Tim Cook: "Nessun trattamento fiscale di favore, affermazioni senza fondamento" - CorCom

FISCO & HI-TECH

Tim Cook: “Nessun trattamento fiscale di favore, affermazioni senza fondamento”

Il numero uno della Apple: “La stragrande maggioranza dei nostri profitti è tassata negli Usa, eppure oggi la Commissione chiede di modificare retroattivamente queste regole”

30 Ago 2016

“Il parere della Commissione sostiene che l’Irlanda avrebbe riservato a Apple un trattamento fiscale di favore. E’ un’affermazione che non trova alcun fondamento nei fatti o nella legge. Noi non abbiamo mai chiesto, né tantomeno ricevuto, alcun trattamento speciale”. Lo ha detto il Ceo di Apple, Tim Cook, in un messaggio alla comunitòà Apple in Europa. “Ora ci troviamo in una posizione anomala: ci viene ordinato di versare retroattivamente tasse aggiuntive a un governo che afferma che non gli dobbiamo niente piu’ di quanto abbiamo già pagato”.

E’ un nuovo atto della battaglia fra Europa e Usa sul terreno della tassazione alle multinazionali dell’hi-tech. Resa più aspra dalle polemiche intorno all’accordo sull’accordo di libero scambio tra gli Stati Uniti e l’Unione europea (il Ttip). Una battaglia già in atto da tempo che vede da un lato il Vecchio continente esigere quote dai ricavi ottenuti dalle varie Apple, Google, Microsoft operando secondo schemi fiscali che svantaggiano l’economia europea.

“La tassazione delle aziende multinazionali – dice ancora Cook – è una materia complessa, ma tutto il mondo riconosce lo stesso principio fondamentale: i profitti di un’azienda devono essere tassati là dove l’azienda crea valore. Apple, l’Irlanda e gli Stati Uniti concordano su questo principio”.

Nel caso di Apple, “quasi tutte le operazioni di ricerca e sviluppo si svolgono in California – dice il numero uno di Apple -, quindi la stragrande maggioranza dei nostri profitti è tassata negli Stati Uniti. Le aziende europee che operano negli Usa sono tassate secondo lo stesso principio. Eppure, oggi la Commissione sta chiedendo di modificare retroattivamente queste regole”.

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Anche il governo Usa si è schierato a difesa del suo campione nazionale. Secondo il Dipartimento del Tesoro con l’operazione Vestager “si minano investimeni stranieri in Europa. Minacciato lo spirito della partnership economica tra Ue e Ue. Continueremo a monitorare queste vicende mentre evolvono e continueremo a lavorare con la Commissione verso il nostro obiettivo condiviso di prevenire l’erosione delle basi imponibili delle nostre aziende”.

Nei giorni scorsi il Dipartimento del Commercio ha inviato a Bruxelles un white paper di 26 pagine con cui l’amministrazione Obama sottolinea un “cambio di approccio” dell’antitrust europeo che “sembra estendere il ruolo della direzione generale della Concorrenza della Commissione Ue a quello di un’autorità fiscale sovranazionale”, intervenendo così di fatto sugli accordi internazionali sul piano fiscale. “Nei casi al vaglio della Commissione Ue – prosegue il documento del dipartimento del Tesoro Usa – non sono state date ai contribuenti informazioni preventive sul fatto che la Commissione avrebbe utilizzato in questo modo i propri poteri”.

Oltre che su Apple in Irlanda, le indagini della Commissione Ue riguardano anche le intese di Amazon e Fca con il Lussemburgo, e quelle di Starbucks con il Belgio.

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