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IL COMMENTO

Gdpr, ecco perché la stretta sui dati farà la fortuna di Facebook e Google

Le piattaforme dominanti resteranno il pezzo forte dell’advertising digitale; il loro vantaggio potrebbe allargarsi a scapito dei concorrenti. Fattore vincente: il trust degli utenti: molti daranno il consenso all’uso dei dati

27 Apr 2018

Patrizia Licata

giornalista

L’entrata in vigore in Europa della nuova normativa sulla protezione dei dati, General data protection regulation o Gdpr, potrebbe alla fine rivelarsi un vantaggio per i colossi del web come Google e Facebook. Nonostante il recente scandalo Cambridge Analytica e il conseguete allarme sulla privacy anche negli Stati Uniti della regolazione light-touch, Facebook non ha subito alcun danno nel suo business, come hanno dimostrato i risultati finanziari presentati ieri. Lo stesso vale per Twitter, che ha battuto le attese. A lungo andare, la Gdpr farà solo un gran bene al social network di Mark Zuckerberg e a tutti i colossi di Internet, scrive oggi  Richard Waters in un commento sul Financial Times.

Ci sono infatti più fronti su cui i big della tecnologia potranno vincere. Il primo è la profusione di impegni e promesse di alto profilo che li faranno apparire virtuosi: Zuckerberg si è mostrato contrito nell’audizione davanti al Congresso degli Stati Uniti e elogiato la Gdpr europea come la giusta regulation che dovrebbe valere per tutti. Facebook non la applicherà per ora su scala globale, ma intanto il Ceo ha ammesso le sue colpe e lasciato senatori e deputati americani a riflettere sulle possibili azioni da intraprendere in nome della privacy senza soffocare l’innovazione. Hanno fatto seguito gli impegni sull’accesso ai minorenni, anche da parte di WhatsApp (di proprietà di Facebook) e Snapchat, nonché la decisione di Uber di limitare la raccolta di dati sulla location dei clienti da parte degli autisti.

Alla base della Gdpr c’è però una convinzione che spesso non trova fondamento nella realtà, scrive il Financial Times: l’utente finale legge per filo e per segno le policy sulla privacy e sceglie di conseguenza come far utilizzare i propri dati dalla piattaforma web. Nei fatti, le policy restano complesse, anche perché l’ecosistema di dati da cui Facebook e Google generano affari è estremamente sfaccettato, e quello che accadrà è che l’utente accetterà le policy delle sue piattaforme preferite pur di continuare a usarle. Perché, nonostante il datagate, Facebook e company continuano a godere di un potente asset: la fiducia dei loro utenti. “A chi concedono il loro trust? Le grandi Internet companies, nonostante siano cadute in disgrazia presso i politici, ne escono a testa alta”, scrive il FT.

E’ lo stesso elemento del trust che potrebbe danneggiare invece i rivali più piccoli. Il peso regolatorio per i player minori è più gravoso che per i grandi e, inoltre, potrebbero non avere lo stesso carisma di Facebook e Google nell’attrarre consensi all’uso dei dati. Le piattaforme Internet dominanti possono dunque dormire sonni tranquilli. Facebook ha già detto che non si aspetta defezioni e Google ha addirittura suggerito che la Gdpr potrebbe diventare un vantaggio indiretto per il business, perché indebolisce la concorrenza.

Con l’entrata in vigore del regolamento europeo, “Google e Facebook potrebbero ritrovarsi con meno dati per la pubblicità mirata”, scrive il FT, “ma gli altri attori della pubblicità digitale potrebbero subire un impatto più pesante e i colossi così allargherebbero il loro  vantaggio. Con le loro audience gigantesche, resteranno il pezzo forte delle campagne pubblicitarie digitali”. Questo non vuol dire che le nuove regole sulla privacy non saranno utili per i consumatori e lo scandalo Cambridge Analytica ha finalmente spinto Facebook a porre un controllo sull’uso dei dati nelle app di terzi, ma l’altra faccia della medaglia potrebbe essere un rafforzamento del dominio delle piattaforme dominanti, una conseguenza che sicuramente è ben lontana dalle intenzioni del regolatore europeo.

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