L'AVANZATA DI OMICRON

Smart working, riscoppia il “caso” pubblica amministrazione. Ma Brunetta non ci sta

“Il lavoro agile essenziale per arginare la quarta ondata”: dalla politica ai sindacati si moltiplicano le richieste di tornare alla modalità emergenziale e accelerare sulla digitalizzazione. La Funzione Pubblica replica: con le nuove linee guida “ampia flessibilità per organizzare sia la presenza sia il lavoro a distanza”

03 Gen 2022

Patrizia Licata

giornalista

coronavirus

Lo smart working è essenziale per fronteggiare l’aumento esponenziale dei contagi da Covid che si sta registrando in questa fase della pandemia. Contro la decisione del ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta di limitare al massimo il lavoro agile tra il personale pubblico si levano le voci di chi invoca il ritorno allo smart working come “norma” per ridurre il più possibile i contatti tra le persone e, quindi, i contagi: da Walter Ricciardi, consulente scientifico del ministro della Salute Roberto Speranza, ai senatori del MoVimento 5 Stelle nella commissione Affari Costituzionali, da Maria Teresa Turetta, segretaria nazionale Cub Pubblico Impiego, a Natale Di Cola, segretario Fp Cgil di Roma e del Lazio, e Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe.

“Lo smart working dovrebbe diventare in questa fase pandemica la struttura ordinaria dell’organizzazione del lavoro perché il virus viaggia con le persone e quindi quanto più le persone sono distanziate l’una dall’altra tanto più si limita la circolazione del virus”, ha detto, intervistato dal Tg3, Walter Ricciardi, consulente scientifico del ministro della Salute Roberto Speranza.

A fine novembre il ministro Brunetta ha reso note le linee guida per lo smart working nella pubblica amministrazione, frutto del confronto fra governo e organizzazioni sindacali.

Lavoro agile nella Pa, in arrivo “proteste”

Il ministro Brunetta ha annunciato che per la Pa non ci sarà alcun ritorno al lavoro agile. È una decisione di una gravità inaudita che stride con quanto avviene in altri paesi Ue. Distanziamento, Dpi e tracciamento sono le uniche modalità di tutela dal contagio nei posti di lavoro; in più lo smart working emergenziale sarebbe a costo zero, anzi con risparmio dei costi in termini di buoni pasto e utenze”, ha affermato Maria Teresa Turetta, segretaria nazionale Cub Pubblico Impiego, sottolineando “il dilagare dei contagi nei servizi pubblici tra i vaccinati e i non vaccinati, nonostante il Green Pass”.

WHITEPAPER
Smart Working: lo stato dell’arte e cosa succede con la fine dello stato di emergenza
Risorse Umane/Organizzazione
Smart working

“Mancano mascherine Ffp2, sanificazioni, tracciamenti”, ha proseguito Turetta. “Inoltre con l’introduzione della certificazione verde si è abbassata la guardia scaricando la responsabilità e i costi della prevenzione sui lavoratori, deresponsabilizzando i datori di lavoro su tracciamento e distanziamento nei locali ad alto rischio contagio. Cub PI non accetta questo ulteriore attacco da parte del ministro Brunetta”, conclude Turetta, annunciando, “giornate di protesta pubbliche davanti ai posti di lavoro in assenza di interventi concreti da parte del governo e l’immediata reintroduzione del lavoro agile”.

“Ripristinare lo smart working emergenziale”

“Il lavoro agile già a partire dalla prima ondata della pandemia ha dimostrato di essere uno strumento molto utile per scongiurare la paralisi degli uffici pubblici e dei servizi da erogare ai cittadini, evitando al contempo pericolosi assembramenti nelle sedi della Pubblica Amministrazione e riducendo il traffico nelle città e la presenza di cittadini sui mezzi pubblici”, affermano in una nota stampa i senatori del MoVimento 5 Stelle nella commissione Affari Costituzionali Vincenzo Garruti, Maria Laura Mantovani, Gianluca Perilli, Vincenzo Santangelo e Danilo Toninelli, ricordando “il grande lavoro svolto dalla ministra Dadone durante il governo Conte II”.

