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IL PROGETTO

Google tratta con Tencent. Obiettivo: portare il cloud in Cina

Dopo le indiscrezioni sul lancio di un motore di ricerca ad hoc, spunta un progetto articolato che coinvolge tutta una serie di aziende e mira a lanciare la G Suite nel paese asiatico. I servizi sarebbe gestiti tramite datacenter in Cina e con server di fornitori locali. Ma negli Usa la notizia non è stata ben accolta

06 Ago 2018

Patrizia Licata

giornalista

Google ha tutte le intenzioni di tornare a fare affari in Cina: dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi che indicavano l’imminente ritorno di Big G in Cina con un motore di ricerca mobile (“censurato”), Bloomberg oggi riporta che l’azienda di Mountain View sta trattando con la cinese Tencent (già sua alleata) e altre imprese locali tra cui Inspur Group (uno dei maggiori fornitori cinesi di server e servizi cloud) per offrire i servizi cloud della G Suite nel paese asatico.

La scorsa settimana indiscrezioni del sito The Intercept hanno parlato di una app Android per la search allineata con i severi controlli sui contenuti online imposti da Pechino (Great Firewall), parte di un progetto chiamato Dragonfly che sarebbe stato avviato fin dalla primavera dell’anno scorso. Anche nel caso del cloud, il progetto di Google non nasce oggi: le trattative per trovare dei partner cinesi sarebbero state avviate all’inizio del 2018 e Google avrebbe stretto sui candidati papabili a fine marzo anche se, come sottolineato già da molti analisti, le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina gettano un’ombra su tutte queste iniziative di Google per rientrare in grande stile sul mercato cinese.

Il lancio del motore di ricerca allineato alla censura di Pechino è stato per ora smentito dalle autorità cinesi, mentre a Washington le manovre in corso a Mountain View sono state accolte con preoccupazione: “Sarebbe una vittoria del governo cinese se i dettami del Partito comunista avessero la meglio su un’azienda americana“, hanno scritto sei parlamentari degli Stati Uniti, tra cui il senatore Repubblicano Marco Rubio, in una lettera al Ceo di Google Sundar Pichai in merito al possibile lancio del motore di ricerca “censurato”. Per i politici Usa, Google crea un grave precedente, invitando altre aziende ad accomodarsi alla volontà del governo cinese venendo meno ai loro valori in nome del business.

Secondo Bloomberg, in ambito cloud l’obiettivo di Google sarebbe gestire servizi internet-based tramite datacenter localizzati in Cina e usando server di fornitori cinesi: la Cina esige che le informazioni digitali dei suoi cittadini e delle sue imprese siano conservate su suolo cinese e Google al momento non ha datacenter nel paese – per questo cerca alleanza con i partner locali. In questo modo segue le strategie di Amazon e di Microsoft, le rivali principali che in Cina sono presenti grazie a alleanze con fornitori nazionali. La Cloud chief di Google Diane Greene ha detto la scorsa settimana che il business del cloud di Google vuole essere globale, ma non ha parlato di Cina. Il gruppo americano starebbe però assumendo a Shanghai per la sua attività nel cloud.

I progetti di Google in Cina segnano in effetti un deciso cambio di direzione per l’azienda americana, che ha abbandonato il mercato cinese otto anni fa in segno di protesta contro le restrizioni all’accesso online applicate dal governo. Dietro la decisione di allora c’era in particolare la volontà di Sergey Brin, co-fondatore di Google insieme a Larry Page, che, nato nell’Unione sovietica, è particolarmente sensibile alla difesa delle libertà civili. Nell’ultimo anno il colosso americano ha tuttavia condotto una serie di manovre di riavvicinamento alla Cina, che offre un bacino di utenti enorme con un potere di spesa in costante crescita. Il cui presidente Xi Jinping ha sì irrigidito le maglie dei controlli su Internet ma anche varato una politica industriale (Made in China 2025) che punta sull’alta tecnologia e sull’AI. Google non vuole farsi scavalcare dalla rivale cinese Baidu, che, quasi uno specchio cinese del colosso americano, ha sviluppato tecnologie e esperienza in molti dei settori in cui è forte Google, come search, AI e guida autonoma.

Di qui le mosse strategiche del top management di Mountain View per rientrare sul mercato cinese. L’anno scorso Google ha annunciato l’apertura in Cina di un centro di ricerca sull’intelligenza artificiale  e ha cominciato a pubblicizzare i suoi prodotti di AI presso il governo nazionale e le amministrazioni locali. A gennaio di quest’anno Google ha siglato un’alleanza col colosso hitech Tencent su licenze e brevetti, un accordo che, secondo molti analisti, conduce allo sviluppo congiunto di nuovi servizi. A giugno Big G ha investito 550 milioni di dollari nel gruppo cinese dell’e-commerce JD.com, secondo solo ad Alibaba nel paese: l’investimento supporterà anche l’espansione internazionale di JD.com e intanto attrae un nuovo importante partner nel servizio Shopping di Google con un doppio vantaggio per Big G che si rafforza contro Amazon e trizza l’occhio a Pechino sostenendo un gruppo nazionale.

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