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ADDIO AL SAFE HARBOR

Privacy, Facebook: “Noi non c’entriamo. Europa e Usa trovino soluzione”

Il social network nel mirino: la sentenza della Corte di Giustizia Ue arriva a seguito di una denuncia contro il trattamento dei dati fuori dall’Europa. Ma l’azienda di Zuckerberg non ci sta: “Non abbiamo commesso errori”

06 Ott 2015

Mila Fiordalisi

“Non è una sentenza su Facebook. E lo stesso Avvocato generale, principale punto di riferimento della Corte di Giustizia Ue, ha puntualizzato che non abbiamo fatto niente di sbagliato”: questo il commento a caldo del social network di Mark Zuckerberg finito sotto i riflettori per la sentenza della Corte di Giustizia Ue che oggi ha invalidato il Safe Harbor della Commissione europea proprio a seguito di una denuncia di un cittadino austriaco contro la gestione dei dati oltre-Atlantico da parte di Facebook.

Considerato che il trasferimento transatlantico dei dati è una questione che riguarda non solo Facebook ma molte altre grandi aziende “Europa e Stati Uniti devono trovare urgentemente una soluzione”, si legge ancora nella nota del social network. “Bisogna continuare ad assicurare l’uso di metodi affidabili affinché la gestione dei dati sia legalmente certificata e risolvere le questioni legate alla sicurezza nazionale”.

Sono 4.410 le aziende interessate dalla decisione, ossia quelle che operano in regime di Safe Harbor, e il “danno” non sarebbe solo a carico degli americani. Anzi. “La sospensione del Safe Harbor impatterà negativamente sull’economia europea, colpendo le piccole e medie imprese in particolare e i consumatori che usano i loro servizio”, evidenzia Christian Borggreen, il direttore della Ccia (Computer & Communications Industry Association), l’associazione che rappresenta aziende quali Google, Amazon e eBay, per citarne alcune.

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