Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

IL DOSSIER ADSENSE

Google presenta ricorso contro la maxi-multa Ue da 1,49 miliardi

A marzo la sanzione per abuso di posizione dominante della piattaforma per la pubblicità online Adsense. L’azienda ha deciso di passare al contrattacco. Ma la Commissione Ue difenderà la sua decisione in Tribunale

05 Giu 2019

Patrizia Licata

giornalista

Google ha presentato il ricorso contro la multa da 1,49 miliardi di euro inflitta dalla Commissione europea lo scorso marzo per aver abusato della sua posizione dominante con la piattaforma AdSense nel settore della pubblicità per motori di ricerca. L’antitrust europeo ha ritenuto che Google imponeva clausole restrittive nei contratti con siti di parti terze che hanno impedito ai rivali di offrire le loro pubblicità sugli stessi siti. “La cattiva condotta è durata dieci anni e ha impedito alle altre aziende di competere sul merito e innovare”, ha spiegato la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager.

Il ricorso, ha confermato il gruppo americano, è stato depositato presso il Tribunale dell’Unione europea a Bruxelles. Un portavoce della Commissione europea ha sottolineato che l’esecutivo dell’Ue “difenderà la sua decisione in tribunale”.

Si tratta della terza multa inferta al colosso dell’hitech dalla Commissione Ue: l’anno scorso Bruxelles aveva imposto una sanzione record da 4,34 miliardi per il sistema operativo Android; l’anno prima aveva inflitto una multa da 2,4 miliardi per i servizi di comparazione e shopping.

Google utilizza Adsense per fornire una funzione di ricerca integrata ai siti di giornali, blog o aggregatori di viaggi che include le ads. Google agisce da intermediario tra inserzionisti e proprietari di siti web che desiderano sfruttare lo spazio intorno alle pagine dei risultati e in questo settore l’azienda americana ha una quota di mercato superiore al 70%. La Commissione europea ha esaminato diverse centinaia di accordi individuali tra Google e siti web, concludendo che a partire dal 2006 l’azienda ha inserito clausole di esclusività nei suoi contratti: gli editori non erano autorizzati a pubblicare annunci di concorrenti sulle loro pagine dei risultati di ricerca. A partire da marzo 2009, Google ha gradualmente iniziato a sostituire le clausole di esclusività da altre chiamate “Premium Placement”, che hanno costretto gli editori a riservare lo spazio più redditizio nelle pagine dei risultati di ricerca agli annunci Google e richiesto la presenza di un numero minimo di annunci. Inoltre, da marzo 2009, Google ha anche incluso clausole che impongono ai siti di ottenere un permesso scritto di Google prima di poter cambiare il modo in cui gli annunci pubblicitari concorrenti vengono visualizzati.

La decisione su AdSense include l’obbligo per Google di non introdurre restrizioni equivalenti o altre clausole vessatorie nei contratti con siti terzi; la Commissione europea continua a monitorare da vicino l’adeguamento da parte del gruppo americano.

I legali di Google respingono però l’accusa di abuso di dominio di mercato. Anche nei casi su Shopping e Android l’azienda ha fatto appello contro le multe Ue, ma ha nel frattempo introdotto alcune modifiche alle sue pratiche per evitare di incorrere in ulteriori sanzioni.

@RIPRODUZIONE RISERVATA