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LA CRISI

Toshiba, dai chip 9 mld di dollari per salvarsi dal baratro

La compagnia fissa l’obiettivo per la vendita della divisione, ma è pronta ad alzare la quota del 20% messa sul mercato per coprire i buchi sui conti. Il cfo smentisce il rischio svalutazione anche per la controllata Landis. Banche in pressing: timori sulla solvibilità

21 Feb 2017

Andrea Frollà

Nove miliardi di dollari (8,8) per evitare il baratro. È questa la cifra che potrebbe salvare Toshiba da una crisi senza orizzonti di uscita, che andrebbe ottenuta dalla vendita della divisione chip. Una fonte del colosso giapponese citata dalla Reuters quantifica così l’obiettivo economico della messa in vendita del core business, di cui era stata messa inizialmente sul mercato una quota massima del 20%. Già, perché a distanza di qualche giorno la compagnia si è resa conto di dover racimolare più denaro per far fronte alla grana nucleare, con la svalutazione delle controllate statunitensi che ha generato un buco monstre da oltre 4 miliardi di dollari nei conti, e al pressing crescente delle banche.

Fra gli interessati figuravano grandi compagnie e importanti fondi (SK Hynix, Foxconn, Silver Lake, Bain Capital e Western Digital) e sul tavolo dei vertici di Toshiba sono arrivate offerte che oscillano fra 1,8 e 3,6 miliardi di dollari. I nomi sono però top secret, anche se l’innalzamento della quota in vendita potrebbe sparigliare le carte e aprire nuovamente le danze degli interessamenti. Per ora Toshiba sembra comunque non aver ancora fissato la parte di capitale da cedere. La vendita “è la migliore e unica strada che Toshiba può percorrere per raccogliere più risorse possibili e combattere i rischi di credito”, spiega la fonte interpellata da Reuters.

Le svalutazioni del business nucleare non sono infatti la sola grana che i vertici della compagnia nipponica devono fronteggiare. Stando al giudizio di un top manager di una banca creditrice, anche la controllata Landis, attiva nei segmenti smart metering e smart grid, non navigherebbe in buone acque e sarebbe a rischio svalutazione per 100 miliardi di yen, circa 880 milioni di dollari al cambio attuale. Questa ipotesi è stata però esclusa da Masayoshi Hirata, cfo di Toshiba, durante una conference call con gli analisti della scorsa settimana. A tutto questo si aggiungerebbe la sostenibilità dell’impegno di Toshiba ad acquistare 7,4 miliardi di dollari di gas naturale liquefatto nell’arco di 20 anni. Tutte operazioni che mettono a rischio la solvibilità della compagnia e agitano i suoi creditori, oltre agli azionisti. Insomma, la situazione di Toshiba appare davvero precaria e per ora non si intravede la via d’uscita.