L'INDAGINE

Le big tech nel mirino dell’Antitrust Usa: si indaga sulle acquisizioni di startup

La Ftc chiede ad Alphabet, Amazon, Apple, Facebook e Microsoft dettagli sulle operazioni degli ultimi dieci anni ipotizzando una riduzione della qualità della sicurezza dei dati offerta ai consumatori e clausole illecite nei contratti di lavoro

12 Feb 2020

Patrizia Licata

giornalista

L’Antitrust degli Stati Uniti vuole vederci chiaro sulle operazioni di Merger&Acquisition portate a termine dalle cinque maggiori aziende tecnologiche americane, Alphabet, Amazon, Apple, Facebook e Microsoft. Sotto la lente della Federal trade commission (Ftc) ci sono le acquisizioni di piccole società; la commissione ha chiesto alle cinque Big tech informazioni sui deal per verificare che non vi siano stati comportamenti anti-competitivi.

In particolare, l’ente antitrust vuole sapere se i grandi gruppi dell’hitech hanno comprato delle startup negli ultimi dieci anni con operazioni che hanno violato le norme sulla concorrenza ma che, essendo di piccola entità, non ricadevano nell’obbligo di essere notificate alla Ftc e al dipartimento di Giustizia in base alla legge federale sulle attività di M&A (legge Hart-Scott-Rodino; la soglia sopra la quale occorre notificare è di 94 milioni di dollari). L’ipotesi su cui lavora la commission è la possibile riduzione della “qualità della sicurezza dei dati offerta ai consumatori”.

L’Ftc sta anche valutando le cosiddette “employment clauses” implementate come parte delle acquisizioni, ovvero clausole nei contratti di assunzione del personale delle società acquisite. Tali clausole potrebbero aver obbligato il lavoratore, una volta terminato il contratto, a non entrare comunque in attività in concorrenza, di fatto impedendo il passaggio dei talenti a società rivali. Tali termini dei contratti potrebbero aver violato le leggi antitrust.

“Questa iniziativa permetterà alla commission di approfondire le acquisizioni in questo importante settore (hitech, ndr) e anche di valutare se le agenzie federali vengono adeguatamente informate sulle transazioni che potrebbero ledere la libera concorrenza”, ha dichiarato in una nota riportata dal Financial Times il presidente della Ftc, Joseph Simons.

La Ftc vuole informazioni dettagliate sull’M&A

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Gli ordini emessi dalla Ftc alle cinque più grandi aziende americane per valore di mercato chiedono di fornire “informazioni e documenti sui termini, le dimensioni, la struttura e gli scopi” delle transazioni effettuate dall’inizio del 2010 alla fine del 2019 non soggette agli obblighi della legge Hart-Scott-Rodino. La Ftc ha chiesto anche numerose informazioni sulle “strategie di acquisizione, gli accordi per le nomine e il voto nel Cda, gli accordi per l’assunzione di figure professionali con ruoli chiave da altre aziende e le clausole che obbligano i dipendenti a non entrare in attività concorrenti anche dopo la terminazione del contratto di lavoro”.  Ancora, la Ftc chiede dettagli sullo “sviluppo di prodotti e dei prezzi dopo l’acquisizione, incluso se e come gli asset acquisiti sono stati integrati e come i dati acquisiti sono stati trattati”.

Big Tech nel mirino dell’Antitrust

Già a giugno scorso, secondo quanto riportato dai media Usa, il dipartimento di Giustizia Usa e la Federal trade commission avevano avviato due inchieste parallele sulle grandi tech companies dividendosi il lavoro: il DoJ indaga su Alphabet (la capogruppo di Google) e Apple, mentre la Ftc si occupa di Facebook e Amazon. Il social media è poi finito anche sul tavolo anche del ministero di Giustizia. I dettagli delle due inchieste non sono stati resi noti, ma i media Usa hanno indicato che i due enti federali stanno concentrando la loro attenzione sulle acquisizioni messe a segno dai colossi della tecnologia. Facebook, per esempio, secondo i dati di S&P Global, ha comprato quasi 90 società dal 2013, tra cui Instagram e WhatsApp, ma la maggior parte sono state operazioni piccole senza obbligo di notifica al regolatore.

Le preoccupazioni sugli effetti distorsivi che i giganti di Internet potrebbero avere sulla concorrenza hanno portato anche i singoli Stati americani ad aprire inchieste antitrust sulle Big tech, secondo indiscrezioni dei media Usa arrivate ad agosto 2019 e confermate ancora a gennaio di quest’anno. L’attività dei procuratori generali va ad affiancarsi a quella promossa dalle autorità federali.

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