Si complica la sfida per le tech company: l'innovazione può anche fare "vittime" - CorCom

SCENARI

Si complica la sfida per le tech company: l’innovazione può anche fare “vittime”

Secondo un’analisi di Bain & Company c’è il 12% di rischio “obsolescenza” in più per i player del settore rispetto alle aziende del retail e dei servizi finanziari. Ecco i fattori su cui bisognerà puntare per tenere testa a Covid e tensioni Usa-Cina

03 Nov 2020

L. O.

Innovazione e riposizionamento continuo dell’offerta, velocità e qualità di esecuzione, trasformazione del modello operativo e orchestrazione di operazioni di M&A mirate. Sono questi gli ingredienti necessari alle aziende tech per sopravvivere sul mercato alle prese con Covid e tensioni Usa-Cina. Secondo il primo report di Bain & Company sulla tecnologia, Technology Report 2020: Taming the Flux, alcuni digital fast lane caratterizzeranno la trasformazione del mercato (Dati, AI, Cloud, IoT, Automazione). Virtual selling e sales playbook ridefiniranno i Go-to-Market. L’attività di M&A si concentrerà prevalentemente sugli scope deal.

Le aziende tech hanno infatti il 12% di probabilità in più di essere vittima dell’innovazione rispetto ai player del retail e il 25% in più rispetto ai servizi finanziari, due settori che storicamente hanno subìto significativi cambiamenti nel corso degli anni. Per poter competere e rimanere sul mercato, le aziende del settore tech dovranno quindi puntare su diversi fattori.

“Più a lungo un’azienda tecnologica rimane indietro, meno probabilità ha di riprendersi – dice Mauro Colopi, Partner di Bain & Company – e questo rende ancor più importante per i player di questo segmento capire molto rapidamente come si evolverà il business”.

I settori che crescono a doppia cifra

Anche in Italia gli elementi di innovazione e riposizionamento continuo caratterizzano sempre più il mercato. Basti pensare, spiega Colopi, “alle dinamiche di crescita a doppia cifra dei servizi di Big Data, AI, Cloud, IoT, Automazione e Cybersecurity rispetto alle dinamiche di crescita del 2-3% di servizi tradizionali di application management. Alcuni di questi mercati fino a qualche anno fa erano in uno stadio primordiale, come ad esempio l’AI che 5 anni fa intercettava circa 50 milioni della spesa IT delle aziende italiane e che oggi vale 5 volte tanto”.

Altri servizi, quale ad esempio la cybersecurity, vantano una domanda di oltre 1 miliardo l’anno in Italia ma ancora non hanno un chiaro leader di mercato capace di staccare in modo netto gli altri contendenti del mercato – si legge nel rapporto -. Il mercato tecnologico in Italia, così come in Europa è ancora significativamente frammentato, con alcune aziende che seppur di piccole dimensioni stanno sviluppando nuovi talenti nelle professionalità digitali emergenti, stimolando una serie di operazioni di M&A da parte degli attori primari del mercato italiano. Alcuni di questi hanno realizzato negli ultimi 3-4 anni oltre 10 deal sul mercato, ridefinendo il loro posizionamento competitivo, la loro mission e il loro bouquet di offerta”.

La creazione di valore tecnologico richiede un costante riposizionamento per vincere le transizioni all’interno di un nuovo scenario competitivo: il mercato raramente segue a lungo le definizioni tradizionali. Per questo motivo – raccomanda il report – è fondamentale che i Ceo del settore comprendano quali siano le transizioni che interessano il proprio segmento e come affrontarle.

Da una parte l’innovazione di offerta è una delle scelte strategiche chiave che i player tecnologici di successo sono stati in grado non solo di disegnare in modo discontinuo ma anche di implementare con estrema determinazione, generando impatti estremamente rilevanti sui loro ricavi. Alcuni player leader del mercato tecnologico, ad esempio, hanno fatto leva sull’XaaS raddoppiando nel corso del tempo i loro ricavi e del 30-60% i propri margini.

