L'Ict non è un lavoro per donne: in Italia occupazione femminile al 15% - CorCom

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L’Ict non è un lavoro per donne: in Italia occupazione femminile al 15%

Secondo il Women in Digital (WiD) il nostro Paese si attesta al 25esimo posto della classifica. Peggio di noi solo Grecia, Romania e Bulgaria. Ma in Europa non va meglio, la media delle occupate è del 18%. Bruxelles pronta ad intervenire con risorse del Recovery and Resilience Fund

09 Dic 2020

Patrizia Licata

giornalista

In Europa il divario di genere nelle competenze digitali continua ad essere uno dei maggiori ostacoli alla partecipazione delle donne al mondo del lavoro e alla digital society in genere. L’Italia, 25ma tra i Paesi Ue, è di quasi 3 punti percentuali al di sotto della media; peggio di noi fanno solo Grecia, Romania e Bulgaria. Finlandia, Svezia, Danimarca, Olanda e Lussemburgo sono i Paesi al di sopra della media Ue.

È quanto emerge dal Women in Digital (WiD) Scoreboard 2020 realizzato dalla Commissione europea come parte dell’Indice Desi. In Ue solo il 17,7% di specialisti Ict è donna. In Italia, solo il 14,8% degli specialisti Ict è donna.

Il divario nell’uso di Internet

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Il WiD Scoreboard monitora la partecipazione delle donne all’economia digitale. L’indice misura la prestazione degli Stati membro in tre macro-aree: utilizzo di Internet, skill legate all’uso di Internet e competenze specialistiche e livelli occupazionali. La misurazione avviene tenendo conto di 12 indicatori. In Italia il gender gap è presente in tutti questi indicatori.

Complessivamente, il divario di genere si è ristretto in Europa negli ultimi dieci anni dal 7% al 2% per quanto riguarda l’uso di Internet: la maggior parte delle donne (84% contro l’86% degli uomini) si collega online almeno una volta a settimana. In Italia le percentuali scendono al 72% per le donne e al 76% per gli uomini. Il 19% delle donne italiane non ha mai usato Internet (contro il 10% degli uomini).

Ancora, il 43% delle donne utilizza l’online banking (contro il 53% degli uomini) e il 31% usa i servizi pubblici online (e-gov) contro il 33% degli uomini.

Indietro sulle competenze avanzate

Per quanto riguarda le competenze, a livello europeo il distacco con gli uomini è diminuito solo nelle skill digitali di base, dal 10,5% del 2015 al 7,7% del 2019. Oggi il 56% delle donne europee ha competenze digitali di base (uomini: 60%) e il 31% ha competenze avanzate (uomini: 36%).

In Italia, il 38% delle donne ha competenze digitali di base e il 19% ha competenze avanzate (uomini rispettivamente al 45% e 25%).

Le laureate Stem in Italia sono il 12,5% contro il 18,4% degli uomini. Su scala Ue le donne laureate in materie tecnico-scientifiche sono il 14,3% contro il 26,3% degli uomini. Il divario non è, dunque, solo italiano.

Le risorse Ue per l’upskilling delle donne

“Il contributo delle donne alla digital economy dell’Europa è cruciale”, ha commentato Margrethe Vestager, vice-presidente esecutivo della Commissione europea. “Lo scoreboard mostra che in Ue solo il 18% degli specialisti in tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni è donna: dobbiamo fare di più”.

Come? “Apriremo la strada per aggiornare e far crescere le competenze digitali delle donne in tutta Europa con il prossimo Digital Europe Programme e almeno il 20% del Recovery and Resilience Fund dedicato al digitale“, ha indicato Thierry Breton, commissario al Mercato interno. “Per mettersi a capo della transizione digitale, la nostra industria deve cogliere a pieno il potenziale di competenze dell’Europa e favorire il talento delle donne”, ha detto ancora Breton.

La Commissione europea intende affrontare il gender gap digitale anche tramite il piano d’azione quinquennale già presentato all’interno della European Skills Agenda.

L’impatto sull’imprenditoria femminile

La mancanza di competenze digitali specialistiche sta colpendo anche le attività commerciali gestite da donne in questo periodo di pandemia. L’87% delle imprenditrici, su scala mondiale, afferma di aver registrato un impatto negativo sul proprio business, come svela la quarta edizione del Mastercard Index of women entrepreneurs (Miwe). I fattori che hanno reso il genere femminile particolarmente vulnerabile sono la sproporzionata rappresentanza nei settori più colpiti dalla crisi, il marcato divario di genere digitale in un mondo sempre più virtuale e le crescenti pressioni per le responsabilità legate alla gestione familiare.

Tra i 58 paesi esaminati a livello globale, l’Italia ricopre il 42° posto in classifica con un punteggio pari a 57,22 una posizione in crescita (47° nel 2019 con uno score Miwe di 53,0 con un aumento del 7.9%) che non manca però di rimarcare la necessità di sforzi strutturali per superare il divario di genere diffuso in termini di occupazione, inclusione finanziaria e opportunità accademiche, tutti elementi che influiscono sul tasso di affermazione imprenditoriale delle donne nel nostro Paese. Una situazione acuita a seguito delle restrizioni imposte dalla pandemia, che hanno costretto le donne italiane a farsi ancora più carico della gestione familiare.

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