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EUROPEE 2019

Elezioni Ue, Facebook svela la piattaforma per le ads politiche

Il social network in campo contro fake news e ingerenze straniere: occorrerà un’autorizzazione per comprare annunci. In archivio i dati sugli autori delle iniziative e sui segmenti demografici raggiunti. A Dublino il nuovo centro di controllo dei contenuti

28 Gen 2019

Patrizia Licata

giornalista

European Parliament President Antonio Tajani, right, welcomes Facebook CEO Mark Zuckerberg upon his arrival at the EU Parliament in Brussels on Tuesday, May 22, 2018. European Parliament President Antonio Tajani, right, welcomes Facebook CEO Mark Zuckerberg upon his arrival at the EU Parliament in Brussels, Tuesday, May 22, 2018. European Union lawmakers plan to press Zuckerberg on Tuesday about data protection standards at the internet giant at a hearing focused on a scandal over the alleged misuse of the personal information of millions of people. (ANSA/AP Photo/Geert Vanden Wijngaert) [CopyrightNotice: Copyright 2018 The Associated Press. All rights reserved.]

Facebook rafforza anche nell’Unione europea i controlli sulle ads politiche mostrate dalla sua piattaforma in vista delle elezioni al Parlamento europeo del prossimo maggio. Le nuove regole sono state già introdotte negli Stati Uniti in autunno durante la campagna elettorale per il voto di metà mandato.

Il social network, finito nell’occhio del ciclone per le pubblicità russe diffusesi nel 2016 prima dell’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti e per lo scandalo Cambridge Analytica, vuole evitare ogni passo falso con gli appuntamenti elettorali previsti nei prossimi mesi non solo in Europa ma in diverse nazioni del mondo. I nuovi strumenti di trasparenza sono studiati innanzitutto per arginare le interferenze estere; in Ue saranno attivi da marzo ma saranno estesi su scala globale a giugno. 

“Chi vuole comprare ads politiche o ads legate a temi cruciali dovrà avere un’autorizzazione e Facebook mostrerà chi paga per quella pubblicità”, ha dichiarato Nick Clegg, head of global affairs di Facebook in conferenza stampa a Bruxelles, come riportato da Reuters.

Clegg, ex vice primo ministro britannico, è stato assunto da Facebook a ottobre per aiutare l’azienda di Menlo Park a definire strategie più adeguate per ottemperare alle sue responsabilità nei confronti degli utenti e delle società mondiali.

Tra le nuove misure adottate, Facebook creerà un archivio pubblico delle ads politiche in cui tutti potranno condurre ricerche. L’archivio conterrà informazioni come chi ha pagato le ads, quanto denaro è stato speso, il numero di impression e i segmenti demografici da cui le ads sono state visualizzate, inclusa la loro localizzazione geografica.

Le regole varranno non solo per le pubblicità politiche ma per le cosiddette ‘issue ads’, ovvero pubblicità che non sostengono specificamente un candidato o un partito politico ma che hanno come tema centrale un tema altamente politicizzato, come l’immigrazione.

Facebook ha anche detto che aprirà due nuovi centri operativi all’interno degli uffici esistenti a Dublino e a Singapore che si occuperanno di controllare i contenuti legati alle elezioni.

A metà mese Facebook aveva già indicato di voler estendere ad altri paesi le regole sull’advertising politico implementate negli Stati Uniti. Prima ancora delle elezioni al Parlamento europeo si terranno tornate elettorali in Ucraina, India e Nigeria.

Facebook è una piattaforma molto utilizzata dai politici per pubblicizzarsi, ma è stata usata anche come strumento per alcuni politici per screditare gli avversari nonché mezzo per alcuni hacker per manipolare l’opinione pubblicae per alcuni paesi per influire sul processo democratico o sull’esito delle elezioni di altre nazioni. Le presidenziali americane del 2016 hanno portato alla luce con estrema evidenza il fenomeno delle fake news politiche, della propaganda mirata a spaccare l’opinione pubblica e a esacerbare le tensioni su temi controversi.

Facebook ha ammesso di aver venduto ads politiche ad attori di matrice russa durante le presidenziali Usa del 2016, scatenando preoccupazioni tra i parlamentari del Congresso Usa su possibili legami tra Mosca e il presidente Donald Trump (il cosiddetto Russiagate) e, in generale, sulle interferenze del governo russo in America. Lo scorso mese una ricerca commissionata dal Senato Usa ha concluso che la Internet Research Agency, legata al governo russo, ha usato le ads sui social e i post su profili fake per promuovere Trump (accusa sempre respinta dalla Russia); la propaganda fake ha interessato anche Instagram, parte della galassia Facebook, con punte altissime di engagement del pubblico.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
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