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LA PROPOSTA

Stop al cottimo e salario minimo per i rider, Di Maio annuncia il decreto Dignità

Tutele previdenziali e diritto alla disconnessione per i riders tra gli altri punti del provvedimento. Il ministro allo Sviluppo economico e Lavoro: “Iniziamo la lotta contro il precariato”

15 Giu 2018

Federica Meta

Giornalista

Più diritti per i lavoratori, con un occhio particolare a quelli della gig economy: è l’obiettivo del decreto Dignità annunciato ieri dal ministro dello Sviluppo economico e Lavoro, Luigi Di Maio.

Si punta a dare più garanzie ai lavoratori delle piattaforme digitali, riders in prima fila,  ai quali verranno riconosciute alcune tutele previdenziali e antinfortunistiche, di cui oggi sono totalmente privi; verrà espressamente proibita la retribuzione a cottimo, spesso di ammontare irrisorio. Non è esclusa la possibilità che sia fissato anche un salario minimo orario.

Secondo quanto riporta Il Fatto Quotidiano l’articolo 3 della bozza di decreto recita: “Non è consentito retribuire a cottimo, in tutto o in parte, le prestazioni di lavoro svolte tramite piattaforme, applicazioni e algoritmi elaborati dal datore di lavoro o per suo conto”. Si paga la disponibilità e poi, per chi viene davvero utilizzato, le consegne, ma ai fattorini viene garantito anche il “diritto alla disconnessione”: il datore di lavoro non può inviare comunicazioni “per un periodo di almeno 11 ore consecutive ogni 24 ore” dopo l’ultimo turno di disponibilità. La sanzione per chi sgarra va da 250 a 1.250 euro per ciascun periodo e ciascun lavoratore. Basta mandare una notifica o una mail a tutti i rider per trasformare la multa in un salasso.

“Da oggi – ha detto Di Maio – comincia la lotta al precariato giovanile. Voglio che i giovani sappiano che c’è un ministero che sta lavorando per loro. I governi precedenti li hanno resi invisibili e senza voce, a volte persino insultati, noi da oggi per la prima volta diamo loro voce e dignità. Loro li volevano deboli, noi li vogliamo come colonna portante del cambiamento”. Per il ministro “deve finire l’epoca della precarietà infinita che sta dando solo incertezza ai cittadini e sta massacrando l’economia abbassando la produttività delle imprese. Senza serenità per progettarsi una vita è difficile riuscire ad essere produttivi”.

L’annuncio del decreto Dignità arriva a qualche settimana dall’incontro di Di Maio – il primo in qualità di ministro – con i rappresentanti dei riders: in quell’occasione Di Maio si era impegnato da intervenire in tempo rapidi sulla questione delle tutele.

Dopo le mosse del Comune di Milano, Bologna e della Regione Lazio il tema dei tutele per i lavoratori della gig economy entra nell’agenda di governo mentre si organizzano anche i lavoratori. A Roma è infatti nato il Riders Union, il collettivo di fattorini che lavorano per le piattaforme online di consegne a domicilio come Foodora, Just Eat o Deliveroo: il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, li ha chiamati a partecipare ad un incontro in vista della proposta di legge regionale che la Giunta si è impegnata a varare entro l’estate. La nuova normativa definirà gli standard di tutele in favore dei lavoratori connessi alle piattaforme digitali.

Il Foglio dei diritti primari del lavoro digitale” interviene su numerosi aspetti tra cui  forme di tutela del lavoro, compatibili con le norme nazionali (prerogative di natura assicurativa, previdenziale e di salute e sicurezza);  forme di garanzia (salario minimo individuato in sede di contrattazione collettiva, rifiuto del cottimo, manutenzione dei mezzi, indennità in casi particolari, obbligo di informazione, diritto alla formazione);  strumenti permanenti di confronto tra le Parti sociali, anche al fine di rafforzare il Patto per il lavoro; strumenti di informazione, anche a partire dalla rete regionale dei Centri per l’impiego.

Una proposta, quella del Lazio, che fa il paio con la Carta dei diritti presentata dal Comune di Bologna, alla quale ha aderito anche Milano: si tratta del primo accordo in Europa sul tema della gig economy che trova un’applicazione sperimentale sul delivery food. La Carta intende promuovere la crescita delle piattaforme digitali senza abbassare le tutela dei lavoratori e sono convinto possa essere un tassello utile per promuovere una nuova cultura del lavoro digitale in Italia e in Europa.

All’attenzione di Anci e di tutti i Comuni che vorranno aderire al tavolo di confronto, il Comune di Milano propone l’individuazione di standard cui chiedere l’adesione delle piattaforme in materia di assicurazioni, dotazioni di sicurezza, salario equo. In cambio verrà offerta disponibilità a costruire adeguati percorsi formativi che nell’ottica dell’Amministrazione potranno portare al conseguimento di un attestato o di un futuro ’patentino del rider’, contemplando un particolare focus sulla sicurezza e sulle norme del codice dalla strada, nonché sulle principali disposizioni di sicurezza sul lavoro e sulle dotazioni necessarie allo svolgimento dell’attività come l’uso di caschi omologati e indumenti rifrangenti per aumentare la visibilità del lavoratore in particolari condizioni climatiche, oltre alla conoscenza delle basilari norme igienico-sanitarie per il trasporto degli alimenti al fine di garantire ancor di più il consumatore finale.

Movimenti interessanti verso una maggiore tutela dei diritti dei rider si rileva anche dentro le aziende. Uber ha annunciato un accordo con Axa, che prevede la copertura di malattia, infortuni, congedo di maternità e di paternità per gli autisti di Uber e i corrieri di Uber Eats. La copertura assicurativa gratuita, sarà garantita a oltre 150.000 partner indipendenti di Uber

La mossa arriva dopo quella di Deliveroo che era intervenuta per prima sul fronte della tutela dei suoi operatori.  I primi di maggio il gigante londinese, che ha visto crescere il suo fatturato del 600% nell’ultimo anno, ha annunciato che i 35mila fattorini che lavorano per lui in ben 12 paesi, avranno una copertura assicurativa gratuita, più  sostanziosa.

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