Sanità, assistenza via smartphone a +10%. L'Italia pronta per la sfida e-health? - CorCom

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Sanità, assistenza via smartphone a +10%. L’Italia pronta per la sfida e-health?

Secondo il “Digital Consumer Trends 2020” di Deloitte decollano anche Internet banking ed e-commerce. Otto consumatori su dieci non torneranno più indietro. Ma il nostro Paese segna il record per la misinformation sul 5G

26 Nov 2020

Più di 8 consumatori su 10 in Italia e nel mondo continuerà a utilizzare servizi di e-health, online banking, e-commerce, digital entertainment anche nel new normal. Emerge dallo studio “Digital Consumer Trends 2020”, condotto a maggio e giugno 2020 da Deloitte, secondo cui il lockdown sta ridisegnando le abitudini anche nel lungo periodo definendo, si legge nel report, “i confini dell’epoca del New Normal e fornendo importanti indicazioni sulle modalità di consumo durante il nuovo periodo di isolamento”.

Assistenza sanitaria e servizi di e-health

Rispetto al 2019, la gestione dei servizi di assistenza sanitaria direttamente da smartphone è aumentata in Italia di oltre 10 punti percentuali nel corso di un anno arrivando a interessare un rispondente su quattro, in linea alla media europea. L’evoluzione più incisiva è legata alla gestione dei servizi di assistenza sanitaria, come ad esempio, prenotare appuntamenti dal medico, ordinare prescrizioni e controllare risultati delle analisi. Il cambiamento riguarda soprattutto i 65-75enni, per cui il tasso di utilizzo ha visto un’espansione di 14 punti percentuali, superando i coetanei europei.

5G e salute: il rischio misinformation

I consumatori hanno rivalutato numerosi aspetti della vita quotidiana legati alla salute, divenendo sempre più attenti e alla ricerca di maggiori informazioni. Tuttavia, queste ultime non risultano essere sempre veritiere, dando origine a fake news che possono avere un impatto sulle attitudini degli utenti. Ad esempio, circa un intervistato su tre crede che ci siano rischi per la salute associati al 5G. Questa falsa percezione colpisce principalmente la fascia d’età 45-54 anni (34% vs. 18% dei 18-24enni), e il livello di misinformation è leggermente più alto della media europea.

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Oltre un terzo dei partecipanti al report ha guardato molti più film e serie TV in streaming su piattaforme Svod come Netflix o Amazon Prime, e due su tre vorrebbero continuare a farlo con la stessa frequenza.

Un ulteriore aspetto di grande interesse per gli utenti è la tutela della privacy dei dati. Se la contropartita è la revoca di tutte le restrizioni governative, l’attenzione alla tutela della privacy risulta abbattuta per una buona parte degli intervistati. Il 60% degli italiani infatti, si dichiara favorevole all’utilizzo delle videocamere sensibili al calore in luoghi molto popolati, in misura superiore alla media europea (49%). Tuttavia, se la tecnologia è utilizzata per monitorare direttamente la posizione e gli spostamenti degli individui, la propensione ad accettarne la condivisione appare più contenuta. Due rispondenti su cinque sono favorevoli a condividere le informazioni generate da smartphone o da altri dispositivi, come ad esempio i braccialetti smart, mentre uno su tre si oppone.

Periodo incerto, ma di grande potenziale

“L’emergenza sanitaria sta modificando radicalmente i bisogni e i comportamenti dei consumatori e, di conseguenza, anche le strategie e i processi aziendali – dice Andrea Laurenza, Head of Deloitte Digital North & South Europe e TMT Industry Leader, Deloitte Central Mediterranean -. I vincoli posti dal distanziamento e dalla pandemia hanno infatti accelerato un cambiamento già in corso. Siamo stati tutti obbligati a entrare nel mondo digitale, anche le persone più senior, e queste abitudini saranno durature. Per questa ragione, se opportunamente gestito e capitalizzato, il momento storico così critico e incerto può costituire un volano per la crescita e lo sviluppo delle organizzazioni che dovranno far fronte alle rinnovate esigenze degli utenti ripensando prodotti, servizi e comunicazione in chiave sempre più digitale”.

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