Tim sale in Borsa, Opa Kkr anche senza senza due diligence? - CorCom

IL DOSSIER

Tim sale in Borsa, Opa Kkr anche senza senza due diligence?

Intanto prosegue la riorganizzazione delle prime linee. Sul tavolo del cda del 17 dicembre il nodo della “poltrona” da liberare per fare spazio al futuro amministratore delegato. Si profila l’ipotesi di un’uscita di scena del consigliere De Meo. L’alternativa resta Gubitosi

13 Dic 2021

F. Me

Si riaccende Tim in Borsa. Le nuove ipotesi sulla volontà del fondo Kkr di procedere all’offerta pubblica d’acquisto anche senza la due diligence di approfondimento dei numeri hanno fatto balzare il titolo di oltre il 4%. Secondo quanto riportato nel week end da La Stampa il fondo, che ha manifestato l’interesse a presentare una opa da 0,505 euro per azione per acquistare la società di telecomunicazioni, potrebbe far cadere la condizione della due diligence e lanciare comunque l’Opa aspettando quindi che sia il mercato a decidere sull’operazione.

Il cda, che tornerà a riunirsi il 17 dicembre, sarebbe infatti orientato a non consentire a Kkr l’approfondimento di quattro settimane chiesto con la lettera di fine novembre. L’ipotesi riaccende quindi la speculazione in Borsa anche per via dei numerosi rumors delle scorse settimane secondo cui il fondo insieme con i suoi consulenti stava già valutando un netto ritocco al rialzo del prezzo offerto: sui rumors Kkr aveva reagito spiegando di essere concentrata sulla formulazione della proposta iniziale.

C’è poi da capire se il Cda avrà tutti gli elementi per dare una valutazione complessiva sulla manifestazione di interesse del fondo americano, ritenuta da Vivendi, azionista al 23,9%, come minimo inadeguata. I francesi hanno infatti pagato le azioni Tim 1,04 euro e, dopo averle svalutate, le hanno in carico a circa 0,8 euro l’una. D’altra parte dopo la discesa in campo di Kkr, Vivendi si è detta favorevole allo scorporo della rete senza più un controllo da parte di Tim. In Cda finirà anche il tema Dazn: il contratto triennale per le partite di calcio si è tradotto in 250-400 milioni di ricavi in meno rispetto alle previsioni e l’obiettivo è di rinegoziarlo.

Il nodo della riorganizzazione

Intanto è tornato in Italia dal Brasile Pietro Labriola, il nuovo direttore generale di Tim che come ceo di Tim Brasil – carica che mantiene -è stato impegnato negli ultimi cinque giorni nel paese sudamericano per seguire l’assegnazione delle licenze del 5G e la partita Oi. Il manager, cui sono state attribuite buona parte delle deleghe di Luigi Gubitosi, è pronto ad assumerne anche l’incarico. In vista del Cda e in mancanza di un’uscita di scena di Gubitosi, si profila come soluzione la disponibilità di Luca De Meo, ceo di Renault, a lasciare il consiglio per permettere a Labriola di diventare anche ceo del gruppo. Se non già da subito – sono gli auspici per dare almeno chiarezza al vertice in questa fase delicata del gruppo – al più tardi il prossimo mese.

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Intanto però il neo direttore generale sta già procedendo sul fronte della squadra: nominate le prime linee e riviste alcune funzioni con accorpamenti di responsabilità. La funzione Chief Technology & Operations Officer confluisce nella nuova funzione Chief Network, Operations & Wholesale Office affidata a Stefano Siragusa, che assume il ruolo di Deputy del Direttore Generale. Esce di scena, dunque, il Cto Nicola Grassi. Ed esce di scena anche Carlo Nardello, Business Development & Transformation Officer: la nuova funzione Chief Strategy & Business Development Office viene affidata ad interim a Claudio Ongaro (QUI TUTTE LE NUOVE NOMINE).

Il governo tiene accesi i riflettori

“Valuteremo sempre nell’interesse dei cittadini e dello Stato eventuali aspetti da considerare”, ha detto il ministro per la Transizione digitale, Vittorio Colao, rispondendo interpellato sul dossier Tim-Kkr, a margine di #Sios21 Winter Edition. “C’è un comitato che deve osservare, ma sono aziende quotate, quindi, devono fare le loro valutazioni”, ha aggiunto il ministro.

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