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Roaming, l’Europa trova la quadra: ma sarà davvero addio ai costi extra?

Intesa fra Parlamento, Consiglio e Commissione UE sulle tariffe wholesale: previsto taglio del 90%. Ma in Italia reazioni in chiaroscuro: per i cittadini i costi potrebbero non essere così “light”

01 Feb 2017

Andrea Frollà

Non ci sono più ostacoli nel processo di abolizione del roaming per i consumatori europei a partire da metà giugno. La misura scatterà a giugno secondo la road map prevista che ha avuto nell’accordo trovato nella notta fra Parlamento, Consiglio e Commissione l’ultimo tassello decisivo. Le tre massime istituzioni europeo sono infatti riuscite a chiudere l’intesa sui prezzi all’ingrosso che gli operatori si applicano tra di loro per offrire i servizi di roaming. Era un paTassaggio necessario a livello politico-istituzionale per consentire allo stop dei costi aggiuntivi quando si va all’estero di entrare in vigore a inizio estate. “Era l’ultimo pezzo del puzzle. Dal 15 giugno, gli europei potranno viaggiare nella Ue senza tariffe roaming e gli operatori potranno continuare a competere per fornire le offerte più attraenti per i loro mercati nazionali”, spiega il commissario al digitale, Andrus Ansip.

Le tariffe all’ingrosso, spiega il Consiglio, saranno il 90% più basse delle attuali. Il taglio pesante è stato pensato affinché gli operatori possano offrire il roaming ai loro clienti senza aumentare i costi delle telefonate nazionali. Allo stesso tempo, la tariffe devono essere sufficientemente elevate in modo che gli operatori dei Paesi visitati possano recuperare i loro costi senza aumentare i prezzi al dettaglio. Inoltre, prevede l’accordo a tre, il tetto deve consentire di proseguire con gestione e l’ammodernamento delle reti in modo che i cittadini europei possano avere connessioni stabili dappertutto in Europa.

Scendendo più nei dettagli, dal 15 giugno dell’anno in corso il tetto dei prezzi all’ingrosso per i dati scenderà dall’attuale 50 euro per Gigabyte a 7 euro e 70 centesimi. Successivamente, seguendo una tempistica già scandita, proseguirà la discesa: dal 1 gennaio 2018 si passerà a 6 euro per Giga, dal 1 gennaio 2019 a 4,5 euro, dal 1 gennaio 2020 a 3,5, dal 1 gennaio 2021 a 3 euro e infine e dal 1 gennaio 2022 a 2 euro e 50 centesimi. Si tratta di tetti significativamente più bassi rispetto a quelli proposti dalla Commissione per l’inizio del processo (8,5/GB) che comunque, sostiene il Consiglio, consentiranno comunque alle aziende di investire nelle reti di nuova generazione 5G. Gli importi delle telefonate caleranno da 5 a 3,2 centesimi, mentre il taglio per gli sms dimezzerà i 2 centesimi attuali.

Al risultato raggiunto in seno al trio UE ha contribuito anche l’attività di relatrice ombra del Gruppo S&D Patrizia Toia, in quota PD. “Con l’accordo sui prezzi all’ingrosso per gli operatori abbiamo superato l’ultimo ostacolo per arrivare a giugno a una reale abolizione delle tariffe roaming dopo un braccio di ferro con gli Stati membri durato anni – spiega l’eurodeputato -. In quest’epoca di oscurantismo populista però bisogna ricordare che la possibilità di viaggiare liberamente in tutta Europa e di telefonare dall’estero come a casa non è un dono di natura, né l’esito naturale del progresso tecnico, ma il frutto di scelte politiche precise e dell’impegno di chi ha lottato per affermare i valori dell’integrazione europea e per una società libera e aperta, senza frontiere materiali o digitali”.

“L’Italia ha svolto un ruolo importante nel negoziato – ricorda Sandro Gozi, sottosegretario con delega agli Affari Europei – contribuendo all’eliminazione dei costi aggiuntivi quando si va all’estero: il roaming infatti è un costo e una barriera assurda ostacolo per tutti i cittadini in un mercato che abbiamo voluto unico”. Con la stessa logica, aggiunge Gozi, “stiamo lavorando anche per abbattere le barriere per chi viaggia in Europa con il suo abbonamento digitale, la questione della cosiddetta portabilità”.

Giudizi discordanti all’Europarlamento dopo l’accordo notturno: favorevoli da parte dei principali partiti, socialdemocratico e popolare, mentre da quelli minori si sollevano preoccupazioni su un possibile aumento delle tariffe nazionali. “I costi del roaming ora sono una cosa del passato. Gli europei non dovranno più fronteggiare enormi bollette per i loro viaggi: potranno usare i loro telefoni all’estero come fanno in patria senza pagare costi extra”, spiega l’europarlamentare del gruppo de Socialisti e Democratici, Miapetra Kumpula-Natri in una dichiarazione. “Abbiamo mantenuto la promessa fatta ai consumatori e il sovrapprezzo del roaming scomparirà questa estate”, le fa eco l’europarlamentare del Ppe, Paul Rubig. “Vogliamo più competizione tra fornitori di servizi perché solo così ci saranno prezzi più bassi per i consumatori”.

A stretto giro di boa è arrivato il commento duro del Movimento 5 Stelle: “Si tratta di un accordo al ribasso – sostiene David Borrelli, eurodeputato del M5S – perché si rischia di trasformare quella che doveva essere una bella promessa mantenuta dall’Unione europea in una beffa per i cittadini che beneficiano di tariffe domestiche basse e che ora potrebbero essere aumentate. In merito al compromesso raggiunto tra Parlamento, Consiglio e Commissione sui prezzi all’ingrosso, aggiunge Borrelli, “dalla promessa di azzerare il roaming siamo arrivati al roaming indiretto per tutti: una stangata per i cittadini che già in questi mesi hanno subito rialzi ingiustificati delle tariffe da parte delle compagnie telefoniche, come più volte denunciato dall’Agcom”.

Parere in chiaroscuro quello del Codacons che, commentando l’accordo sui prezzi raggiunto dalle istituzioni europee, sottolinea come il roaming sia costato ai cittadini europei 8,5 miliardi di euro all’anno, al punto da rappresentare il 10% dei ricavi dei gestori telefonici: basti pensare, osserva l’associazione, che nel 2006 un utente pagava da 1 a 6 euro al minuto per fare una telefonata dall’estero, e dai 35 centesimi a un euro per riceverla. “Il roaming – commenta una nota del presidente Carlo Rienzi – ha rappresentato per anni una ingiustizia a danno degli utenti. Chi utilizzava il proprio cellulare dall’estero era costretto a subire costi aggiuntivi abnormi che non avevano alcuna ragione d’esistere, spesso in totale assenza di trasparenza e senza alcun rapporto con i costi reali sostenuti dagli operatori telefonici, ritrovandosi così a dover pagare bollette salatissime”.

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