Sono fiducioso che lavorando insieme – scrive Di Maio – giungeremo a una soluzione che farà da apripista in Italia e nel mondo per i diritti dei nuovi lavoratori digitali e per la fine del precariato”

Soddisfazione è stata espressa dal ceo di Foodora, Gianluca Cocco. “C’è stato molto dialogo, molta trasparenza, il ministro è stato molto positivo e anche noi penso, tutti quanti – ha sottolineato – Siamo partiti col piede giusto. Ci rivedremo, anche se non c’è ancora una data”. Nessun commento invece sulla possibilità che l’azienda lasci l’Italia a causa del decreto dignità come paventato in un’intervista al Corriere della Sera.

“L’incontro con il Ministro si è svolto in un clima positivo e costruttivo, e siamo contenti di aver partecipato ad un primo confronto  – commenta Daniele Contini, country manager di Just Eat in Italia – In qualità di marketplace con un modello di business in cui le consegne vengono svolte direttamente in autonomia dai ristoranti o attraverso partner logistici sul territorio, siamo intervenuti all’incontro coinvolgendo proprio i nostri due partner di logistica principali con l’obiettivo di ragionare insieme alle parti tecniche, portando però anche il nostro know how come leader del settore, e la nostra peculiarità come marketplace, con una forte conoscenza del mercato della ristorazione italiana. Abbiamo riconfermato che, come Just Eat, siamo disponibili a costruire un tavolo di lavoro. Dall’altra parte abbiamo riscontrato uno spirito collaborativo. Le premesse sono buone”.

Sulla stessia scia i commenti di Deliveroo. “Deliveroo vuole offrire ai rider flessibilità e sicurezza e accogliamo con favore l’opportunità di lavorare con il Ministro del Lavoro Luigi Di Maio su queste priorità – dice Matteo Sarzana, general manager di Deliveroo Italia, a seguito dell’incontro di questo pomeriggio tra il Ministro del Lavoro Luigi Di Maio e le principali aziende del food delivery.

“Deliveroo offre ai rider il lavoro ben pagato e flessibile che ci chiedono: un lavoro che dà loro la libertà di scegliere dove e quando collaborare. Oltre alle dotazioni di sicurezza gratuite, forniamo loro un’assicurazione. Vogliamo andare oltre, dando ai rider ancora più sicurezza mentre collaborano con Deliveroo; questo significa porre fine alla dicotomia flessibilità-sicurezza a cui oggi ci obbliga il diritto del lavoro”, conclude Sarzana.

Obiettivo del decreto Dignità annunciato da Di Maio la scorsa settimana è quello di garantire più diritti per i lavoratori, con un occhio particolare a quelli della gig economy.

Si punta a dare più garanzie ai lavoratori delle piattaforme digitali, riders in prima fila,  ai quali verranno riconosciute alcune tutele previdenziali e antinfortunistiche, di cui oggi sono totalmente privi; verrà espressamente proibita la retribuzione a cottimo, spesso di ammontare irrisorio. Non è esclusa la possibilità che sia fissato anche un salario minimo orario.

Per Ciro Cafiero, avvocato giuslavorista ed esperto di lavoro 4.0,”non si dovrebbe estendere la vecchia disciplina del lavoro subordinato ai riders ma disegnare una cornice tracciata dal legislatore immaginando uno statuto di diritti comuni sia ai lavoratori subordinati sia agli autonomi, agli occasionali che ai co.co.co”. Si tratta di “creare cioè uno statuto di tutele applicabili al lavoratore in quanto tale e non subordinare alla tipologia. E questo anche nel segno delle direttive che ci dà l’Ilo che parla di decent work”. Una scelta che potrebbe andare nella direzione dell’esperienza inglese che ha creato da anni delle tutele per i cosiddetti “workers” che sono lavoratore qualsiasi, differenti dagli “employees” che sono invece i lavoratori subordinato. “In Inghilterra oggi gli workers godono di alcune tutele minime”, ricorda Cafiero.

Plauso a Di Maio dai sindacati. “E’ necessario ricondurre i rapporti di lavoro della gig economy in un ambito contrattuale certo ed esigibile, che garantisca un salario dignitoso e assicuri le tutele in tema di salute, sicurezza e una flessibilità organizzativa concordata – evidenzia il segretario generale della Federazione dei Sindacati del Terziario Fist Cisl Pierangelo Raineri – Apprezziamo la disponibilità del ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro Di Maio ad avviare un tavolo di contrattazione tra i rappresentanti dei riders e i rappresentanti delle piattaforme digitali così come -afferma Raineri- valutiamo positivamente la posizione del Governo sulla necessità di contrastare la dilagante precarietà dell’occupazione anche attraverso il divieto di retribuzione a cottimo”.

Dopo le mosse del Comune di Milano, Bologna e della Regione Lazio il tema dei tutele per i lavoratori della gig economy entra dunque nell’agenda di governo mentre si organizzano anche i lavoratori. A Roma è infatti nato il Riders Union, il collettivo di fattorini che lavorano per le piattaforme online di consegne a domicilio come Foodora, Just Eat o Deliveroo: il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, li ha chiamati a partecipare ad un incontro in vista della proposta di legge regionale che la Giunta si è impegnata a varare entro l’estate. La nuova normativa definirà gli standard di tutele in favore dei lavoratori connessi alle piattaforme digitali.

Il Foglio dei diritti primari del lavoro digitale” interviene su numerosi aspetti tra cui  forme di tutela del lavoro, compatibili con le norme nazionali (prerogative di natura assicurativa, previdenziale e di salute e sicurezza);  forme di garanzia (salario minimo individuato in sede di contrattazione collettiva, rifiuto del cottimo, manutenzione dei mezzi, indennità in casi particolari, obbligo di informazione, diritto alla formazione);  strumenti permanenti di confronto tra le Parti sociali, anche al fine di rafforzare il Patto per il lavoro; strumenti di informazione, anche a partire dalla rete regionale dei Centri per l’impiego.

Una proposta, quella del Lazio, che fa il paio con la Carta dei diritti presentata dal Comune di Bologna, alla quale ha aderito anche Milano: si tratta del primo accordo in Europa sul tema della gig economy che trova un’applicazione sperimentale sul delivery food. La Carta intende promuovere la crescita delle piattaforme digitali senza abbassare le tutela dei lavoratori e sono convinto possa essere un tassello utile per promuovere una nuova cultura del lavoro digitale in Italia e in Europa.

All’attenzione di Anci e di tutti i Comuni che vorranno aderire al tavolo di confronto, il Comune di Milano propone l’individuazione di standard cui chiedere l’adesione delle piattaforme in materia di assicurazioni, dotazioni di sicurezza, salario equo. In cambio verrà offerta disponibilità a costruire adeguati percorsi formativi che nell’ottica dell’Amministrazione potranno portare al conseguimento di un attestato o di un futuro ’patentino del rider’, contemplando un particolare focus sulla sicurezza e sulle norme del codice dalla strada, nonché sulle principali disposizioni di sicurezza sul lavoro e sulle dotazioni necessarie allo svolgimento dell’attività come l’uso di caschi omologati e indumenti rifrangenti per aumentare la visibilità del lavoratore in particolari condizioni climatiche, oltre alla conoscenza delle basilari norme igienico-sanitarie per il trasporto degli alimenti al fine di garantire ancor di più il consumatore finale.

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