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STRATEGIE

Operazione Vmware, un colpo grosso per Michael Dell

Con il buy-out l’azienda torna sui listini e il fondatore si accaparra metà dell’azienda e la maggioranza dei diritti di voto, mettendo nell’angolo Carl Icahn. E in arrivo potrebbero esserci acquisizioni nei rami IoT, AI e edge computing

03 Lug 2018

Patrizia Licata

giornalista

L’operazione di buy-out degli azionisti di Vmware con cui Dell Technologies riprende il controllo dell’azienda della virtualizzazione e prepara il ritorno in Borsa dopo il delisting del 2013 è un piano studiato meticolosamente da Michael Dell per acquisire poteri “forti” sul gruppo che porta il suo nome. E’ questo, spiega Bloomberg, il cuore della sua strategia: quotare di nuovo Dell limitando l’azione degli investitori esterni.

I Cda di Dell e Vmware hanno approvato il buy-out dei detentori di titoli Class V di Vmware (sigla DVMT), un’operazione cash and equity da oltre 21 miliardi di dollari, di cui 9 miliardi in contanti. Con la nuova struttura, i nuovi investitori di Dell  avranno ben pochi poteri di voto, mentre Michael Dell possiederà circa metà dell’azienda e, insieme al partner del private equity Silver Lake Management, peserà sulla quasi totalità di voti nel Cda.

La struttura così congegnata mette nell’angolo l’investitore attivista Carl Icahn e scongiura ogni proxy fight come quello innescato da Icahn nel 2013, che ha spinto per il leveraged buyout che ha tolto Dell dai listini e ha tentato, senza successo, di estromettere Michael Dell.

Resta da vedere come sarà portato a termine nei prossimi mesi il buy-out (l’accordo dovrebbe essere completato nel quarto trimestre dell’anno). Icahn, che è un investitore importante anche nel tracking stock di Vmware oggetto dell’operazione (le azioni DVMT), sta ancora studiando l’accordo e non ha indicato se darà il suo supporto. Elliott Management, altro investitore attivista e quarto maggior detentore di tracking stock di Vmware, non ha rilasciato commenti. Per l’analista Keith Moore di FBN Securities la transazione va a svantaggio di chi possiede azioni DVMT, anche se scongiura la fusione tra Dell e VMware che avrebbbe messo gli azionisti di Vmware sul piede di guerra. L’operazione condotta da Dell esclude a questo punto, secondo Mark Moerdler, analista di Sanford C. Bernstein & Co., anche il cosiddetto reverse merger con Vmware, ipotesi valutata a inizio anno da Dell Technologies per fondersi con VMware, ridurre il colossale debito di quasi 50 miliardi di dollari e tornare in Borsa.

Anche Michael Dell ha dovuto dunque rinunciare a qualcosa nel congegnare il deal: non ha trovato il modo di usare parte dei guadagni di Vmware, la società a più rapida crescita e profittevole del gruppo, per la restituzione del mega-debito di Dell. L’azienda americana torna però sui listini con Michael Dell che avrà una quota (diluita) tra il 47% e il 54% della sua azienda e sufficienti diritti di voto da non curarsi di Icahn. Inoltre, l’imprenditore miliardario noto per la passione per l’M&A ha più mezzi per fare shopping sul mercato: non pagherà in cash – risorsa che non può spendere visto il debito – ma in scambi di azioni. Per Patrick Moorhead, analista di Moor Insights & Strategy, Dell cercherà di cogliere opportunità in settori profittevoli quali internet of things, intelligenza artificiale, machine learning, edge computing, connettività.

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