I RISULTATI

Oracle, in Italia boom di clienti e ricavi. 150 assunzioni e nuova sede a Milano

L’azienda cresce del 10% sulla spinta delle soluzioni IaaS e PaaS. A regime la cloud region. Si intensifica l’attenzione alle persone e alla sostenibilità

30 Giu 2022

Veronica Balocco

press conf Oracle

Un anno di crescita, sia per il business sia per le persone di Oracle nel nostro Paese: questo il punto di partenza dei contenuti condivisi in un evento presso la nuova sede di Oracle a Milano, aperta poco meno di un mese fa, che ha visto la partecipazione di una parte del leadership team che guida l’attività in Italia: il vice president, Vp tech e country manager di Oracle Italia Alessandro Ippolito, affiancato da Andrea Sinopoli, Vp & country leader cloud tech e Giovanni Ravasio, Vp & country leader cloud applications.

L’anno fiscale 2022 per Oracle si è concluso il 31 maggio, con l’apertura della prima cloud region in Italia inaugurata oltre 6 mesi fa a Milano.  “L’apertura – ha spiegato Ippolito – è stato un momento importante per i clienti del nostro Paese, che in questa infrastruttura trovano risposta alle esigenze di sicurezza, affidabilità, prestazioni necessarie per dare una svolta al loro percorso di migrazione al cloud, con nuove possibilità di valore anche per il tessuto delle piccole e medie imprese, fondamentali per la ripresa italiana”.

Nuova sede a Milano

Il focus dell’azienda sul nostro Paese è confermato anche dall’apertura della nuova sede nel cuore di Milano, in via Massimo d’Azeglio, una struttura da 6.200 metri quadri – con circa 350 postazioni singole e numerose altre per le riunioni – concepita con spazi modulari e flessibili, adatti alle diverse esigenze di “lavoro agile” –  in team, individuale, di confronto con clienti e partner – e dotata di comodità e servizi che mettono al centro il benessere delle persone, come ad esempio uno spazio-palestra e una sala biblioteca, la “library” dove si è svolto l’incontro.

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Venendo ai numeri del business, Ippolito ha evidenziato come i trend mondiali di Oracle emersi dai risultati dell’anno fiscale e in particolare del quarto trimestre (marzo – maggio 2022) si siano manifestati anche per l’Italia, dove anzi si sono registrati risultati anche migliori in alcune aree, stimolati dalla forte spinta di trasformazione digitale e di migrazione al cloud promossa dagli eventi degli ultimi due anni, dai nuovi scenari e dalle importanti risorse del Pnrr dirette all’innovazione.   “Per l’Italia si tratta di una crescita solida, globalmente circa del +10% anno su anno, che ha riguardato sia il cloud tecnologico (IaaS e PaaS) sia il cloud applicativo (SaaS)” ha segnalato il manager, che ha poi sottolineato come alla crescita del business si sia affiancato un importante investimento sulle persone.

Oltre 150 nuovi ingressi e programma per i nuovi talenti

Nell’anno fiscale appena concluso, ha rimarcato Ippolito, Oracle Italia ha inserito in azienda oltre 150 persone; inoltre, ha lanciato anche nel nostro Paese “Generation Oracle” o “GenO”, un programma Emea per l’acquisizione dei migliori talenti in uscita delle università (o comunque che si sono da poco affacciati sul mondo del lavoro), che ha l’obiettivo di coinvolgere 400 giovani nell’arco di tre anni, in Europa. Si tratta di un percorso che prevede ben 24 mesi di formazione, lavoro su progetti diversi e infine l’indirizzamento verso uno dei vari sentieri di carriera in Oracle, con una forte componente internazionale.

Andrea Sinopoli, che guida in Italia il business delle tecnologie cloud IaaS (Infrastructure as a Service) e PaaS (Platform as a Service), ha confermato come la cloud region aperta da oltre sei mesi a Milano sia da considerare un “booster” importante per incidere sui grandi percorsi di trasformazione digitale in atto nel nostro Paese, legati sia al settore pubblico – sanità, infrastrutture cloud nazionali ecc – sia al settore privato, che in alcune aree – ad esempio per i servizi finanziari, bancari e assicurativi –  sta migrando in modo molto significativo processi, dati e applicazioni verso il cloud. 

