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CONSOLIDAMENTO

Europa anti-merger Tlc? Le telco cerchino accordi oltreconfine

L’Antitrust britannico contrario a Three-O2 Uk. E la Commissione Ue è orientata a confermare il no. Ma per il Wall Street Journal le telco devono puntare a fusioni con aziende di altri paesi Ue

12 Apr 2016

Patrizia Licata

Il consolidamento auspicato da molti gruppi delle Tlc in Europa sembra destinato a vedersela con un numero crescente di ostacoli: le aziende che hanno nel mirino operazioni di M&A dovranno pensare in modo creativo e cercare una soluzione al di fuori del loro mercato nazionale. Lo scrive il Wall Street Journal commentando la lettera aperta indirizzata dall’Antitrust britannico alla Commissione europea con cui l’authority Uk elenca le motivazioni che la spingono a opporsi al proposto merger fra Three Uk, l’operatore mobile di CK Hutchison, e O2 Uk, del gruppo Telefonica. La Commissione europea sta a sua volta conducendo un’estesa indagine su questa operazione di fusione tra operatori mobili in Gran Bretagna e darà il suo parere definitivo il 19 maggio.

Prevedendo l’ostracismo dei regolatori, Hutchison ha cercato di proporre delle concessioni, in particolare per mitigare le preoccupazioni del capo europeo all’Antitrust, Margrethe Vestager; si tratta di “rimedi” che includono la messa a disposizione permanente di parte della propria rete alle rivali Sky (che lancerà un servizio mobile in Gran Bretagna nel corso dell’anno) e Virgin Mobile (che attualmente si appoggia alla rete mobile di EE).

Tuttavia, l’Antitrust britannico, al pari del regolatore del mercato telecom Ofcom, si esprime nettamente contro qualunque deal che riduca il numero degli operatori di rete nel paese da quattro a tre. I “rimedi” di CK Hutchison, per quanto il gruppo asiatico possa mostrarsi generoso nelle sue concessioni, non potranno dunque mai essere sufficienti.

Ovviamente la Commissione europea e la Vestager hanno l’ultima parola e non è detto che seguiranno alla lettera le indicazioni che arrivano da Londra. E’ anche vero che è improbabile che le ignorino completamente, se non altro per motivi politici e tanto più – nota il WSJ – a poche settimane dal voto britannico sull’eventuale uscita dall’Unione europea.

Perciò in Europa le telco dovranno cominciare a pensare a varcare i confini nazionali per i loro “matrimoni”. E dovranno anche cercare combinazioni con operatori che sono attivi in servizi simili o settori adiacenti, ma non esattamente uguali, visto che l’Antitrust britannico ha dato il via libera senza imporre rimedi alla fusione tra BT Group (rete fissa) e EE (rete mobile).

Guardare ai paesi confinanti è il passo più ovvio. Per il WSJ la nostra Telecom Italia sta diventando la preda ideale per i cacciatori francesi, essendo “la più debole degli ex monopoli di Stato dell’Europa occidentale e avendo ormai un azionista francese dominante, il gruppo dei media Vivendi“.

Tuttavia, il recente tira-e-molla tra Orange e Bouygues concluso con un nulla di fatto (non sono riuscite a trovare un accordo su un merger da tempo in discussione, perché Bouygues esigeva una partecipazione più grande in Orange di quella che lo Stato francese era disposto a concedere) “dimostra che alcuni Stati europei sono ancora molto vicini ai loro ex campioni nazionali e sono pronti a sostenerli”, scrive il WSJ. “E i discorsi politici sulla banda larga come priorità strategica suggeriscono che le cose non sono cambiate”.

Chissà se qui il quotidiano economico americano pensa anche all’Italia. Sicuramente ha un monito per le telco del nostro continente: i merger delle telecomunicazioni in Europa restano l’eccezione piuttosto che la regola.

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