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RAPPORTO ITALIA 2019

Eurispes: in recupero l’infrastruttura digitale, ma arrancano Industria 4.0 e PA

Secondo l’indagine annuale realizzata dall’istituto di ricerca, nella Penisola, che nella diffusione della banda ultralarga è solo 27esima in Europa, cresce la copertura delle reti di nuova generazione. Mancano però competenze certificate e solo un’impresa su dieci ha puntato sulle nuove tecnologie

01 Feb 2019

Più ombre che luci, per quanto riguarda l’innovazione, nel Rapporto Italia 2019 stilato da Eurispes. Sia gli indici internazionali sia le ricerche quali-quantitative restituiscono un’immagine del nostro Paese ancora non troppo definita sul piano della trasformazione digitale. Il Desi (Digital Economy and Society Index), indice che rileva i progressi compiuti dai membri dell’Unione in termini di digitalizzazione, colloca il nostro Paese al 25esimo posto, prima solo di Bulgaria, Grecia e Romania. Perdiamo posizioni riguardo alla connettività (da 25esimo a 26esimo) e integrazione delle tecnologie digitali (da 19esimo a 20esimo), mentre siamo al 19esimo posto in servizi pubblici digitali e penultimi nell’uso di Internet. Per quanto riguarda il capitale umano, perdiamo una posizione passando dal 24esimo al 25esimo posto. Migliora, invece, la copertura delle Nga (Next Generation Access Network: ossia le reti di accesso di nuova generazione), in fase di recupero dal 23esimo posto del 2016 al 13esimo del 2017, e gli Open Data, grazie ai quali l’Italia guadagna 11 posti, sopra la media Ue. Non cambia di molto la situazione se si guarda ai dati che emergono dal Digital Transformation Scoreboard della Commissione Europea. Il primo dei tre indici che lo compongono – il Digital Transformation Enablers’ Index (Dtei) ‒ rileva che l’Italia, per quanto riguarda i fattori abilitanti alla trasformazione digitale, presiede la 19esima posizione, ben 8,6 punti al di sotto della media europea; il Digital Technology Integration Index (Dtii) posiziona il nostro Paese al di sotto della media Ue-28: 19esimo insieme a Francia e Regno Unito; infine, il Digital Pulse Index, che analizza i media online e le informazioni pubbliche relative all’adozione di sei tecnologie digitali (Cybersecurity, Guida Autonoma, Intelligenza Artificiale, Robotica, 5G e BlockChain) evidenzia come, su una scala da 0 a 100, l’Italia ottiene un valore di 15, collocandosi al di sotto della media Eu (30) e in 13esima posizione.

In recupero sulle infrastrutture per la trasformazione digitale

In termini di connettività, con un punteggio complessivo pari a 52,8, l’Italia si colloca al 26esimo posto, in recupero per quanto riguarda le prestazioni in termini di copertura delle reti Nga (nel 2017 si collocava al 13esimo, scalando 10 posizioni), che passano dal 72% all’87%, superando dunque la media Ue (80%), mentre la banda larga ultraveloce (27esimo posto) appare ancora in ritardo (22% contro una media Ue del 58%) e la percentuale di copertura fissa rimane pressoché invariata, attestandosi a quota 99%, +2% rispetto alla media Ue (97%) (Desi 2018). Migliora anche la diffusione dei servizi di accesso a banda larga, che si attesta, a fine 2017 al 27,4% della popolazione (+2,3% rispetto a fine 2016) e al 63,9% delle famiglie (+3,7% rispetto al 2016).

Il 58% degli italiani è a proprio agio con la tecnologia…

In Italia, solamente il 57% degli abitanti possiede competenze digitali di base (Desi 2018). Quasi la metà degli utenti crede che le tecnologie possano avere un impatto positivo sulla propria vita. il 39% è continuamente sorpreso dai cambiamenti, il 33% si attende che le tecnologie introducano prevalentemente rivoluzioni positive. Un clima positivo e di curiosità per l’80% degli intervistati che, in quasi il 60% dei casi, dichiara di essere a proprio agio con la tecnologia (Digital Transformation Institute e Cfmt con Swg e Assintel).

Circa il rapporto con Internet, 31% ritiene di essere “un utente medio” e di “cavarsela piuttosto bene” nel 30% dei casi; ben un 20%, invece, si ritiene “un appassionato”. Il 58% degli intervistati è a proprio agio con la tecnologia. La percentuale di utenti che si autovalutano “advanced” è molto elevata (47%).

Alta, tuttavia, anche quella delle persone meno digitalizzate (38%), con soltanto un 11% di soggetti più anziani e meno istruiti che si sentono completamente esclusi dal digitale. Solamente il 34% ha sentito Parlare di Intelligenza Artificiale, mentre il 34% degli utenti non sa cosa siano e a cosa servano i Big Data. Il 52% non ha idea di cosa sia la criptovaluta. L’Intelligenza Artificiale desta fiducia nel 47% degli utenti, sorpresa nel 39%, mentre l’80% crede che le conseguenze del suo utilizzo siano molto positive.