“Sbaglia il ministro Brunetta nel ridurre all’osso oggi il ricorso al lavoro agile”, proseguono i senatori 5 Stelle, “nel suo ruolo ha il dovere di comprendere e valorizzare al meglio le enormi potenzialità del digitale. Le inefficienze, i comportamenti scorretti di chi approfitta dello smart working per sottrarsi ai propri doveri non devono essere un alibi, è compito del Dipartimento della Funzione Pubblica e dei dirigenti degli uffici far funzionare i piani di organizzazione del lavoro, a partire dai POLA. Non appena ne avremo la possibilità, come Movimento 5 Stelle presenteremo degli emendamenti per ripristinare il lavoro agile emergenziale nella pubblica amministrazione”.

L’Italia ha perso tempo sull’innovazione tecnologica?

“Purtroppo rischiamo ancora una volta di farci trovare impreparati in una nuova ondata della pandemia”, ha dichiarato Natale Di Cola, segretario Fp Cgil di Roma e del Lazio, intervenuto ai microfoni della trasmissione ‘L’Italia s’è desta’, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus. “Da tempo chiedevamo una stretta maggiore sui vaccini e adesso in una situazione così complicata bisogna organizzarsi anche aumentando lo smart working dove possibile“.

“In questi mesi si è perso tempo prezioso per organizzarsi e dunque ancora non si è pronti per fare in modo che lo smart working possa essere realizzato nel modo migliore possibile”, ha proseguito Di Cola. “Le cose sono andate bene dove c’è un’amministrazione che ha fatto un processo di innovazione tecnologica e sono andate male dove questi sistemi sono obsoleti. Nel futuro il tema dello smart working andrà affrontato come un’opportunità che, se ben organizzata, oltre ad essere efficace per l’azienda può dare una mano anche al Paese”.

Nella stessa trasmissione di Radio Cusano Campus è intervenuto Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, affermando che “Tutte le misure messe in campo finora dal governo sono una sommatoria di pannicelli caldi che non riescono a rallentare la circolazione. Adesso vediamo cosa verrà fuori dal prossimo consiglio dei ministri. Bisogna limitare i contatti sociali, magari incrementando lo smart working. Mi preoccupa che si prenda tempo prima di assumere decisioni, perché i numeri sono già evidenti”.

La Funzione Pubblica: “Lavoro agile già consentito fino al 49%”

“Con riferimento alla richiesta di smart working da parte di alcune sigle sindacali del pubblico impiego, ricordiamo che la normativa e le regole attuali già permettono ampia flessibilità per organizzare sia la presenza, sia il lavoro a distanza, tanto nel lavoro pubblico quanto nel lavoro privato”, ha replicato in una nota il Dipartimento della Funzione pubblica. “Le amministrazioni pubbliche, in particolare, sulla base delle linee guida recentemente approvate con il consenso di tutti (sindacati, governo, amministrazioni centrali e locali), possono decidere la rotazione del personale consentendo il lavoro agile anche fino al 49% sulla base di una programmazione mensile, o più lunga”.

Il dipartimento ricorda che “la maggior parte dei dipendenti pubblici (gli addetti della scuola, della sanità e delle forze dell’ordine, che rappresentano circa i due terzi dei 3,2 milioni totali) sono soggetti all’obbligo di vaccino e, in larghissima maggioranza, sono tenuti alla presenza”.

“Alla luce della grande flessibilità riconosciuta alle singole amministrazioni e dell’esigua minoranza di dipendenti pubblici che potrebbe realmente lavorare da casa, risulta, dunque, incomprensibile l’invocazione dello smart working per tutto il pubblico impiego”, conclude la nota.

Le linee guida del ministro Brunetta

A fine novembre il ministro Brunetta ha reso note le linee guida per lo smart working nella pubblica amministrazione, frutto del confronto fra governo e organizzazioni sindacali.

“Contrariamente al settore privato i dipendenti pubblici in smart working sono tutti tornati al lavoro. Quindi da questo punto di vista siamo stati più bravi del privato”, ha affermato Brunetta commentando le linee guida a margine della Conferenza nazionale di Statistica tenutasi all’Istat. “Nella Pa stiamo fornendo delle regole per poter fare tutto lo smart working che le 32mila pubbliche amministrazioni vorranno fare in libertà”. 

“Intanto ci vuole un contratto di lavoro e l’abbiamo definito, poi una piattaforma informatica e l’abbiamo codificata, e poi regole e organizzazione del lavoro per obiettivi”, ha detto Brunetta. “Altra cosa fondamentale è che si fa lavoro agile a distanza per servire meglio i cittadini e le imprese non per far star meglio solo i lavoratori dipendenti”.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 5