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TAX RULING

Fisco, stangata Ue su Fiat e Starbucks. E ora sotto con Amazon ed Apple

Le aziende dovranno restituire tra i 20 e i 30 milioni. Lo ha deciso la Commissione europea stabilendo che i vantaggi concessi sono incompatibili con la normativa comunitaria. La commissaria Vestager: “Tutte le imprese devono pagare la giusta quota di imposte”. Ora si attende la decisione sui due giganti del web, anche loro finiti nel mirino di Bruxelles

21 Ott 2015

Federica Meta

I vantaggi fiscali concessi da Lussemburgo e Paesi Bassi a Fiat Finance and Trade e Starbucks sono illegittimi e incompatibili con le normative comunitarie. Lo ha stabilito la Commissione europea che ha indicato anche il totale delle tasse da recuperare che ammonta “ad almeno 20-30 milioni di euro” sia per Fiat che per Starbucks, si legge nella nota emssa da Bruxelles.

Le decisioni di oggi sono una cattiva notizia anche per Amazon e Apple, oggetto di altre due indagini fiscali sugli aiuti di Stato, rispettivamente, in Lussemburgo e Irlanda. Per questi due casi però la Commissione non si è ancora espressa.

“Spero che le decisioni odierne facciano passare questo messaggio negli Stati membri, a livello di governi e imprese – ha affermato la commissaria per la Concorrenza Margrethe Vestager – Tutte le imprese, grandi o piccole, multinazionali o non, devono pagare la loro giusta quota di tasse”.

Bruxelles ha precisato che l’ammontare esatto delle tasse da recuperare dovrà essere determinato dalle autorità fiscali lussemburghesi e olandesi sulla base della metodologia stabilita dalla Commissione nelle due decisioni. A seguito di indagini approfondite, avviate nel giugno 2014, la Commissione è giunta alla conclusione che il Lussemburgo ha concesso vantaggi fiscali selettivi alla società di finanziamento di Fiat, e i Paesi Bassi alla società di torrefazione del caffè di Starbucks.

In entrambi i casi, si legge, un “ruling fiscale emesso dall’autorità tributaria nazionale ha ridotto artificiosamente le imposte a carico delle società”. Di per sé questi accordi sono strumenti perfettamente legali: si tratta di lettere di patronage emesse dalle autorità fiscali che spiegano a una determinata impresa le modalità per il calcolo delle imposte societarie o l’applicazione di alcune disposizioni fiscali speciali.

Ma secondo l’Ue i due ruling fiscali in esame hanno avallato “metodi complessi e artificiosi allo scopo di determinare gli utili imponibili delle imprese e non riflettono la realtà economica”. In particolare, hanno fissato prezzi per la vendita di beni e servizi tra società dello stesso gruppo (i cosiddetti “prezzi di trasferimento”) che non corrispondono alle condizioni di mercato. Di conseguenza, la maggior parte degli utili generati dalla società di torrefazione del caffè di Starbucks sono stati trasferiti all’estero, per di più in paesi dove non sono tassati, e la società di finanziamento di Fiat ha sottostimato gli utili da assoggettare a imposta.

Secondo Bruxelles questo viola le norme comunitarie sugli aiuti di Stato: i ruling non possono fissare prezzi di trasferimento economicamente non giustificabili e che trasferiscono indebitamente gli utili per ridurre le tasse. “Così facendo si concede un vantaggio concorrenziale sleale a determinate imprese a discapito di altre, soprattutto Pmi che sono tassate in base ai loro utili effettivi perché pagano prezzi di mercato per i beni e i servizi di cui si avvalgono”.

L’ammontare delle cifre da recuperare “non è spettacolare”, ha poi ammesso la Vestager durante una conferenza stampa di illustrazione. Tuttavia “penso che la rilevanza dipenda dalle tasse che non sono state pagate. Le due società hanno pagato meno 0,6 milioni, in un caso, e meno 0,4 milioni nell’altro, anche se 20-30 milioni non è spettacolare è molto di più di quello che hanno pagato prima. E comunque – ha sottolineato – è una questione di principio”.

Nel caso di Fiat Finance and Trade, la società, che ha sede in Lussemburgo, fornisce servizi finanziari, tra cui prestiti infragruppo, ad altre società del gruppo ed effettua una gamma ampia e diversificata di operazioni in Europa, sempre per contro delle società del gruppo.

L’indagine della Commissione ha rivelato che un ruling fiscale emanato dalle autorità lussemburghesi nel 2012 ha conferito un vantaggio selettivo a Fiat Finance and Trade pari a una riduzione indebita dell’onere fiscale per almeno 20-30 milioni di euro dal 2012 ad oggi.

Poiché le attività di Fiat Finance and Trade sono comparabili a quelle di una banca, i suoi utili imponibili si possono determinare, come per le banche, calcolando il rendimento del capitale impiegato dall’impresa per le attività di finanziamento. Ma il ruling fiscale in questione, afferma l’Ue, avalla una metodologia artificiosa ed estremamente complessa che non è appropriata per calcolare utili imponibili che riflettano le condizioni di mercato.

In particolare, il ruling fiscale riduce artificiosamente le imposte pagate da Fiat Finance and Trade in due modi. Intanto a seguito di una serie di ipotesi e di adeguamenti al ribasso ingiustificabili dal punto di vista economico, la base di capitale stimata ai fini del ruling fiscale è decisamente inferiore al capitale effettivo della società. Secondo, la remunerazionestimata applicata a un capitale già molto ridimensionato a fini fiscali è anch’essa decisamente inferiore rispetto ai tassi di mercato.

Di conseguenza Fiat Finance and Trade ha pagato le tasse solo su una piccola parte del suo patrimonio contabile effettivo e a una remunerazione estremamente bassa. In linea di principio, se gli utili imponibili sono calcolati sulla base del capitale, il
livello di capitalizzazione dell’impresa deve corrispondere alle norme del settore finanziario. Inoltre, la rimunerazione applicata deve essere in linea con le condizioni di mercato. Dalla valutazione della commissione emerge che se nel caso di Fiat Finance and Trade si fossero applicate stime per il capitale e la remunerazione conformi alle condizioni di mercato, gli utili imponibili dichiarati in Lussemburgo sarebbero stati 20 volte maggiori.

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