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FISCO

Finanziaria, torna in pista l’ipotesi Google tax

Allo studio del Governo la possibilità di tassare i profitti degli Over the top. Per le casse dello Stato fino a tre miliardi l’anno. Boccia (Pd): “Questione non più rinviabile, a Bruxelles nulla si è mosso”

19 Ago 2016

A.S.

L’incasso per lo Stato dalla tassazione dei profitti che gli Over the top – da Google a Facebook – generano in Italia potrebbe arrivare fino a tre miliardi di euro in un anno. Una cifra preziosa in un momento di difficoltà economica e di “crescita zero” per il Paese. Così, a quanto scrive il Messaggero, torna in auge la proposta di istituire in Italia la “Digital tax”, come aveva lasciato intendere già in passato il premier Matteo Renzi: in mancanza di un’iniziativa in questo senso in seno all’Unione Europea, aveva detto il Presidente del Consiglio, l’Italia potrebbe prendere una decisione unilaterale facendo entrare in vigore le misure dal primo gennaio 2017.

“Negli ultimi dodici mesi non è successo nulla – dice al Messaggero il presidente della commissione Finanze della Camera, Francesco Boccia – siamo esattamente nella stessa situazione del 2013. Abbiamo perso solo tre anni di gettito”.

Al dossier starebbero lavorando, secondo quanto anticipa il quotidiano, il ministero dell’Economia, l’Agenzia delle Entrate e Palazzo Chigi. Due al momento le ipotesi in campo: una prevede la tassazione dei profitti di Google & Co. attraverso le imposte indirette, quindi assoggettando il fatturato realizzato in Italia all’Iva o a un’altra accisa specifica. E l’altra che punta sulle imposte dirette, da applicare quindi sugli utili generati in Italia, un po’ come già sperimentato dal Governo britannico.

Tra le possibilità in campo ch’è anche il progetto di legge sottoscritto da più di un anno dai deputati Stefano Quintarelli e Giulio Cesare Sottanelli, che prevede una ritenuta alla fonte del 25% per le transazioni delle “stabili organizzazioni occulte”, quelle cioè caratterizzate da una presenza continuativa di attività online, per un periodo non inferiore a sei mesi, che generi flussi di pagamenti a proprio favore per non meno di cinque milioni di euro. Misura che se applicata potrebbe portare nelle casse dello Stato fino a 3 miliardi di euro.

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