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ROAMING

Strand Consult: “Tlc europee iperregolate, così nessuno investe”

Gli analisti all’attacco della politica regolatoria di Bruxelles: “Mercato al capolinea, serve invece favorire il consolidamento e la creazione di reti pan-europee”

23 Set 2016

Patrizia Licata

Nuovo attacco di Strand Consult alle politiche dell’Ue sul mercato telecom e a quella che da sempre definisce una iper-regolazione. Sono le proposte sul roaming e gli approcci e le modalità dell’abolizione dei sovrapprezzi a suscitare le critiche di John Strand: “La Commissione europea proprio non riesce a mettere insieme politiche per le telecomunicazioni che stimolano la crescita economica; riesce solo a imporre regole”.

Il comunicato stampa con cui la Commissione sostiene che le sue disposizioni sul roaming saranno tali da “funzionare per tutti gli europei” significa per Strand solo che l’esecutivo Ue “ha combinato un pasticcio tale con le regole sul roaming” che ora spetterà ai singoli paesi Ue “metterci la toppa”.

“E’ il solito disperato tentativo di Bruxelles di far vedere che fa le cose per i consumatori abbassando i prezzi mobili”, continua Strand, ma la Commissione dà il colpo di grazia a un malato in agonia – il quadro di riferimento per gli investimenti infrastrutturali – rendendo sempre più difficile per le telco spendere. E intanto Bruxelles impone a tutti “un regime di sorveglianza sul roaming” in nome del cosiddetto “fair use”.


Dopo aver analizzato le novità sulle disposizioni Ue relative al roaming Strand conclude che le politiche europee per il mercato telecom sono al capolinea. “Lo avevamo previsto nella nota emanata dopo la Brexit: le regole in Europa per gli operatori delle telecomunicazioni potranno solo aumentare. L’Ue è probabilmente il mercato meno attraente del mondo per chi vuole investire. Abbiamo scritto anche un report su come l’Ue sia sempre più indietro agli Usa nell’economia digitale. I commissari Ansip e Oettinger saranno pure in buona fede, ma non hanno le competenze e le capacità per l’execution. Lo hanno dimostrato al summit Ft-Etno dell’anno scorso quando si sono rimangiati la promessa fatta all’industria di migliorare le condizioni per investire”.

Solo che ora, secondo Strand, le nuove proposte sul roaming porterebbero la regolazione Ue per l’industria mobile a un livello “grottesco”. La maggior parte degli europei garantisce agli operatori un Arpu mensile che vale meno del prezzo di tre cappuccini allo Starbucks. “Forse il prossimo progetto di Margrethe Vestager includerà l’armonizzazione del prezzo della colazione al bar in tutta Europa”, conclude Strand.

La posizione di Strand Consult è che esiste ampio spazio per abusi e arbitrarierà nei contratti mobili in Ue. La Commissione riconosce questo problema ma non ha la soluzione – che sarebbe, secondo Strand, creare reti pan-europee: secondo l’Ue, invece, ogni Stato si deve occupare di vigilare sui contratti mobili. Il roaming si potrebbe eliminare se le telco europee potessero avere le dimensioni di quelle in Usa o Cina, con reti che coprono l’intera unione. E’ di questo che l’Europa ha bisogno, secondo Strand: reti su tutto il continente, economie di scala e dunque consolidamento. “Non ci sorprende che più della metà di tutte le Sim Usa sia su 4G/Lte, mentre in Ue sono meno di un terzo. La Commissione europea sogna il Digital Single Market ma la realtà è che si sono ancora 27 mercati, tutti diversi per lingua, presenza di incumbent e nuovi entranti, norme su spettro, tasse e contratti, e con costi diversi per gli operatori per portare il traffico mobile agli utenti. L’Ue vuole che i prezzi mobili siano uguali nei 27 Paesi? Allora dovrebbe permettere ai prezzi di evolvere con le forze di mercato che spingono al consolidamento e non usare una pianificazione centrale di stile sovietico”.

Strand riporta che il roaming doveva essere il “quid pro quo politico per la net neutrality: gli operatori telecom avrebbero acconsentito a una regolazione sul roaming in cambio di norme “più ragionevoli” sulla net neutrality che non soffochino investimenti e innovazione. “Ma l’accordo è andato a monte perché Bruxelles e Berec si sono lasciati impigliare nella rete tesa dagli attivistidi Internet pagati da Google“, attacca Strand. “Ed ecco l’altro pasticcio creato da Bruxelles”. Strand sostiene che Google è il membro fondatore di almeno 7 dei 14 stakeholder che hanno sviluppato le linee guida del Berec sulla neutralità della rete e finanzia 3 delle 4 associazioni che rappresentano la società civile.

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