L’accelerazione dei cicli di innovazione di offerta è dettata anche da una rapida evoluzione delle sfide di business a cui la tecnologia può dare un contributo essenziale. L’automazione, ad esempio, va ben oltre la riduzione dei costi. Nel giro di poche settimane, l’automazione è diventata una priorità mission-critical per molti dirigenti. Le aziende che hanno investito di più nell’automazione prima della pandemia sono meglio posizionate per superare la crisi rispetto a quelle che non lo hanno fatto: hanno generato maggiori ricavi, subìto meno interruzioni nella loro supply chain e incrementato produttività e domanda di forza lavoro.

Automazione e smart working

WHITEPAPER
Quali sono i mobile malware più diffusi?
Mobility
Cybersecurity

Nel corso del prossimo anno, il 38% dei leader intende investire molto di più nell’automazione, rispetto ad appena il 22% delle altre aziende. Una volta conclusasi la situazione emergenziale, circa il 60% dei player della tecnologia prevede di automatizzare un numero maggiore di attività offshore, il tasso più alto di tutti i settori esaminati. In media, le aziende tecnologiche prevedono che il 38% dei loro dipendenti continui a lavorare in remoto, anche dopo la ripresa del lavoro in loco, legato ai servizi finanziari per il tasso più alto tra i settori intervistati.

Il ridisegno dei portafogli di offerta si combina con la trasformazione radicali dei modelli operativi e delle correlate competenze professionali. Alcune professionalità in ambito Cloud hanno avuto un’accelerazione di 5x in soli 3 anni, creando una corsa verso la conquista dei nuovi talenti digitali molto accesa tra i principali player dell’arena competitiva.

Dall’altra parte l’emergenza Covid-19 sta accelerando il ripensamento profondo degli assetti operativi. In gioco le dinamiche di “nearshoring” per intercettare pool di talenti digitali non necessariamente localizzati nei grandi centri urbani per supportare la crescita sostenibile delle Digital Factory. Oppure al ripensamento dei processi commerciali e dell’interazione con il cliente, con un contributo crescente del Virtual selling e sales playbook che permette di accedere a nuovi livelli di produttività non sacrificando l’efficacia dell’azione commerciale.

M&A verso gli scope deal

M&A, il mondo si sposta verso gli scope deal. Negli ultimi cinque anni, le operazioni di M&A nel settore sono profondamente mutate. Nel 2019, l’82% delle fusioni e acquisizioni tecnologiche è rientrato nell’ambito di scopo, attraverso il quale l’acquirente ha integrato segmenti di business in più rapida crescita o acquisito nuove aree o capacità per generare crescita.

Per il restante 18% si è trattato di operazioni mirate a rafforzare la posizione di mercato dell’azienda e a ridurre i costi. Il forte spostamento verso gli scope deal – un modo in cui le aziende si stanno posizionando per tenere il passo con un grado di transizione tecnologica senza precedenti – è dovuto anche alle minori opportunità di chiudere acquisizioni su scala, dal momento che il settore è diventato molto concentrato. Questo shift dell’M&A verso gli accordi di scopo probabilmente accelererà ulteriormente. Gli accordi hanno rallentato nel secondo trimestre di quest’anno, a causa della pandemia e dell’inasprimento dei mercati del credito, ma il panorama è maturo per una rinnovata attività di M&A.

Lo scontro Usa-Cina

Le crescenti tensioni tra gli Stati Uniti e la Cina mettono le aziende di fronte ad una nuova realtà caratterizzata da una crisi della globalizzazione ed è improbabile che questo trend si inverta. Il management delle principali aziende tecnologiche, sia in Cina che nel resto del mondo, si sta confrontando con uno scenario in cui gli ecosistemi tecnologici – e le economie – cinesi e statunitensi sono sempre più lontane.

Le aziende del settore non possono ignorare la Cina, il cui consumo rappresenta fino al 25% della domanda globale di apparecchiature per server, networking, PC e smartphone, e il consumo del Paese della maggior parte dei prodotti tecnologici aumenta ad almeno il doppio del ritmo della media globale. Un numero sempre maggiore di aziende tecnologiche rivedrà le proprie strategie negli Stati Uniti e in Cina, cercando di bilanciare il desiderio di vendere sia negli Stati Uniti che in Cina, di proteggere la proprietà intellettuale e di superare la concorrenza. È una sfida complessa, ma il premio è l’accesso a un mercato tecnologico globale molto ampio.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 5