E-book, Piccoli Nardelli (Pd): "Lavorare a un'Iva europea" - CorCom

LIBRI DIGITALI

E-book, Piccoli Nardelli (Pd): “Lavorare a un’Iva europea”

La deputata commenta la sentenza della Corte di Giustizia Ue che ha bocciato il taglio dell’imposta deciso da Francia e Lussemburgo: “E’ il contenuto che fa il libro, non il supporto”

06 Mar 2015

Federica Meta

“Bisogna lavorare per un’Iva europea sugli e-book”. Ne è convinta Flavia Piccoli Nardelli, deputata Pd e membro della commissione Cultura della Camera, che commenta a CorCom la sentenza della Corte di Giustizia che ha bocciato il taglio dell’Iva sui libri digitali deciso da Francia e Lussemburgo.

Onorevole come giudica la sentenza della Corte Ue?

È davvero difficile accettare le ragioni per cui ci si ostina, a livello di Unione europea, a non accettare l’idea che “un libro è un libro”, indipendentemente dal formato in cui viene letto. Per me, che sono relatrice di un provvedimento di legge in favore della lettura, diventa prioritario sostenere che quello che fa il libro è il contenuto, al di là del tipo di supporto, cartaceo oppure elettronico sui cui viene letto. Comunque la bocciatura della Corte di Giustizia Europea dell’aliquota ridotta sui libri elettronici introdotta da Francia e Lussemburgo nel 2012 era una sentenza annunciata, perché la legge europea prevede una riduzione dell’Iva solo per i libri cartacei e non per gli ebook. L’Italia, quando nell’ultima legge di stabilità ha ridotto l’iva al 4% sugli e-book, ha fatto una scelta consapevole, ha deciso di rischiare di incorrere in una procedura di infrazione, nella convinzione che “un libro è un libro”, per i contenuti che trasmette indipendentemente dal supporto fisico su cui viene letto e dai servizi digitali che implica.

Quale ruolo può svolgere il governo italiano in vista dell’aggiornamento delle norme Ue sull’Iva

Penso sia importante sostenere la necessità che sia l’Europa a fissare un’Iva comune sul libro digitale. Per questo diamo il nostro pieno sostegno alla battaglia del ministro della cultura, Dario Franceschini, al suo lavoro di sensibilizzazione della Commissione Europea ed in particolare dei ministri della cultura degli stati membri perché la materia sia sottratta al solo controllo dell’Ecofin. Siamo a buon punto, basti ricordare l’accordo dai ministri della cultura europei che si è tenuto a Bruxelles lo scorso 25 novembre, in cui si impegnavano a: «a promuovere la lettura come strumento per diffondere il sapere, incoraggiare la creatività, sostenere l’accesso alla cultura e la diversità culturale e sviluppare la consapevolezza dell’identità europea, affrontando il tema delle diverse condizioni applicate ai libri elettronici e ai libri di stampa. Anche il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz è dell’idea che la sentenza sugli ebook debba essere affrontata dalla Commissione Europea allo scopo di sostenere le industrie culturali. Un invito esplicito all’UE ad affrontare con determinazione questa incomprensibile differenza di trattamento IVA tra i libri cartacei e gli ebook al fine di stabilire finalmente un’imposta unica e condivisa a livello europeo.

Il Parlamento italiano cosa può fare?

La decisione pressoché concorde del Parlamento italiano di proseguire nella strada dell’equiparazione dell’aliquota fiscale, che è stata introdotta con la legge di stabilità 2015 anche su richiesta di editori, bibliotecari e librai, sarà una forte sollecitazione al governo perché si proceda in questa direzione: “un libro è un libro” e oggi è incomprensibile fare una distinzione in base al supporto. Questo non solo perché il mercato degli e-book è in crescita e dobbiamo sostenerlo, ma soprattutto perchè tutti noi riteniamo che la sfida da vincere sia quella di aumentare gli indici di lettura nel nostro Paese come strumento di diffusione del sapere e della democrazia.