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IL REPORT

Il digitale non spinge la lettura, il mercato degli e-book vale solo il 5%

I libri elettronici non aumentano il numero di lettori in Italia, secondo il rapporto Aie. Leggono sempre meno i giovani. Ma anche gli imprenditori e i manager

11 Set 2019

L. O.

Il digitale non spinge la lettura in Italia. Emerge da una ricerca commissionata dall’Associazione Italiana Editori per la celebrazione dei suoi 150 anni, che si è tenuta oggi all’Auditorium Parco della Musica di Roma, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Secondo i dati elaborati da un pool di ricercatori dell’Università di Bologna e del Piemonte orientale, in Italia il mercato degli e-book vale il 5% del totale, in linea con la media europea. La lettura di libri di carta è in calo: nel 2019 è praticata dal 60% dei 15-75enni contro il 62% del 2017, quella degli e-book passa dal 27% del 2017 al 24% del 2019. Al 6% l’ascolto degli audiolibri.

“Non ci sarà ampliamento del mercato del libro se non ci sarà un innalzamento dei livelli di istruzione, di cultura e, infine, di lettura degli italiani” ha detto il presidente Aie Ricardo Franco Levi che chiede “una politica di effettiva promozione della lettura. Una politica che deve comprendere agevolazioni e incentivi alle famiglie e ai singoli cittadini per l’acquisto dei libri. E poi, e soprattutto, scuola, scuola, e ancora scuola”.

Nonostante il trend sono in aumento le stime sull’andamento del mercato del libro nel primo semestre 2019 relativamente alle vendite di soli libri di varia adulti e ragazzi nei canali trade (librerie, librerie online e grande distribuzione, compresa la stima Aie di Amazon): il fatturato cresce del +3,8% (530milioni di euro) con una crescita più contenuta in termini di copie +2,9% (39,7 milioni di copie vendute).

Nel complesso il 60% dei 15-74enni legge un libro all’anno nel nostro Paese che, tra i cinque maggiori mercati editoriali europei, è quello con il più basso indice di lettura tra la popolazione adulta. L’indagine mostra quanto sia stretto il rapporto tra la lettura e lo sviluppo economico e sociale del Paese.

Preoccupano in particolare le fasce più giovani della popolazione: si collocano, con l’87%, ai vertici della classifica per numero di libri letti ma solo il 5% dedicava alla lettura almeno un’ora continuativa al giorno nel 2017, percentuale scesa all’1% nel 2019.

Ad avere elevate competenze nella comprensione dei testi (tra i livelli 4 e 6) è il 24,8% che porta l’Italia all’ultimo posto tra i maggiori Paesi europei.

Il tutto in una cornice di decrescenti investimenti nella scuola e nella formazione professionale, nell’assenza di infrastrutture per la lettura (biblioteche pubbliche e scolastiche, librerie di prossimità, ecc.) e con un basso indice di popolazione laureata: 27,8% rispetto alla media dell’Unione Europea nel 2018 del 40,7%. Il 26,7% di chi ha una laurea, non ha letto, nel 2018, alcun libro nel corso dell’anno precedente e si tratta di più di un laureato su quattro.

Sempre nel 2018, il 40,8% di imprenditori, dirigenti di azienda, in genere di chi occupa ruoli apicali nella grande, media e piccola industria italiana, dichiara di non aver letto alcun libro: nessun romanzo, nessun libro di saggistica di qualunque genere e argomento. Non va meglio per i quadri intermedi, dove abbiamo un 38,2% di non lettori. Ma anche gli studenti, dove il livello sale al 70,4%, o chi è in cerca di occupazione, che si situa al 69,4%.

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