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Altro che 5%. Elliott si prepara a “scalare” Tim fino alla soglia del 14%. Ecco il piano

Il fondo lavora con J.P. Morgan Securities per aumentare la propria partecipazione subito al 9%. Opzioni di put and call per un ulteriore 4,93% del capitale. Scorporo della rete e raddoppio dell’azione fra i punti salienti della strategia Transforming Tim. Sul piatto anche la network unification con Open Fiber

09 Apr 2018

Mila Fiordalisi

Condirettore

Elliott si prepara ad aumentare fortemente la propria partecipazione in Tim. Lo annuncia lo stesso fondo americano, capitanato da Paul Singer, in una nota in cui puntualizza di essere al lavoro insieme con J.P. Morgan Securities per salire subito al 9%. E il fondo ha opzioni put e call su un altro 4,93% del capitale, si evince da una comunicazione alla Consob. La partecipazione potenziale complessiva è quindi pari al 13,73%.

Il fondo ha inoltre messo nero su bianco una presentazione della propria strategia “Transforming Tim” per convincere gli investitori a schierarsi dalla sua parte. “Puntiamo sulla piena indipendenza di Tim e sulla creazione di valore per tutti gli shareholders”, si legge nella presentazione agli investitori. “Non stiamo cercando di ottenere il controllo del cda ma vogliamo liberarlo dal regno di Vivendi che ha portato alla distruzione del valore. Fra l’altro Elliot ribadisce che qualora il cda fosse reintegrato il 24 aprile, “non ci dovrebbe essere un’altra assemblea degli azionisti il 4 maggio”.

Il fondo scommette sullo scorporo della rete “che consentirebbe a Tim di “realizzare fino a 7 miliardi di euro di valore nascosto” e di dimezzare il debito portandolo da 25 a 12 miliardi con una riduzione di 1,9 volte del rapporto tra indebitamento finanziario netto ed ebitda. Non solo: “Un board indipendente potrebbe realizzare azioni che potrebbero raddoppiare il prezzo dell’azione nel giro di due anni” generando un dividendo di 1,2 miliardi nel 2019.

Il piano di Elliott auspica anche la “network unification” riferendosi esplicitamente agli assett di Tim e Open Fiber: “Non ha senso per Tim competere con un’altra rete. Se Tim vuole essere proattiva nel perserguire gli obiettivi di governo (sulla banda ultralarga, ndr) la network unification porterebbe grabnde valore per gli azionisti”.

Oggi intanto il termine ultimo per la presentazione delle liste: da quanto si apprende Elliott dovrebbe salire a 10 candidati dai sei presentati per sostituire i consiglieri “francesi”. Dieci i candidati di Vivendi. Assogestioni, per la prima volta, potrebbe decidere di non presentare una propria lista. E a questo punto diventerebbe molto importante lo schieramento di Cdp che ha deciso di entrare nel capitale di Tim con una quota fino al 5% (c’è tempo fino al 13 aprile per perfezionare l’operazione in modo da poter avere voce in capitolo nel board).

A favore della lista Elliott si sono intanto schierati la società statunitense di consulenza ai gestori internazionali Glass Lewis, il proxy advisor Iss e Frontis. 

Il proxy advisor italiano, ultimo in ordine di apparizione nella quadra dei sostenitori, invita i fondi suoi clienti a votare a favore della revoca dei consiglieri Vivendi e per la nomina dei sei nuovi indipendenti proposti da Elliott. “Frontis condivide le preoccupazioni di Elliott Advisors riguardo ai potenziali conflitti d’interesse di Vivendi come maggiore azionista di controllo del consiglio di amministrazione”.

LA STRATEGIA TRANSFORMING TIM

LE LISTE DI VIVENDI ED ELLIOTT

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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