“In questo ambito Oracle ha creato in Italia nell’arco di appena due anni un percorso di grande successo”, ha commentato Sinopoli, sottolineando che in quest’area Oracle Italia ha superato la pur già elevata crescita riportata dall’azienda a livello globale,  registrando nell’anno fiscale appena chiuso una crescita molto significativa sulla componente IaaS e PaaS sia come “adozione” (nuovi clienti), sia come ricavi complessivi (di oltre il +60%, che comprende anche il consumo di risorse cloud dei clienti già esistenti).

Le offerte cloud dietro al successo italiano

Il motivo di questo successo, trainato dalla crescente domanda di innovazione digitale e cloud, sono due “assi nella manica” ovvero il cloud di seconda generazione di livello enterprise tipico di Oracle, riprogettato in modo da offrire i livelli di sicurezza, performance, predicibilità, automazione dei servizi necessari per i processi mission-critical, e la proposta unica di “Distributed cloud” di Oracle, con offerte differenzianti come Exadata cloud at customer e oggi ancor più con le Dedicated region cloud @ customer. Queste ultime permettono di ricreare completamente nel perimetro infrastrutturale fisico del cliente il cloud pubblico Oracle in tutte le sue componenti infrastrutturali e applicative, con tutti i vantaggi di integrazione in architetture ibride (tra on-premise e cloud) e di controllo sui dati che ne conseguono.

Tali elementi, associati alla specializzazione “naturale” di Oracle sul data management anche in cloud e alla disponibilità nel territorio nazionale della cloud region di Milano, sono stati anche fattori chiave che hanno consentito ad Oracle di inserirsi nelle cordate per i bandi dell’infrastruttura cloud nazionale. 

Per il futuro un investimento sull’ecosistema

Guardando ai prossimi mesi Sinopoli ha confermato l’investimento sull’ecosistema di partner, in particolare con un programma per i Csp (Cloud service provider) rivolto ai grandi system integrator, che permette ai partner di diventare gestori del cloud infrastrutturale e di piattaforma Oracle e integrarvi “on top” le loro componenti applicative.

Dal lato dell’utente finale sarà sempre più rilevante l’approccio multicloud – che Oracle facilita grazie alla collaborazione con tutti i principali operatori del settore, volta ad offrire apertura, facile integrazione e interconnessione tra le “nuvole” di cui il cliente si vuole servire per le proprie esigenze. 

Focus su progetti “sostenibili nel tempo”

Giovanni Ravasio, Vp e Country leader per le cloud applications, ha parlato di uno scenario italiano particolarmente attivo, che si traduce in investimenti in progetti che hanno un importante requisito: essere sostenibili nel tempo, al di là dello stimolo attuale, determinato dall’adattamento alla “nuova normalità” e dalle opportunità generate dal Pnrr. “Le applicazioni aziendali progettate nativamente in cloud, come quelle di Oracle, abilitano questa sostenibilità nel tempo” ha sottolineato Ravasio. “Inoltre, come ci riconoscono anche i principali analisti collocandoci in posizioni di leadership nei quadranti di mercato, traducono una visione ben precisa in execution, perchè permettono di portare in cloud tutti i processi aziendali, dal back-office, come quelli di amministrazione finanza e controllo, supply chain o gestione del capitale umano fino al front-end, come marketing, vendite e customer care, avvantaggiandosi di aggiornamenti continui e di un’interfaccia e di un motore di AI e ML comune a tutte le nostre soluzioni”.

Riguardo all’ultimo anno fiscale, Ravasio ha sottolineato la crescita di oltre il +90% anno su anno per le applicazioni cloud Hcm (quelle per la gestione HR, una suite completa che comprende anche talent management, e-training, health and security ecc), sulle quali molte imprese italiane stanno investendo anche in risposta alle nuove esigenze dei loro dipendenti e alla trasformazione dell’organizzazione del lavoro.  Un altro ambito in forte crescita è quello delle applicazioni Erp, in particolare sul segmento delle medie imprese; oltre ai processi finance “classici” oggi assume sempre maggiore rilevanza anche la capacità di integrare la misurazione e il reporting dei parametri Esg (Environment, Society, Governance) che – in alcuni settori e dimensioni di impresa – è già previsto da specifiche regole. 

 

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