…ma il Paese è quartultimo in Europa per competenze digitali

La scuola secondaria e università nel 2017 hanno generato un’offerta di professionisti Ict costituita per il 33% da laureati e il 67% da diplomati, quando la domanda reale del mercato è composta all’opposto dal 62% di laureati e dal 38% di diplomati. Le previsioni per il 2018 sono di un’offerta di più di 8.500 laureati contro un fabbisogno di più del doppio (12.800/20.500 laureati) e una disponibilità di quasi 16 mila diplomati molto superiore ai diplomati richiesti (7.900/12.600).

Nove imprese su dieci non utilizzano soluzioni 4.0

In Italia i termini Industria 4.0 e Impresa 4.0 si sono affermati in relazione al Piano Nazionale Impresa 4.0. Le linee d’azione individuate sono: iperammortamento e superammortamento, credito d’imposta alla ricerca, finanza a supporto di industria 4.0 ed azioni di venture capital a supporto delle startup, istituzione dei Digital Innovation Hub e dei Competence Center, azioni di innovazione a supporto della costruzione di una cultura condivisa inerente il fenomeno. Tuttavia, le imprese, ad oggi, non sembrano ancora aver compreso il senso profondo della trasformazione digitale. La grande maggioranza della popolazione industriale (86,9%) non utilizza tecnologie 4.0 e non ha in programma interventi futuri, mentre solamente l’8,4% delle imprese manifatturiere italiane utilizza almeno una “tecnologia 4.0”. Il 56,9% delle imprese 4.0 dichiara di aver utilizzato almeno una misura di sostegno pubblico rispetto al 22,7% delle analoghe imprese non impegnate nelle tecnologie in esame. L’87,7% delle imprese guidate da imprenditori al di sotto dei 35 anni ha fatto investimenti prevalentemente per una infrastrutturazione digitale di base. Poco più della metà ha tentato di utilizzare tali investimenti per migliorare le politiche del lavoro e il welfare aziendale, attraverso, ad esempio, soluzioni di smart working (52%) e per sviluppare nuovi modelli di business (51,7%).

Le imprese che si dichiarano molto tecnologiche sono anche quelle che effettuano gli investimenti maggiori: nel 50,6% dei casi compresi fra 5 mila e 50 mila euro e nel 10,8% tra 50 mila e 100 mila euro. Solo il 5,1% delle imprese non ha effettuato investimenti negli ultimi cinque anni. Le imprese, invece, che si reputano abbastanza tecnologiche, nel 22,7% dei casi non hanno realizzato investimenti in digitale, mentre il 45% ha investito cifre inferiori a 5 mila euro e il 28,7% cifre comprese fra 5 mila e 50 mila euro. Il 79,5% delle imprese che non crede di avere intrapreso un percorso di trasformazione digitale non ha effettuato alcun investimento.

Pa digitale, Italia fanalino di coda

L’Italia si colloca al 22esimo posto su 28 Paesi europei per sforzi fatti nell’attuazione della propria Agenda Digitale e al 25esimo posto per risultati raggiunti. Il nostro Paese è terzultimo in Europa per capacità di gestire file e informazioni digitali (solo il 58% degli italiani lo sa fare, contro il 74% degli europei) e solo il 48% degli italiani sa creare o modificare contenuti digitali contro il 59% degli europei. Rispetto allo switch-off di servizi pubblici, nel 2018, solo il 12% dei 163 Comuni ne ha ripensato la gestione attraverso canali digitali. Un ulteriore 21% ha in cantiere progetti di switch-off per il 2019. Oltre il 65% dei Comuni, invece, non ha ancora fatto e non intende attivare iniziative a breve.

Ecco gli obiettivi raggiunti a fine 2018 nel Piano Triennale per la Trasformazione Digitale: sono state gestiti 106 milioni di fatture elettroniche dal Sistema di Interscambio (Sdi); rispetto allo Spid, ci sono tre milioni di identità in grado utilizzare 4.200 servizi in quattromila Pubbliche amministrazioni; il 74% (17.187) delle Pa e dei gestori di pubblici servizi hanno aderito formalmente alla piattaforma PagoPa; sono 2.588 le segnalazioni pervenute in tema di Digital Security; 12 le regioni con Fascicolo Sanitario Elettronico implementato e operativo; sul fronte Open data, sono stati pubblicati 23.243 dataset nel portale dati.gov.it, di cui il 59% sono di provenienza comunale, 12% regionale, 8% nazionale; infine, rispetto all’Anagrafe Nazionale sono subentrati solo 1.365 comuni, contro un target 2018 di 7.978.

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