STRATEGIE

Patuanelli: “Digitale e green accoppiata vincente per la ripresa”

Il ministro dello Sviluppo economico alla task force del G20 sull’economia digitale: “Servono consapevolezza e impegno da parte del settore pubblico e di quello privato. Priorità all’abbattimento del digital divide”. Il ministro Provenzano: “Al Sud più innovazione per combattere la jobless recovery”

23 Lug 2020

F. Me.

Digitale leva di rilancio economico. In occasione della ministeriale, tenutasi in videoconferenza, della Task force sull’economia digitale del G20, il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli ha sottolineato “l’importanza della digitalizzazione per fronteggiare l’emergenza Covid e rendere più resiliente il sistema economico, che attraversa una fase di transizione tecnologica”.

“La digitalizzazione e la sostenibilità ambientale rappresentano, infatti, potenti volani per una crescita sostenibile – ha sottolineato – Di questo nuovo paradigma devono essere consapevoli sia il settore pubblico che quello privato, poiché abbiamo bisogno di investimenti nelle nuove tecnologie e nelle competenze umane. Dobbiamo quindi colmare rapidamente il divario digitale”.

“La digitalizzazione – ha continuato il ministro – è oggi al cuore di una politica industriale moderna, soprattutto per promuovere le Pmi. Per queste ragioni la digitalizzazione dell’industria, anche nella prospettiva della transizione verde, sarà uno dei pilastri della nostra Presidenza il prossimo anno”.

Patuanelli ha, infine, invitato tutti i partecipanti alla prossima riunione ministeriale della Task force che si terrà in Italia nel 2021 nell’ambito della Presidenza italiana del G20.

Industria 4.0 Plus e il Piano di Transizione 4.0

La strategia del Mise poggia su due pilastri: Industria 4.0 Plus e il piano di Transizione 4.0. Industria 4.0 Plus partirà a gennaio: tra le novità del pacchetto, previste defiscalizzazioni in arrivo per chi investe nelle tecnologie emergenti con obiettivi precisi come “green” e cybersicurezza.

“Chi utilizzerà le migliori tecnologie emergenti come la blockchain, l’intelligenza artificiale e l’internet delle cose, per raggiungere determinati obiettivi come innovazione dei prodotti, green e cybersicurezza – ha eviednziato nei giorni scorsi il ministro – avrà un incremento esponenziale delle percentuali di credito di imposta sull’investimento fatto”.  Con la possibilità per chi mette insieme questi due elementi – tecnologie e obiettivi – di arrivare ad una “defiscalizzazione totale”, ha annunciato Patuanelli, precisando che questo pacchetto, che sarà pronto “per il primo gennaio 2021” andrà ad accompagnare le altre misure attese già per quest’anno, che verranno inserite nella legge di bilancio. “Puntiamo anche per il 2020 ad ampliare le aliquote di credito di imposta per gli investimenti e sarà prevista la triennalità del 4.0“.

Industria 4.0 Plus andrà dunque a completare il puzzle della politica industriale del governo nella quale gioca un ruolo centrale il Piano Transizione 4.0 il cui decreto stato firmato a fine maggio. Si punta a far salire il tetto di spesa ammissibile per ottonere il bonus – che sostituisce iper e superammortamento – da 3 a 5 milioni di euro.

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Con il Piano saranno mobilitati 7 miliardi di euro di risorse per le imprese che maggiormente punteranno sull’innovazione, gli investimenti green, in ricerca e sviluppo, in attività di design e innovazione estetica, sulla formazione 4.0. Si

tratta di settori decisivi nei quali sarà sempre più fondamentale investire nei prossimi anni per favorire il processo di transizione digitale del nostro sistema produttivo, anche nell’ambito dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale, e accrescere le competenze tecnologiche dei lavoratori.

Il focus sul Mezzogiorno

“Abbiamo bisogno di accompagnare il rilancio degli investimenti pubblici e privati con una fiscalità di vantaggio che eviti il collasso occupazionale nel Mezzogiorno – ha spiegato in un’intervista al Messaggerro, il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano – La mia proposta è un taglio del 30% dei contributi previdenziali a carico delle imprese a scalare fino al 2030. Ne stiamo discutendo in sede di governo ma credo che dovremo attuare questa misura già entro quest’anno e confrontarci poi con la Commissione perché sia inserita nel nuovo ciclo della programmazione 2021-2027. Ripeto, è tempo di osare. Non possiamo rassegnarci a una jobless recovery”.

“La nuova questione meridionale è essenzialmente una questione femminile.- spiega – Ci vogliono interventi nelle infrastrutture sociali, come abbiamo fatto con i Comuni. Ma d’intesa con la ministra Catalfo inseriremo nel primo provvedimento utile di governo l’incentivo all’occupazione femminile al Sud, attraverso la riduzione al 100 per 100 degli oneri contributivi per le assunzioni delle donne per i primi 24 mesi”.

“Nel Piano sud 2030 avevamo non a caso inserito il contrasto alla povertà educativa come uno degli obiettivi irrinunciabili. E l’avere riconosciuto risorse e centralità al Terzo settore è stata una prima risposta. Ma anche l’innovazione del tessuto produttivo, a partire dalla capacità delle imprese di puntare sul digitale, deve diventare una priorità fino a creare veri e propri ecosistemi dell’innovazione. Per questo, d’intesa con il ministro Manfredi, stiamo studiando, proprio nell’ambito del Recovery Fund, la possibilità di replicare in tutto il Mezzogiorno il modello realizzato a San Giovanni a Teduccio dove i saperi dell’università hanno incontrato le imprese dando vita ad un sistema di alta formazione e di inserimento nel mondo del lavoro assai proficuo. E quando parlo di imprese penso anche a quelle pubbliche, ai grandi players dello sviluppo, da Leonardo a Fincantieri, dalla stessa Cassa depositi e prestiti al Fondo nazionale per l’innovazione: tutti devono sentirsi coinvolti in un percorso di formazione di qualità e trasferimento tecnologico”.

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