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IL POSITION PAPER

Italia digitale, il “manifesto” Assintel. Rapari: “Priorità governance”

L’associazione ha messo nero su bianco la strategia per spingere la digitalizzazione del Paese. Dalla necessità di un ministro ad hoc al potenziamento dell’Agid, da piani per la formazione di nuove skills all’eliminazione del meccanismo del ribasso nelle gare, dagli incentivi all’innovazione per pmi e startup all’evoluzione delle in-house. Ecco il documento

25 Ott 2018

Mila Fiordalisi

Direttore

Un’analisi, un’esortazione e soprattutto una mano tesa al mondo politico e agli stakeholder istituzionali. Questo l’incipit, nero su bianco, del position paper” realizzato da Assintel con l’obiettivo di dare un contributo, in termini di esperienze e competenze, alla messa a punto di una strategia digitale per il futuro. “Disegniamo insieme l’evoluzione digitale del Sistema Italia”- questo il titolo del documento messo a punto dall’Associazione presieduta da Giorgio Rapari – che oltre  ripercorrere le principali tappe del cammino italiano degli ultimi anni e a fare il punto su opportunità e criticità, delinea una roadmap in 10 punti per affrontare le sfide prossime venture.

Al punto numero uno la governance con la proposta di nominare un Ministro per il Digitale nonché di un Champion digitale in ogni Ministero e tavolo interministeriale di coordinamento, di concerto con gli Enti Locali e le Associazioni Imprenditoriali. Il potenziamento dell’Agid al punto due: l’obiettivo è creare un organismo di coordinamento per la realizzazione dell’Agenda digitale in cui si integri il Team per la Trasformazione digitale. Il tutto supportato da “bracci operativi” ossia i responsabili per la transizione al digitale previsti dal Cad in tutte le PA. Terzo la sburocratizzazione che deve passare attraverso il coordinamento centralizzato e la semplificazione della normativa legata al Cad e ai rapporti digitali fra imprese, cittadini e PA. Quarta raccomandazione: far evolvere le in-house. Queste, suggerisce Assintel, devono diventare esse stesse bracci operativi di Agid per coordinare e implementare la trasformazione digitale nelle singole amministrazioni pubbliche.

Le raccomandazioni 5 e 6 sono entrambe dedicate al tema delle skill: da un lato bisogna lavorare allo sviluppo delle competenze digitali nelle PA e alla strutturazione di percorsi di e-leadership interna e dall’altro sulla formazione digitale attraverso l’allineamento dei percorsi scolastici e universitari alle richieste di competenze specialistiche che arrivano dal mercato.

Al settimo posto della lista la questione dell’interoperabilità, questione annosa e mai affrontata con forza che deve accompagnarsi, suggerisce l’Associazione – con la razionalizzazione dei big data in capo alla PA.

Si passa poi alle gare d’appalto: servono da un lato sistemi diversificati – si legge all’ottavo punto – che permettano la partecipazione dignitosa delle Pmi e dall’altro bisogna prevedere  l’imposizione di limiti al ribasso delle tariffe connessi con i minimi contrattuali del Ccnl. Al nono posto gli incentivi all’innovazione che premino la collaborazione fra Pmi e startup. Accompagnato dal reinvestimento degli utili in innovazione sia di prodotto sia di processo. La necessità di dare vita a Progetti-Paese per valorizzare le filiere Ict del Made in Italy (dall’accoglienza all’agrifood passando per la moda, solo per citare alcuni settori) è il decimo auspicio messo nero su bianco nel documento programmatico.

I desiderata di Assintel non dimenticano però di fare i conti con la realtà dei fatti: scarsità di budget, un sistema fiscale e burocratico oneroso e il caos normativo rappresentano i principali ostacoli sul cammino. Riguardo alla scarsa disponibilità di risorse Assintel  suggerisce l’identificazione di un insieme di segmenti di importanza strategica: “Delle ipotesi potrebbero essere le filiere di turismo, cultura, agricoltura, tutela del territorio, energie rinnovabili in corrispondenza dei quali concentrare gli interventi anche attraverso stringenti tempistiche di perfezionamento dei singoli progetti”, si legge nel documento.

Sul fronte burocratico- fiscale un primo ordine di difficoltà riguarda il poter fare impresa, evidenzia l’associazione: “La fascia delle micro e piccole imprese, imbrigliata in un sistema fiscale e burocratico oneroso e spesso in un ecosistema di subappalto che contrae sempre di più i margini di guadagno, non ha sufficienti risorse per poter innovare al suo interno: un vero e proprio paradosso in quanto esse dovrebbero essere all’avanguardia dei processi e delle tecnologie innovative. Occorre sia puntare sulla detassazione degli utili reinvestiti in innovazione, sia sulla creazione di una cornice incentivante alla sinergia strutturale con le startup innovative in ottica di open innovation”. Da rivedere anche la modalità di considerare la pesa per il digitale da parte delle Pubbliche Amministrazioni che “non dovrebbe essere sottoposta alle stesse regole degli investimenti in cemento, non foss’altro perché non deve rispettare vincoli paesaggistici, richiedere espropri, tavoli di concertazione, valutazione di impatti ambientali. La variabile critica in questo campo è invece la rapidità, senza la quale la PA rischia giornalmente di comprare obsolescenza tecnologica”.

E riguardo alle normative Assintel evidenzia che l‘Italia è il paese con il maggior numero di norme sul digitale. “Siamo da sempre molto bravi a legiferare ma è come se credessimo che la norma coincidesse con l’execution della stessa. Dunque ci si ferma ai principi e alle sanzioni, ma di fatto si rende troppo vaga o troppo complessa per essere applicata concretamente”. Un esempio su tutti il Cad, “ad oggi applicato realmente per una quota infinitesima delle sue potenzialità”: le PA locali fanno fatica a comprenderlo e districarsi – sottolinea l’associazione – “anche perché si tratta di temi che richiedono competenze specialistiche digitali che esse non hanno”.

IL POSTITION PAPER DI ASSINTEL

  1. Governance: Ministro dedicato al Digitale, Champion digitale in ogni Ministero e tavolo interministeriale di coordinamento, di concerto con gli Enti Locali e le Associazioni Imprenditoriali
  2. Coordinamento e realizzazione dell’Agenda digitale a cura di un’AgID potenziata e integrata con il Team per la Trasformazione Digitale. Bracci operativi i Responsabili per la Transizione al Digitale previsti dal CAD in tutte le PA
  3. Coordinamento e semplificazione della normativa legata al CAD e ai rapporti digitali fra imprese, cittadini e PA, con relativa sburocratizzazione
  4. Evoluzione delle In-house a bracci operativi di AgID per coordinare e implementare la trasformazione digitale nelle singole Amministrazioni Pubbliche
  5. Sviluppo delle competenze Digitali nelle PA e strutturazione di percorsi di e-Leadership interna
  6. Formazione digitale: allineamento dei percorsi scolastici e universitari alle richieste di competenze specialistiche che arrivano dal mercato
  7. Interoperabilità e razionalizzazione dei Big Data nella Pubblica Amministrazione
  8. Gare d’appalto ICT: sistemi diversificati che permettano la partecipazione dignitosa delle PMI e imposizione di limiti al ribasso delle tariffe connessi con i minimi contrattuali CCNL
  9. Incentivi all’innovazione che premino la collaborazione fra PMI e Startup, il reinvestimento degli utili in innovazione sia di prodotto che di processo
  10. Progetti-Paese per valorizzare le filiere ICT del Made in Italy (es. accoglienza, agrifood, moda)

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