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TV

Più video online contro il calo dell’audicence, broadcaster a caccia di deal

BSkyB, Rtl Group, Vivendi, ProSiebenSat puntano a fare affari con i multichannel networks di Internet per raggiungere un pubblico “globale”

31 Ago 2015

Patrizia Licata

Di fronte alla perdita di spettatori, i grandi gruppi dei media europei corrono ai ripari investendo nelle piattaforme del video online, i grandi aggregatori di Internet che hanno una scala globale. Nelle scorse settimane, l’emittente tedesca ProSiebenSat.1 ha messo sul piatto 83 milioni di dollari siglando un accordo che fonderà il suo Studio71 con l’americana Collective Digital Studio e dando vita a una rete video globale valutata 240 milioni di dollari. Lo svedese Modern Times Group ha invece comprato la quota di maggioranza dell’olandese Zoomin.TV, il più grande video network europeo, valutato 95 milioni di dollari.

Anche Rtl Group, BSkyB e Vivendi hanno fatto acquisizioni o investimenti nei cosiddetti “multichannel networks” o Mcn, aziende che aggregano e monetizzano diversi canali e star del video online. Per esempio Endemol Shine si è alleata con Michelle Phan, una make-up artist divenuta famosa con i suoi tutorial su Internet, per crearle una rete che distribuirà contenuti su una serie di canali online come YouTube, Instagram e Snapchat.

“Le tradizionali aziende dei media che vedono scarsi tassi di crescita sui loro mercati domestici stanno cercando opportunità per diversificare le loro fonti di entrata, andando oltre il business della broadcast Tv finanziato dalla pubblicità”, spiega Richard Broughton, analista di Ampere Analysis, società di ricerche sui media che valuta l’intero giro d’affari degli Mcn a 20 miliardi di dollari.

L’interesse dei broadcaster d’Europa verso gli aggregatori video del web rispecchia quanto già avvenuto negli Stati Uniti, dove gli accordi tra aziende tradizionali e player innovativi si sono moltiplicati negli ultimi anni: la Walt Disney ha comprato i Maker Studios per 500 milioni di dollari, DreamWorks Animation ha venduto una quota di AwesomenessTV a Hearst a 325 milioni di dollari e Otter Media, joint venture tra le telco At&t e Chernin Group, ha comprato una partecipazione di maggioranza in Fullscreen del valore stimato tra i 200 milioni e i 300 milioni di dollari.

Gli analisti di Enders ritengono che il valore aggregato investito negli Mcn si sia triplicato dal 2013 al 2014 toccando 1,65 miliardi di dollari, soprattutto grazie agli accordi siglati da un piccolo gruppo di grandi investitori come Disney, Otter Media ed Rtl (che ha investito 127 milioni in StyleHaul).

I gruppi dei media tradizionali “sono ossessionati dal calo di ascolti e dalla perdita di audience in fasce chiave della popolazione e YouTube è fondamentale nella loro strategia per riconquistare share, specialmente tra i giovani”, continua Broughton. “Gli Mcn sono delle aziende globali molto efficaci”.

L’ascesa degli Mcn si lega alle nuove opportunità commerciali offerte dal video online, principalmente su YouTube ma anche e in misura crescente su altri siti come Facebook, Instagram e Vine. Gli Mcn hanno anche beneficiato della crescente globalizzazione dei contenuti media: prima dell’Internet video, l’accesso era controllato da singole emittenti Tv e distributori di film in specifici mercati geografici, mentre oggi aziende come Netflix firmano accordi per le licenze globali e i gruppi dei media vogliono accedere ai mercati internazionali per contrastare il rallentamento su quelli nazionali, come osserva il Financial Times.

Tuttavia l’interesse nel digital video e nei grandi accordi cross-border non vuol dire che gli investimenti nelle aziende di produzione tradizionali siano finiti – anzi, rappresentano ancora la fetta più consistente degli investimenti da parte delle aziende dei media europee, nota San Datta, direttore di Clarity, società di consulenza su media e tecnologie. Per esempio, la britannica ITV è cresciuta fino a diventare il maggior produttore indipendente di reality negli Usa proprio grazie alle acquisizioni di una serie di società di produzione americane, come DiGa Vision e Leftfield Entertainment Group. Le cifre spese per le società tradizionali superano ancora di molto quelle investite nel digital video: nel caso di ITV, 360 milioni di dollari sono stati messi sul piatto per Leftfield contro i 5 milioni per Zealot Networks, gruppo dei media digitali.

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