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IL CASO

Net neutrality, Obama ottiene il rinvio

L’Fcc rimanda di un anno la decisione sulla regolamentazione di Internet dopo la presa di posizione del presidente Usa e la dichiarazione di guerra delle telco. L’assedio degli attivisti alla residenza del presidente della Commisisone Tom Wheeler. Il silenzio di Google & Co.

13 Nov 2014

Antonello Salerno

Le decisioni della Federal Communication Commission sulla net neutrality erano attese entro la fine dell’anno, ma pare sempre più probabile che siano destinate a slittare al 2015. A causa di una serie di avvenimenti che hanno agitato le acque, contribuendo ad accendere i riflettori sulla questione e a scatenare una vera e propria guerra tra gli operatori del mercato statunitense e l’amministrazione Obama, in cui la Fcc si trova “schiacciata” tra i due contendenti.

La “net neutrality” è il principio secondo il quale i governi e i fornitori di servizi Internet debbano trattare i dati allo stesso modo, senza consentire linee preferenziali ai gruppi che sono disposti a pagare di più.

Per ricostruire i fatti delle ultime settimane, il punto di partenza è la presa di posizione di Barack Obama all’indomani delle elezioni di mid term che hanno visto i democratici finire in minoranza al Congresso e anche al Senato. In quell’occasione Obama ha preso una posizione pubblica molto decisa a favore della net neutrality, che ha messo ulteriore pressione sulla Fcc, colta di sorpresa da un’esternazione così decisa.

Obama ha detto che l’Fcc dovrebbe riclassificare la banda larga per regolarla come un servizio pubblico essenziale, e vietare gli accordi di “paid prioritization” che rischiano di creare corsie lente e corsie veloci sul web. “Il Presidente Obama chiede alla Fcc di tenere Internet aperto e libero – aveva affermato l’inquilino della Casa Bianca – Detto in poche parole: nessun servizio dovrebbe rimanere nella ‘corsia lenta’ perché non paga la quota necessaria. Questo tipo di controllo su accessi e traffico (gatekeeping) sarebbe una minaccia per il level playing field che è essenziale alla crescita di Internet. Io credo che la Fcc dovrebbe creare un nuovo set di regole che proteggano la net neutrality e garantiscano che né le società del cavo né le aziende telefoniche agiscano come gatekeeper, limitando quello che l’utente può fare o vedere online”.

Una presa di posizione a cui Tom Wheeler (nella foto), presidente di Fcc, aveva risposto a stretto giro con un comunicato che lasciava intendere una certa sorpresa, precisando che su questa vicenda l’Fcc “deve prendersi il tempo necessario” per stabilire le nuove regole: “Più siamo andati avanti a esaminare il caso in tutti i suoi aspetti legali – aveva detto – più ci siamo resi conto dell’evidenza che c’è ancora più lavoro da fare. Dobbiamo prenderci il tempo per decidere nel modo più corretto e una volta per tutte – aveva concluso – per riuscire a proteggere con successo i consumatori e gli innovatori dell’online”.

Nei giorni scorsi, dopo il pronunciamento di Obama, Wheeler si è trovato anche a dover affrontare una manifestazione di attivisti davanti alla sua abitazione, che gli hanno chiesto conto del nuovo regolamento accusandolo di voler favorire gli operatori. “Ho sempre detto che tutte le soluzioni sono sul tavolo – aveva replicato Wheeler mentre tentava di farsi strada tra i manifestanti – sto proteggendo i vostri diritti, sto lavorando per i vostri diritti”.

Intanto, a pressare la Fcc dal lato degli operatori sono intervenuti i giganti delle Tlc Usa, con il ceo di At&t, Randall Stephenson, che in un incontro con gli investitori ha annunciato di voler attendere la decisone della Fcc prima di procedere nel piano di implementazione di Internet veloce. Posizione rafforzata dal vicepresidente di At&t, Jim Cicconi, secondo cui “il piano della Casa Bianca volto a regolamentare internet, sarebbe un tremendo errore che andrebbe a minare lo sviluppo e la sopravvivenza stessa di internet, nonché gli interessi nazionali”.

Ma a farsi notare, negli ultimi giorni, c’è un elemento in più a testimonianza della delicatezza dell’argomento: il silenzio dei giganti del Web, sottolineato in questi giorni dalla stampa Usa. Da Apple a Google, da Facebook a Twitter, tutti tradizionalmente a favore della net neutrality, nessuno ha voluto finora prendere posizione nel dibattito.

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