L'amministrazione Trump pronta a fare causa a Google. Verdetto entro l'estate - CorCom

IL CASO

L’amministrazione Trump pronta a fare causa a Google. Verdetto entro l’estate

Il dipartimento di Giustizia dà la “massima priorità” all’indagine antitrust. Restano aperti anche gli fascicoli sulle altre Big Tech con un fuoco incrociato di governo, Congresso e procuratori su temi che includono la gestione dei dati e la moderazione dei contenuti online

14 Ago 2020

Patrizia Licata

giornalista

Colpo di acceleratore dell’amministrazione Trump nell’indagine antitrust che coinvolge Google: il dipartimento di Giustizia, tramite il vice procuratore generale Jeff Rosen, ha riferito all’agenzia Reuters che i legali della sede centrale di Washington D.C. stanno procedendo a “capofitto” sul caso. “È della massima priorità”, ha affermato Rosen. “Abbiamo un team di  esperti che lavora a spron battuto per passare al vaglio tutti i documenti, sentire le testimonianze dei rappresentanti dell’industria e così via”.

Verdetto entro la fine dell’estate?

L’indagine, ha voluto sottolineare Rosen, non è guidata da fattori politici. L’obiettivo è agire “il prima possibile” sulla base dei dati obiettivi che emergono dai documenti e il riscontro di eventuali violazioni delle leggi sulla concorrenza. Non c’è ancora una data in cui il dipartimento prevede di decidere se muovere causa contro Big G, ma il procuratore generale William Barr ha dichiarato al Wall Street Journal a marzo che voleva che il dipartimento chiudesse l’indagine sul colosso di Mountain View entro quest’estate, prendendo una decisione definitiva sull’eventuale azione legale.

La portavoce di Google Julie Tarallo McAlister ha commentato: “Mentre se continuiamo a collaborare con le indagini in corso, ci concentriamo primariamente sull’offerta di servizi gratuiti che aiutano le persone ogni giorno, abbassano i costi per le piccole imprese e aumentano la possibilità di scelta e la concorrenza”.

Fronti aperti sulle Big tech

Separatamente, la Commissione Giustizia della Camera dei rappresentanti del Congresso americano e i procuratori generali di diversi Stati Usa stanno conducendo delle indagini antitrust sulle Big tech: non solo Google, ma anche Amazon, Apple, Facebook. Molti Stati probabilmente si unirebbero all’eventuale causa antitrust federale contro Google, secondo Reuters.

Quanto rapidamente procederanno le altre indagini sui colossi tecnologici non è chiaro, ma Rosen ha detto che il dipartimento di Giustizia sta in parte “dividendo il lavoro” con la a Federal trade commission (Ftc). Quest’ultima ha messo nel mirino le acquisizioni di piccole società da parte delle Big tech (inclusa Microsoft) e ha chiesto informazioni sui deal per verificare che non vi siano stati comportamenti anti-competitivi.

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Già a giugno 2019 il dipartimento di Giustizia Usa e la Federal trade commission avevano avviato due inchieste parallele sulle grandi tech companies dividendosi il lavoro. Facebook è poi finito anche sul tavolo anche del dipartimento di Giustizia. I dettagli delle inchieste non sono stati resi noti, ma riguarderebbero sempre questioni antitrust.

Tra settembre e novembre 2019 i procuratori generali di diversi Stati Usa hanno avviato due indagini specifiche su Google. La prima valuta la presunta violazione delle norme antitrust e della privacy dei cittadini statunitensi; la seconda riguarda Android: si cerca di capire se l’Os mobile abbia violato le regole della concorrenza.

Sotto torchio al Congresso

A fine luglio i ceo di Amazon, Google, Facebook e Apple sono comparsi – in videoconferenza – di fronte alla Commissione giustizia della Camera del Congresso Usa per un’audizione segnata da atti d’accusa che sono provenuti sia dai parlamentari repubblicani che dai democratici.

L’audizione – la prima che ha visto comparire insieme i quattro ceo le cui società hanno un valore di mercato combinato di circa 5mila miliardi di dollari – ha messo in luce la crescente frustrazione dei legislatori americani nei confronti dei colossi del web Usa e di una posizione semi-monopolistica derivata dai benefici ricevuti dalla stessa regolamentazione americana, che avrebbe permesso alle Big tech di raccogliere e gestire in maniera sempre più pervasiva e opaca le informazioni personali di milioni di utenti, con la possibilità di indirizzarne l’accesso all’informazione e influenzarne gli orientamenti politici.

Tra i temi scottanti dell’audizione ci sono stati per l’appunto la moderazione dei contenuti web, le tattiche adottate per guadagnare posizioni di monopolio in mercati come la pubblicità digitale e l’e-commerce, le strategie di acquisizione e la cooperazione con il governo cinese.

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