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LE REGOLE

Gig economy, Lazio apripista: prima legge sul lavoro digitale

La Regione si è impegnata ad approvare entro l’estate un provvedimento che garantisca tutele ai lavoratori delle piattaforme. Il 25 maggio via alla consultazione pubblica. Il governatore Zingaretti: “Proteggiamo diritti e innovazione”

15 Mag 2018

Federica Meta

Giornalista

Garantire la tutela dei lavoratori, il contrasto alle diseguaglianze e la lotta allo sfruttamento. E’ questa la sfida raccolta dalla Regione Lazio per estendere gli standard di diritti e tutele ai lavoratori della cosiddetta gig economy, cioè a coloro che lavorano tramite app o su piattaforme collaborative digitali, come i riders impegnati principalmente nella consegna di cibo a domicilio.

Per colmare un vuoto normativo e rispondere alle nuove esigenze emerse nel mercato del lavoro, con la nascita della cosiddetta “Industria 4.0”, la Regione Lazio si è impegnata con una Memoria di Giunta dal titolo “Il Foglio dei diritti primari del lavoro digitale” ad approvare, entro l’estate, una proposta di legge regionale che garantisca nel Lazio gli standard di tutele in favore dei lavoratori connessi alle piattaforme digitali. Il primo passo sarà la raccolta di proposte e suggerimenti dalle forze politiche, sindacati, cittadini, studiosi e, naturalmente, dai lavoratori e imprese della gig economy.

“Sono convinto che l’Italia e il Lazio abbiano bisogno di più innovazione ma anche di più diritti- sottolinea il governatore Nicola Zingaretti – Fare innovazione significa investire nella ricerca, nell’università, nel sostegno alle Pmi che vogliono innovare, nella possibilità di trovare lavoro nuovo ma è importante che accanto a questa innovazione ci sia una innovazione nella sfera dei diritti. Noi sappiamo che la gig economy è uno dei settori  produttivi nuovi ed è giusto che lo sviluppo di questa nuova economia sia accompagnata da una grande discussione e da provvedimenti legislativi nella sfera dei diritti”.

La Regione avvierà infatti una fase di Consultazione pubblica a partire dal prossimo 25 maggio, della durata di 20 giorni, con una sezione del sito www.regione.lazio.it dedicata alla raccolta di proposte per la definizione degli strumenti e strategie da perseguire, secondo una logica di processo partecipato, condiviso e aperto.

In particolare, la consultazione pubblica avrà come oggetto “Il Foglio dei diritti primari del lavoro digitale” dedicato ai lavoratori e alle lavoratrici che operano mediante l’utilizzo di piattaforme collaborative digitali e che interviene su numerosi aspetti tra cui  forme di tutela del lavoro, compatibili con le norme nazionali (prerogative di natura assicurativa, previdenziale e di salute e sicurezza);  forme di garanzia (salario minimo individuato in sede di contrattazione collettiva, rifiuto del cottimo, manutenzione dei mezzi, indennità in casi particolari, obbligo di informazione, diritto alla formazione);  strumenti permanenti di confronto tra le Parti sociali, anche al fine di rafforzare il Patto per il lavoro; strumenti di informazione, anche a partire dalla rete regionale dei Centri per l’impiego.

Non sarà però una legge punitiva, come tiene a speigare l’assessore al Lavoro, Claudio Di Berardino. “Ma avrà l’obiettivo di far emergere, regolare e coinvolgere – puntualizza l’assessore – Questa memoria di giunta vuole essere un atto concreto e preciso che segna l’inizio di un percorso e scandisce le tempistiche. La giunta definirà una proposta di legge con cui dare risposte: mettere in fila i diritti minimi che devono essere garantiti a questi lavoratori. Ci sono i temi delle assicurazioni e del salario, che va certamente contrattato, che sono i punti da cui concretamente partire. Vorremmo inoltre rendere il tutto pubblico, perché oltre al confronto tradizionale con le parti sociali intendiamo aprire una consultazione in cui ognuno potrà esprimere un punto di vista, dare suggerimenti”.

Prevista, inoltre, la creazione del Portale del lavoro digitale, ovvero un’anagrafe alla quale potranno registrarsi sia le imprese che operano nella gig economy sia i lavoratori che offrono il proprio lavoro attraverso app digitali. Ai lavoratori digitali che si iscrivono all’elenco regionale, la Regione Lazio riconoscerà tutele aggiuntive rispetto a quelle contrattuali stabilite dalle parti di natura sanitaria, previdenziale e assicurativa ed erogherà politiche attive del lavoro per chi desideri intraprendere percorsi lavorativi che offrano nuove opportunità.

“Con questa proposta di legge vogliamo lanciare una grande provocazione nel dibattito nazionale. Io vedo che in queste ore c’è un grande dibattito sul governo e il  programma di governo – dice Zingaretti – Sarebbe importante che fra tante parole si inserisse, e questo ci permettiamo di suggerirlo, una nuova legislazione nazionale a tutela dei diritti dei lavoratori della gig economy, dentro il programma del futuro governo. Noi, comunque, lo faremo”.

“Sappiamo che questa è materia nazionale e che quindi è sottoposta a una legislazione che ha la competenza del Parlamento- evidenzia Zingaretti- Però credo che sia un atto da compiere ugualmente per mettere in campo una provocazione politica. Sarà divertente vedere un governo che cancella una sfera di diritti che riguardano tantissimi ragazzi e ragazze del nostro paese. Ci auguriamo che l’approvazione di una legge nel Lazio spinga la nuova maggioranza o il nuovo eventuale governo a farla propria e a modificare la legislazione nazionale”.

La mossa della Regione Lazio fa seguito alla sentenza Foodora con cui il tribunale di Torino ha stabilito che i rider non si possono considerare lavoratori dipendenti. La sentenza Foodora che ha accesso i riflettori sulle condizioni di lavoro e sui diritti e che ha attivato l’impegno delle istituzioni locali. A cominciare dal Comune di Bologna che per primo ha firmato – insieme a Cgil, Cisl, Uil e Union Riders – una Carta per i diritti: paga minima adeguata, niente cottimo, coperture assicurative, indennità meteo e contratti trasparenti i punti chiave.

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